“Questa nostra rivoluzione democratica è oggi chiamata a passare dai suoi ardori giovanili alla sua maturità, senza rinnegare le sue radici ma individuando percorsi più strutturati per realizzarne il disegno”. A pochi minuti dalla lettera di Luigi Di Maio che annuncia le dimissioni dal Comitato di garanzia del Movimento 5 Stelle, il fondatore Beppe Grillo pubblica un lungo post sul proprio blog. Un intervento in apparenza slegato, dal titolo “5 stelle polari“, in cui il Garante fa un bilancio dei risultati raggiunti dal Movimento a partire dalla sua fondazione, tracciando allo stesso tempo un manifesto per il futuro ricco di proposte politiche. Tra cui è un punto, soprattutto, a risaltare: “Rotazione o limiti alla durata delle cariche, anche per favorire una visione della politica come vocazione e non come professione“. Un principio fondante del M5S (esplicitato nella regola dei due mandati) che però è ormai messo in seria discussione e il cui eventuale superamento è uno dei nodi dello scontro tra Di Maio e il presidente del Movimento, Giuseppe Conte.

“Il movimento è nato nel 2009, ma è stato concepito sul volgere del millennio. Oggi è un giovane post-millennial con le paure e le speranze della sua generazione”, è l’esordio. “Siamo stati accusati di toni aspri verso la vecchia classe dirigente, ma non abbiamo fatto altro che esprimere ciò che pensava (e pensa ancora) la gente comune, che non ne poteva (e ancora non ne può) più”, scrive Grillo. E attacca: “Il Movimento è stato accusato della stessa involuzione e aver rinnegato i valori su cui è nato. Quest’accusa ricorda la parabola della trave e della pagliuzza, come se gli errori degli altri giustificassero i propri. Non tutto è andato come avremmo voluto, ma nessuno può negare che molti dei cambiamenti realizzati siano stati rivoluzionari“, rivendica l’ex comico. Così chi mai avrebbe potuto immaginare che le nostre visioni del mondo sarebbero state le stesse del piano di rilancio dell’Unione Europea e del Pnrr? Chi mai avrebbe previsto che una nuova forza riuscisse ad avviare un percorso di autoriforma della classe politica al punto di farla rinunciare ad alcuni dei (sebbene non tutti i) suoi privilegi più insopportabili? Chi avrebbe sospettato che un’idea visionaria come quella del reddito di cittadinanza – sostenuta perfino dagli economisti più liberali – avrebbe trovato “cittadinanza” proprio in uno dei paesi più corporativi dell’Occidente?”.

Poi l’appello alla “maturazione”, mantenendo però intatta “la nostra visione del mondo“, articolata in “cinque stelle polari che ricordano le cinque parole chiave delle proposte di Italo Calvino per il nuovo millennio”: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e molteplicità. Ed è proprio sotto quest’ultima “stella”, la molteplicità, che Grillo ripete il proprio favore per un mandato politico limitato nel tempo che non si trasformi in mestiere per la vita. Un pensiero esplicitato anche in un passaggio precedente dedicato alla “competenza”, che “non è certo l’arguzia delle “vecchie volpi”, la cui unica capacità dimostrata è di aggrapparsi al potere, se non di restare sulla linea di galleggiamento. La vera competenza, per noi, deve essere cercata nella società civile da cui proveniamo, fra i professionisti, gli imprenditori e i manager, vale a dire fra chi ha dimostrato di saper fare, e non di far sapere”. Un’altra bordata alla trasformazione degli eletti 5 Stelle in politici a tutti gli effetti. Sotto la voce “molteplicità”, infine, altri due punti programmatici: l'”estensione dei referendum consultivi, per esempio come avviene in Svizzera da decenni” e il “coinvolgimento dei percettori di ammortizzatori sociali in attività di utilità sociale“.

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M5S, Di Maio lascia il Comitato di garanzia: “Voglio poter dire cosa non va bene”. La replica: “Passo indietro dovuto, ci ha messi in difficoltà”

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