La banca centrale statunitense ha annunciato, come da attese, di essere pronta ad iniziare ad aumentare i tassi di interesse da marzo, un passo fondamentale per invertire le politiche espansive dell’era pandemica che hanno alimentato occupazione e crescita ma hanno anche intensificato l’inflazione. Dalla primavera, dunque, le strade di Fed e Bce si divideranno, con la seconda che ha garantito di voler continuare sulla strada della politica accomodante anche se da marzo fermerà il programma aggiuntivo di acquisto di titoli messo in campo per l’emergenza Covid. Nelle ultime sedute di borsa c’era stato un certo nervosismo sui mercati, soprattutto a Wall Street, visto che solo due settimane fa si ipotizzava che la Fed avrebbe potuto accelerare ulteriormente il ritorno alla normalità (il cosiddetto tapering) o decidere da subito un primo rialzo dei tassi.

In conferenza stampa, il presidente della banca centrale statunitense Jerome Powell ha ribadito che il controllo dell’inflazione è di per sé vitale per un mercato del lavoro forte. Per il numero uno della Fed “la cosa migliore che possiamo fare per sostenere i continui progressi del mercato del lavoro è promuovere una lunga espansione, e ciò richiederà la stabilità dei prezzi”. “Con un’inflazione ben al di sopra del 2 per cento e un mercato del lavoro forte, la Fed prevede che presto sarà opportuno aumentare i tassi di interesse”, si legge nella nota del Comitato Fomc, braccio operativo della Federal Reserve. Per la Fed il percorso dell’economia continua a dipendere dal corso del virus. Si prevede che i progressi nelle vaccinazioni e un allentamento dei vincoli sosterranno la ripresa dell’attività economica e l’occupazione, nonché una riduzione dell’inflazione. Tuttavia – è l’avvertimento – permangono rischi per le prospettive economiche, che dipendono anche dalle nuove varianti.

Il Comitato Fomc ha stabilito inoltre di continuare a ridurre il ritmo mensile degli acquisti netti di titoli del Tesoro, portandoli a termine a marzo. Gli acquisti e le detenzione di titoli in corso, sottolinea il comunicato, continueranno a promuovere il regolare funzionamento del mercato e condizioni finanziarie accomodanti, sostenendo così il flusso di credito a famiglie e imprese.

Ora i mercati guardano già a marzo, cioè alle intenzioni del presidente Powell in merito al meeting che si terrà proprio in quel mese, per cui la maggioranza degli analisti prevede una stretta monetaria con una probabilità forte. E’ quanto emerge anche dal sondaggio dedicato alle prossime mosse della Fed lanciato dalla Cnbc, il Cnbc Survey. Gli analisti interpellati stimano in media 3,5 strette monetarie nel corso del 2022: una risposta che mette in evidenza il dubbio che i rialzi possano finire per essere anche quattro, quest’anno, come hanno già stabilito gli economisti di Goldman Sachs nel loro scenario di base, non escludendo tra l’altro il rischio che gli interventi possano essere di più; qualcosa che il numero uno di JP Morgan, Jamie Dimon, dà quasi per certo. Alzando i tassi, la Fed scommetterà di poter rallentare l’inflazione senza indebolire troppo l’economia.

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