“La discussione sul limite di mandati produce mal di pancia comprensibili. È un principio forte e un’intuizione giusta, e Beppe Grillo lo ha ribadito in un post. Ma resta un principio ispiratore, che la politica non è una professione ma una vocazione. Secondo me questa regola ha un fondamento che va mantenuto, ne vorrei discutere con Grillo, ma ragionerei sul trovare qualche volta delle deroghe. Una deroga a Di Maio? Adesso non personalizziamo, a tempo debito faremo le valutazioni del caso”. Così il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La 7, nel giorno in cui un’ordinanza del Tribunale di Napoli ha sospeso in via cautelare le modifiche allo statuto e la sua successiva nomina a presidente lo scorso agosto.

I giudici hanno ritenuto illegittima la procedura in cui dall’assemblea sono stati esclusi gli iscritti da meno di sei mesi: il Movimento ha già fatto sapere che ripeterà il voto senza attendere il giudizio di merito. “C’è un piano politico-sostanziale e uno giuridico-formale. A questa sospensione si risponde con un bagno di democrazia. Erano già in programma delle modifiche dello statuto, si aggiungerà una ratifica da parte di tutti gli iscritti, anche quelli che lo erano da meno di sei mesi, senza aspettare i tempi di un giudizio processuale. Curioso che si era sempre votato così, con il vecchio statuto, e ora viene impedita questa cosa”.

Conte, però, ha anche parlato della frattura politica interna che lo vede opposto al ministro degli Esteri Luigi Di Maio (che nel weekend si è dimesso dal Comitato di garanzia). “Prima Di Maio andava in piazza per sostenere le nostre battaglie civili, oggi per esibire una corrente e attaccare la leadership“, lo attacca Conte. Riconoscendogli, però, che “nella lettera di dimissioni ha scritto diversi buoni propositi per alimentare il dibattito e le idee. L’ho sentito per telefono e mi ha detto che é desideroso di esprimere idee e progetti. È vero, un passaggio difficile c’è stato ma l’interesse del Movimento viene sempre prima delle persone”, rassicura. Un’espulsione di Di Maio “non è nell’orizzonte delle cose“, dice, ma é ovvio che lui, che é l’ex leader, ha delle responsabilità in più. Una leadership vera non ha mai paura del confronto sulle idee ma di fronte ad un attacco così plastico, in televisione, non si può fare finta di nulla”. Secondo un sondaggio diffuso dal Tg La7, ben tre quarti (il 75% esatto) degli elettori del M5S si schiera dalla parte di Conte, solo il 10% da quella di Di Maio, mentre il 7% dichiara di non stare con nessuno dei due.

Poi un passaggio sui giorni dell’elezione del capo dello Stato. “Io non voglio controllare i parlamentari, voglio teste pensanti che valutano e decidono insieme a me”, dice. “Sul Quirinale ho lavorato con loro, con i capigruppo, in cabina di regia – dove c’era anche Di Maio – e abbiamo portato 230 parlamentari a votare uniformemente ma nessun giornale ce lo ha riconosciuto. Non è vero che usciamo sconfitti noi ma escono sconfitti i giornaloni, i principali quotidiani che sostenevano che fosse meglio avere Draghi al Quirinale”. E proprio col premier, rispondendo a una domanda della conduttrice, dice di non aver avuto “nessun imbarazzo quando l’ho incontrato, perché la nostra linea sul Quirinale è sempre stata trasparente. Con lui ho parlato della riforma Cartabia (sul Csm e l’ordinamento giudiziario, ndr) e anche lui sul passaggio e sul ritorno da magistratura a politica ha dei forti dubbi, quindi su questo punto ci ritroviamo”, ha detto.

“È chiaro che stiamo attraversando tante sfide”, spiega, “ma la forza della nostra comunità è che le superiamo una aa una e torneremo più forti. Ma non è vero che sull’azione di questo governo o che sul Quirinale non abbiamo toccato palla, dal bonus casa al rinnovo del presidente Mattarella siamo stati determinanti. Dal primo giorno, insieme a Letta e Speranza abbiamo fatto crescere la sua candidatura”. Sulla collocazione politica del Movimento, Conte smentice la ricostruzione di un asse gialloverde con Matteo Salvini sul Colle: “È una sciocchezza: in vari momenti abbiamo pubblicamente detto di volerci confrontare con l’opposizione, quindi è ovvio che poi ci fossero questi incontri, in accordo con Letta e Speranza“. Il dialogo col Pd, aggiunge, è “nel segno della chiarezza e della reciproca autonomia. Mi fido di Letta e lui si fida di me, non ha motivi per non farlo”. Renzi sarà parte dell’alleanza progressista? “Rispetto i tormenti del giovane Renzi, non so se si collocherà a sinistra o a destra, non ho una risposta a questa domanda”.

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