La scena è questa: Kanye West, uno dei più famosi e ricchi rapper del pianeta (che recentemente ha cambiato il suo nome facendosi chiamare Ye) sbarca sul finire di gennaio all’aeroporto di Miami. Qui – come ormai da anni gli accade ovunque si trovi – ad attenderlo trova alcuni fotografi per i quali egli è un personaggio tra i più redditizi, che al di là del successo musicale alimenta grandemente la cronaca rosa (per esempio è sempre calda la vicenda della sua rottura sentimentale con Kim Kardashian). E poi accade l’imprevedibile: tra la celebrity e un fotografo inizia un dialogo, quasi un siparietto molto interessante, che potere vedere in questo video.

In sostanza West sostiene di aver diritto a una parte degli introiti del fotografo, reo di far soldi sfruttando la sua immagine. Abituato a monetizzare abilmente ogni respiro, l’artista – che pronuncia più volte la parola italiana paparazzi – non contesta, contrariamente ad altri vip, il diritto dei fotografi a seguirlo e riprenderlo continuamente, ma vuole la sua parte, quasi si prestasse per una campagna pubblicitaria o concordasse un’esclusiva. Il fotografo che dialoga col rapper gli fa giustamente notare che invece siamo nel campo del giornalismo, dell’informazione, e che peraltro senza la visibilità nei media i beniamini del pubblico cadrebbero nell’oblio. Dunque, a ben guardare, sono i personaggi pubblici in debito (al netto delle invasioni della privacy) con i paparazzi. Paparazzo, parola controversa con un retrogusto a volte negativo che invece, spesso, offusca ottimi professionisti e autori, a cominciare dal grande Tazio Secchiaroli che, grazie a Fellini, ne divenne l’archetipo dai tempi del film La dolce vita.

Fin qui, un pacato e inusuale scambio di vedute tra una celebrità mondiale e un fotografo di gossip. Ma il vero motivo d’interesse di tutto ciò arriva quando West suggerisce anche il come questo suo coinvolgimento nel business dovrebbe avvenire: con i Non-fungible token. Non apriamo l’argomento circa l’entrata della fotografia nel mercato degli Nft, possibile tramite tecnologia blockchain, perché il tema è enorme, complesso e fluido, ma possiamo dire che, da un certo punto di vista, questa forma di garanzia sulla proprietà e sul percorso di un’opera digitale potrebbe, in qualche modo, rappresentare una diversa forma di copyright proprio mentre si discute tra chi sostiene la libera fruibilità dei contenuti e chi perde il controllo (e gli introiti) della propria opera.

Ma prima ancora che tutelare i diritti, la piattaforma blockchain tutela la proprietà e l’originalità. E allora – suggerisce Kanye West al fotografo – mettiamoci insieme, tu non sfrutti pienamente le potenzialità economiche delle tue foto, non ne hai il controllo, se usassi gli Nft guadagneresti di più e contemporaneamente, con un accordo tra di noi, io avrei la mia parte. Ma solo pochi giorni dopo questa surreale e molto attuale chiacchierata, avvenuta davanti al bagagliaio aperto della lussuosa auto predisposta per l’arrivo del rapper, egli stesso pubblica un post su Instagram (dove ha milioni di follower) affermando: “Non chiedetemi di fare Nft, il mio obiettivo è costruire prodotti reali nel mondo reale“. Dunque?

Una nota a margine: lo scorso 6 ottobre a New York, l’opera Nft dal titolo Twin Flames #83, di Justin Aversano, è stata battuta all’asta da Christie’s per 1.110.000 dollari, ed è il primo NFT di un’opera fotografica presente in un catalogo di fotografia di Christie’s.

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