Messaggi scritti di fretta, come spesso succede tra compagni o coniugi durante le giornate ricche di impegni. Un semplice emoticon per ricordare alla persona che abbiamo accanto che le vogliamo bene. Poi il fatto imprevisto, che cambia per sempre la vita di tutti i tuoi cari, l’imponderabile. Il ricordo di Zakia Seddiki, moglie dell’ambasciatore italiano a Kinshasa, Luca Attanasio, ucciso in un agguato insieme al Carabiniere di scorta, Vittorio Iacovacci, e all’autista del Pam, Mustapha Milambo, racconta proprio questo: la quotidianità della loro famiglia stravolta dalla violenza criminale. Un pensiero che ha deciso di affidare alle pagine del nuovo libro di Fabio Marchese Ragona, ‘Luca Attanasio. Storia di un ambasciatore di pace’ (Piemme), che Ilfattoquotidiano.it pubblica in anteprima in occasione dell’anniversario della morte.

di Zakia Seddiki

Lunedì 22 febbraio 2021. Dovevo essere insieme a Luca, ma questa volta per via di una coincidenza, mia mamma che non poteva tenere le bambine, ero stata costretta a rimanere a Kinshasa.

Era una mattina normalissima, come tutte le altre, avevo preparato le bimbe e le stavo accompagnando a scuola in macchina. Il traffico era particolarmente congestionato. Sapevo che Luca aveva in programma di fare una visita al progetto del Programma Alimentare Mondiale dell’Onu riguardante le mense scolastiche e che era come sempre con Vittorio. Aveva chiamato sua mamma Alida per un breve saluto e poi aveva chiamato anche me. Erano le 8 del mattino. “Luca non puoi immaginare che coda stamattina, non posso parlare sono in macchina con le bimbe…”, gli avevo detto. E dopo qualche istante gli avevo mandato su Whatsapp, una foto del caos in strada vicino alla scuola.

“Che coda!”, era stata la sua risposta. Poco dopo mi aveva inviato una foto di Vittorio davanti all’ingresso del Pam a Goma e un selfie di lui con gli occhiali da sole insieme al carabiniere. Entrambi sorridenti. Si erano fotografati davanti alla loro jeep prima di partire.

Gli ho mandato un cuoricino e mi ha subito risposto come tante altre volte: “Ti amo amore mio e mi mancate…”. “Anche tu ci manchi”. Erano le 8.55. È stata l’ultima volta che l’ho sentito. Sapeva che erano zone molto pericolose e stava sempre molto attento, ma non aveva brutti presentimenti. Era semplicemente felice di poter incontrare quei bambini e non vedeva l’ora di tornare a casa a riabbracciare le nostre.

Da lì a poco, però, all’altezza di Kibumba, a 25 chilometri circa da Goma, è stato ucciso da un gruppo di criminali. Un incubo dal quale tutti i giorni spero di risvegliarmi. Una morte che si trasforma, però, in una luce di speranza per i giovani che, come lui, vogliono mettersi al servizio del proprio Paese.

Pubblicato per Piemme da Mondadori Libri S.p.A.
©️ 2022 Mondadori Libri S.p.A., Milano

Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO DAVVERO BISOGNO
DEL TUO AIUTO.

Per noi gli unici padroni sono i lettori.
Ma chi ci segue deve contribuire perché noi, come tutti, non lavoriamo gratis. Diventa anche tu Sostenitore. CLICCA QUI
Grazie Peter Gomez

Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Ucraina, Putin riconosce il Donbass: la firma del trattato in diretta tv con i leader delle repubbliche separatiste

next
Articolo Successivo

Ucraina, mezzi militari russi entrano nella repubblica separatista di Donetsk riconosciuta da Mosca: le immagini

next