Come ogni anno nel periodo delle festività (natalizie, ma non solo) la spesa alimentare è tornata a crescere. In particolare, il comparto del biologico che, anno dopo anno, sta conquistando fette di mercato sempre più grandi. Certamente è un buon segnale, anche se su questo tema – come del resto su tutte le cose – è d’obbligo tenere gli occhi ben aperti.

Sono almeno due decenni che il settore dell’agricoltura biologica registra una costante crescita in termini di produzione, superfici coltivate e mercato, incarnando perfettamente quelli che sono i più recenti orientamenti comunitari in materia di sostenibilità. La domanda che si pone la Confederazione dei produttori agricoli (Copagri), però, riguarda il differenziale che si sta venendo a creare tra tale crescita e il meno elevato ritmo di crescita dei consumi, argomento peraltro non del tutto condivisibile dal punto di vista della sostenibilità ambientale.

Per tale ragione, dal lato della produzione, diventa fondamentale approfittare delle grandi possibilità offerte dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), con il quale viene destinato al biologico il 25% circa dei fondi per i contratti di filiera e di distretto, puntando su interventi strutturali che vadano appunto a privilegiare la realizzazione di accordi di filiera, nonché l’aggregazione attraverso le Organizzazioni di produttori (Op), nella logica di accordi interprofessionali con la Grande distribuzione organizzata (Gdo) e con i mercati all’ingrosso; parallelamente, bisognerà continuare a investire sulla ricerca, con il fine ultimo di promuovere l’economia circolare, ridurre l’impatto ambientale e contrastare il cambiamento climatico. E, soprattutto, lavorare intensamente affinché la quota del biologico aumenti sempre più, dando ancor più valore a una delle eccellenze del nostro paese.

Sul versante dei consumi, invece, servirà un forte impegno per comunicare e trasmettere il valore aggiunto della produzione biologica, che è garantita da un sistema di controlli uniforme in tutta l’Unione Europea; il duplice obiettivo di una simile azione, oltre all’auspicabile incremento della quota del biologico sul consumo totale, sarà quello di mandare ai consumatori un messaggio comune, ovvero che la garanzia della qualità, della sicurezza alimentare e della genuinità comporta costi ben precisi che dovremmo esser felici di sostenere. Magari recuperando risorse laddove ancora si investe sul cibo spazzatura o sull’immenso spreco che tuttora registriamo in alcuni paesi.

Sarebbe inoltre auspicabile che l’attuale modello di sviluppo del biologico registrasse un’accelerazione, al fine di assicurare il raggiungimento dell’obiettivo della piena sostenibilità in tempi utili a scongiurare ulteriori impatti negativi sull’ambiente. Ovviamente, l’incremento del mercato del biologico deve essere tale da erodere e quindi sostituire quote sempre crescenti del mercato tradizionale.

Anche per la Coldiretti la produzione agroalimentare risulta sempre più strategica. Torna quindi a crescere la spesa alimentare nazionale, con una media di 113 euro a famiglia (+38% rispetto al 2020), sebbene con forti differenze tra il sud (ove si spende di più) e il nord del paese. Più deciso invece risulta l’orientamento verso prodotti nazionali, scelti dalla stragrande maggioranza della popolazione. Secondo Coldiretti, il settore agroalimentare italiano è uscito dalla crisi generata dalla pandemia Covid più forte di prima, con il record storico nelle esportazioni (+11%) per un valore che raggiungerà a fine anno, se verrà mantenuta questa tendenza, i 52 miliardi, livello mai raggiunto in precedenza. Tra i principali clienti vi sono ancora i mercati più ricchi, come quelli negli Usa, in Germania, Francia e Cina. Alcuni osservatori del settore parlano già di un altro record con consumi alimentari italiani pari a 4,4 miliardi di euro.

L’impatto Covid, comunque, si sente tutto. Se la maggioranza degli italiani si è salvata dal disagio sociale in pandemia, almeno 4,8 milioni sono a rischio povertà alimentare nei prossimi mesi. Inoltre, oltre alle persone a rischio povertà alimentare, vi è un 17,4% degli italiani che, per timore di non farcela, dovrà limitarsi alle sole spese di base, ossia casa e alimentazione. Uno spettro sempre più imponente, quello della povertà alimentare, di fronte al quale, secondo i coltivatori, tutta la società deve mobilitarsi.

I risparmi che possono generarsi nel settore energetico saranno di fondamentale importanza per la sopravvivenza e lo sviluppo dello stesso. La Coldiretti ha più volte denunciato il moltiplicarsi di offerte sottocosto alle spalle degli agricoltori. È la stessa Coldiretti a richiamare una maggiore responsabilità da parte dell’intera filiera alimentare, per garantire una più equa ripartizione del valore per salvare le aziende agricole.

Su queste tematiche, Confagricoltura ha lanciato il progetto di una piattaforma tecnologica e digitale con l’obiettivo di accompagnare le imprese agricole nella transizione tecnologica, digitale ed ecologica. L’agricoltura deve recuperare i divari che ancora fermano la crescita e la competitività, con l’obiettivo di riposizionare le imprese agricole al centro del contesto economico nazionale, aggregandole in un’unica piattaforma con gli sviluppatori e incubatori tecnologici, oltre che con il mondo della ricerca, con l’agro-industria più avanzata che, ci auguriamo sempre di più, punti con forza sulla sostenibilità, ambientale, sociale ed energetica delle produzioni.

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