La cosa più bella del mondo/ sarebbe farmi piccolo/ e sdraiarmi sul tuo culo tondo”. Giovanni Truppi è un veterano della musica italiana fin dalla prima strofa del suo primo album che oramai è datato 2009. C’è un me dentro di me, s’intitola. Ed è l’esempio più limpido e profondo di un cantautorato vecchia maniera che sconfina nel surreale (tipo Dente) ma che rimane ancorato al fluire poetico dei versi come i migliori dei ‘70. Truppi, napoletano, oggi 40enne, chitarra e pianoforte disinvolti come masticare un chewing-gum, è il classico esempio di qualità sopraffina da “club Tenco”. Anche perché di Tenco ha qualcosa quando apre le vocali senza però esplodere in acuti bensì per dare forza e struggimento alla sillaba e alla parola tutta. Dicevamo degli album che sono già cinque. Aggiungiamo: uno più bello dell’altro. Solitamente l’ispirazione è nel sentimento personale, intimo, di coppia. Ma poi Truppi fa galoppare serena la fantasia compositiva ed eccoti in un mondo fiaba che guizza, si scompone e ricompone, si diverte, ipnotizza. Nell’album omonimo, Giovanni Truppi, pensate c’è perfino un pezzo su papa Francesco che ricorda Baccini. “Francesco scioglila, ricominciamo tutto da capo, riproviamoci, è come in una storia d’amore certe volte bisogna fare tabula rasa. Francesco scioglila, sono passati duemila anni”. Di recente Truppi è andato a vivere a Bologna. E a Bologna sembra come aver trovato casa sotto il portico dei Servi, Lucio Dalla dite? Quello prima maniera con lo zuccotto e il disperato erotico stomp. Sì, qualcosa, qual cosetta, qualcosona di Lucio c’è. Soprattutto nella personalità, nel talento, nel prendere in mano strumenti e parole e fare sgorgare musica. “Io sono una lista di cose da fare, io sono un cercatore che cercava un tesoro e adesso mi ritrovo senza lavoro”. Dagli un tempo swing con il contrabbasso, mettilo al piano in solitaria, fagli cantare Tanti auguri della Carrà e Truppi sfornerà qualcosa di originale e mai sentito prima. Su Youtube si ritrovano dei live, oltretutto, che sanno di istrionico. Su un tetto/terrazzo di un palazzo, una notte su una panchina davanti al Castello Sforzesco. A Sanremo 2022 porta Tuo padre, tua madre, Lucia. Non vincerà, ma nella vita e nella professione vale prima di tutto la stima.

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