di Michele Sanfilippo

In un paese dove la destra fa benissimo la destra e la sinistra ha smesso, da almeno trent’anni, di fare la sinistra (che, per semplificare al massimo, significa tutelare i più deboli), lo spettacolo che la politica sta offrendo anche in occasione dell’elezione del capo dello Stato è desolante. Si sentono solo dichiarazioni che rimandano a giochi di palazzo, il tatticismo regna sovrano, tutti cercano l’intervista, ostentando una posizione di centralità e cercando di far passare l’idea che se mai verrà raggiunto un accordo sarà solo grazie a loro.

L’obiettivo è di intestarsi il ruolo, come va di moda dire adesso, di king maker. Non sia mai che si senta parlare di principi: roba da sciocchi o, peggio, da idealisti. L’etica e la progettualità sono totalmente scomparsi dall’orizzonte della politica.

Enrico Berlinguer, in una famosa intervista a Eugenio Scalfari del 1981, disse: “I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai Tv, alcuni grandi giornali.” La previsione oramai s’è del tutto avverata.

A peggiorare le cose c’è un’informazione che, guardandosi bene dallo svolgere un ruolo di guardiana delle istituzioni, continua ad alimentare un potere ormai inemendabile perché totalmente preso dalla difesa delle posizioni di convenienza piuttosto che dal cercare di elaborare anche solo uno straccio di progetto di società.

Churchill ha detto: “Il politico diventa uomo di stato quando inizia a pensare alle prossime generazioni invece che alle prossime elezioni.” Quanto dovremo ancora aspettare per vedere qualcuno che faccia sue queste parole?

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