Voi sapete da dove deriva il nome José Antonio? Prima di parlarvene riferisco che nell’ultimo dibattito tv presidenziale Boric ha detto a Kast che non intende fare speculazioni sulla sua famiglia. Ne ha abbastanza di questioni personali. Più volte Kast aveva fatto insinuazioni sull’uso di droga e Boric ha tirato fuori in piena trasmissione il suo test negativo. La questione personale più pesante era stata quella delle presunte accuse di una molestia sessuale avvenuta dieci anni fa, ma gli ambienti femministi che si sono stretti attorno a Boric per il ballottaggio l’hanno rovesciata.

In un comunicato stampa la donna in questione ha raccontato di aver chiarito con Boric i termini della questione: “apprezzamenti maschilisti” e non molestie sessuali. Invita a votare Boric come baluardo dei diritti contro Kast. Se Boric non vuole parlare della famiglia di Kast, io come giornalista e partigiano lo posso fare. E’ emersa solo in questi giorni – da parte della Associated Press – la prova che il padre di Kast, emigrato dalla Germania al Cile, aveva la tessera del partito nazista. Non era stato solo un sottufficiale della Wermacht, condizione senza alternative, come nelle interviste ha sempre detto Kast. Certo a 20 anni si può sbagliare, e le colpe dei padri non ricadono sui figli, ma sul punto Kast ha mentito e sui media cileni, spesso molto tignosi su tante cose, l’ha fatta franca.

Ma c’è una scelta successiva, fatta nel 1966, che denota una impostazione culturale e politica: dare il nome di José Antonio a uno dei nove figli della coppia tedesca immigrata in Cile. Gli altri fratelli ebbero nomi tedeschi, anche se Michael diventò Miguel, diventato poi ministro e presidente del Banco di Stato, un personaggio centrale nella prima fase della dittatura di Pinochet. José Antonio era il nome del fondatore della Falange spagnola: José Antonio Primo de Rivera, mito ed eroe del franchismo, fucilato dai repubblicani. Non è un nome consueto, José Antonio, ed è stato dato a molti figli dei franchisti.

Mentre rifletto su queste radici, cammino per il quartiere di Nunoa per la calle Domingo Canas, alla ricerca di una villetta dove fui ospite nell’agosto 1973. Non riesco a riconoscerla. Ricostruisco al telefono con l’amico Jaime Riera che in quella villetta, dopo il colpo di Stato, furono trovate delle armi. Inutilmente tenute per una difesa armata che risultò impossibile. Fantasmi del Novecento. Come Primo de Rivera. Adesso José Antonio Kast, tra un “ringrazio Dio” e qualche prossimo tentativo di squalificare con fake news l’avversario di sinistra, si è dato un nuovo profilo pacato e centrista. Ha elogiato l’epoca del primo presidente di centrosinistra dopo Pinochet, Patricio Aylwin e ha addirittura inscenato una protesta di gelosia perché la ex presidente socialista Michelle Bachelet, tornata in patria a votare, ha ricevuto in casa Gabriel Boric per un colloquio privato. “Allora dovrebbe ricevere anche me”.

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