L’intervento di 2.500 membri delle forze di pace del Trattato di sicurezza collettiva (Csto) trasforma le rivolte in Kazakistan ancor di più in un affare che coinvolge le grandi potenze mondiali, su tutte Russia e Cina. Ma il sostegno ricevuto dal presidente Kassym-Jomart Tokayev non è bastato a frenare le proteste di piazza, con il numero delle vittime e degli arresti che continua a salire. Secondo il ministero dell’Interno kazako, stamattina erano oltre 3mila le persone finite in manette, mentre 26 manifestanti sono stati uccisi dal fuoco delle forze di sicurezza che, da parte loro, contano altre 18 vittime e 748 feriti. Una vera e propria guerriglia alimentata anche dall’ordine del capo dello Stato ad aprire il fuoco sui manifestanti e a sparare per uccidere quelli che ha definito “terroristi” e “militanti” manovrati da “agenti stranieri”. E proprio dall’estero ha parlato anche l’ex capo della Banca Bta, Mukhtar Ablyazov, marito di Alma Shalabayeva, che si è definito il leader dell’opposizione e del movimento di protesta: “I manifestanti di Almaty chiedono ogni giorno come comportarsi”, ha dichiarato prima di dirsi pronto a tornare in Kazakistan per guidare un “governo ad interim” se la protesta “raggiungerà la giusta portata”.

Mentre nei giorni scorsi si è assistito all’abbattimento delle statue di Nursultan Nazarbayev, l’ex presidente che ha guidato per quasi 30 anni il Paese nell’era post-sovietica e considerato il padre della patria, oggi alcuni media sostengono che proprio l’ex capo di Stato potrebbe addirittura aver lasciato il Paese. Il sito di notizie del Kirghizistan 24kg ha scritto che un aereo Bombardier della famiglia Nazarbaev è atterrato all’aeroporto di Manas, distretto kirghizo, nella notte e avrebbe lasciato lo scalo un paio d’ore dopo, poco dopo la mezzanotte ora locale. Non è chiaro chi vi fosse a bordo, ma la violenza scatenatasi nel Paese lascia pensare che trattarsi proprio dell’ex presidente.

Nonostante le poche notizie che arrivano dal Paese e che parlano di scontri ancora in corso ad Almaty e in altre zone, il presidente ha dichiarato che l’ordine è stato per lo più ristabilito. “Le forze dell’ordine stanno lavorando duramente. L’ordine costituzionale è stato per lo più ripristinato in tutte le regioni”, ha detto in un comunicato aggiungendo che le operazioni di sicurezza continueranno “fino alla distruzione totale dei militanti“.

Mentre i militari di Russia, Bielorussia, Tagikistan e Armenia che fanno parte del blocco del Csto sono già nel Paese, è importante notare le varie reazioni a livello internazionale, soprattutto da parte dei Paesi più interessati al futuro dell’ex Repubblica sovietica dell’Asia centrale. L’agenzia Ria Novosti ha riferito che le truppe rimarranno in Kazakistan per diversi giorni o settimane, con compiti di peacekeeping e a protezione delle installazioni militari, ma il dipartimento di Stato Usa ha fatto sapere che sta monitorando la situazione e, attraverso un portavoce, ha messo in guardia Mosca e le autorità kazake rispetto a possibili violazioni dei diritti umani.

L’Unione europea, con la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e l’Alto rappresentante per la Politica Estera, Josep Borrell, continua a invitare alla de-escalation. “Ho ricevuto un aggiornamento sulla situazione in una chiamata con il ministro degli Esteri del Kazakistan, Mukhtar Tileuberdi. Ho espresso la disponibilità dell’Ue a sostenere la stabilità e la riduzione delle tensioni. Continueremo a monitorare da vicino la situazione. È importante che i diritti e la sicurezza dei civili siano garantiti”, ha dichiarato Borrell.

Mentre la Cina, vicino interessato del Kazakistan, si complimenta col presidente Tokayev che, sostiene Xi Jinping, ha preso “decisioni efficaci e decisive in un momento critico” riuscendo a “calmare velocemente la situazione”. Lo ha detto in un messaggio inviato al suo omologo kazako, dicendo che ha dimostrato “senso di responsabilità come statista” e si è dimostrato altamente responsabile rispetto al suo popolo e il suo Paese.

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