Così come gli incendi dolosi, che accendono campanelli d’allarme sulle possibili intimidazioni e ritorsioni di stampo mafioso, i reati economici e societari offrono un quadro realistico delle distorsioni del mercato e della capacità di penetrazione di organizzazioni criminali vecchie e nuove. Con l’aggravante delle armi sempre pronte a sparare contro chi non si adegua. I carabinieri di Reggio Emilia ne hanno sequestrate 115 tra fucili, pistole e armi bianche nei primi sette mesi del 2021, assieme a 3492 munizioni, con 48 denunce e 9 arresti collegati. Più o meno nello stesso periodo l’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia ha analizzato 150mila imprese attive a novembre 2020 nel Paese, per segnalare le potenziali prossimità con la criminalità organizzata. Nel centro nord i flussi finanziari maggiormente sospetti si concentrano in quattro province: Roma, Milano, Brescia e appunto Reggio Emilia, dove le operazioni di riciclo del denaro sporco “sono raddoppiate rispetto agli anni precedenti”. Contemporaneamente la Guardia di Finanza in Emilia Romagna ha denunciato 1097 imprese per reati fiscali, false fatture e contributi non versati ai dipendenti.

Il riciclaggio di denaro sporco – Le operazioni di sospetto riciclaggio in regione sono state 7810 nell’arco di un anno: più di 21 al giorno, domeniche comprese. Tra Rimini e Piacenza sono stati sequestrati oltre 300 milioni di euro per riciclaggio di capitali illeciti e 100 milioni per evasione e truffe fiscali. A questi si sommano altri 600 milioni ancora oggetto di valutazione legale, per raggiungere la cifra tonda del miliardo di euro. Nonostante il pesante calo occupazionale legato al lockdown, sono stati accertati 716 lavoratori in “totale nero”. Nell’anno precedente ne erano emersi 127 nella sola provincia di Reggio Emilia. A questi dipendenti senza contratto va poi aggiunto l’esercito dei lavoratori costretti ad accettare regole e modalità d’ingaggio indegne. Alla fine del 2018 l’inchiesta “Paga Globale” documenta società cartiere operative in otto province e false certificazioni mediche per frodare l’Inps. Grazie a compiacenti medici, consulenti del lavoro e consulenti fiscali, venivano certificate finte malattie e finte crisi aziendali, per ottenere ammortizzatori sociali e abbattimento di imposte, con i dipendenti pagati in nero 50 euro al giorno anche se formalmente a casa per malattia.

Il lavoro nero – Nell’ottobre del 2020 l’operazione denominata “Daunia” porta alla luce un’imponente frode fiscale commessa da varie società operative in territorio emiliano: aziende unite in un consorzio che forniva servizi nell’impiantistica industriale a prezzi competitivi grazie agli illeciti risparmi fiscali. Il giro di operazioni inesistenti accertato è di 30 milioni di euro con evasione di tributi per 8 milioni. Qui i lavoratori erano assunti in società che morivano e nascevano con un turnover di 3 anni, senza alcuna garanzia sul futuro. Stavano comunque meglio degli immigrati sfruttati in Romagna nell’agrozootecnia. La Squadra Mobile di Forlì scopre nel giugno 2020 45 clandestini pachistani e afgani che lavorano per aziende agricole distribuite tra Forlì, Rimini e Ravenna. A gestire la loro vita erano quattro caporali ora arrestati che avevano la base operativa in un casolare di campagna. Quelle 45 persone, reclutate nei centri di accoglienza, raccoglievano frutta e verdura con turni settimanali dalle 60 alle 80 ore, per una paga media di 250 euro al mese, dai quali andavano sottratti circa 200 euro lasciati ai caporali per il vitto e l’alloggio in un tugurio fatiscente. Un furgone li caricava il mattino portandoli al lavoro e li scaricava la sera al rientro, senza nessuna possibilità di vita sociale. Sopra un altro furgone viaggiavano 13 africani finiti nella scarpata dopo un incidente sull’A13 nei pressi di Ferrara. Uno di loro morì e il processo iniziato quest’anno documenta che tutti facevano parte dell’esercito di 380 lavoratori in nero e irregolari assoldati da tre cooperative per compiere attività in subappalto: la bonifica di un allevamento colpito da influenza aviaria. La gara pubblica era stata vinta da una impresa emiliano romagnola, la cooperativa del Bidente, selezionata da Intercent, l’agenzia pubblica della regione Emilia Romagna. Sei persone sono state rinviate a giudizio per quel caporalato estremo.

Le frodi fiscali – Nel campo delle frodi fiscali e della falsa fatturazione Reggio Emilia sale in cattedra in regione grazie ad una miriade di operazioni della Guardia di Finanza. Una maxi frode fiscale nell’edilizia e nei trasporti merci svela fatture per operazioni inesistenti di oltre 5 milioni di euro e personaggi coinvolti già indagati nelle inchieste antimafia Grimilde e Aemilia. L’operazione “Light off” nel settore dell’installazione di impianti idraulici scopre 9 società cartiere e fatture false per 6 milioni di euro a favore di imprese operanti tra Guastalla (Reggio Emilia), Parma, Vercelli, Milano e Brescia. L’operazione “Re Cleaning” mette sotto accusa dirigenti degli Enti Pubblici per bandi confezionati su misura, con ipotesi di corruzione e turbativa d’asta per un valore complessivo di 27 milioni. Il riciclaggio e il reimpiego di capitali superano i 15 milioni di euro e i reati fallimentari evidenziano patrimoni distratti per 73 milioni di euro, con 26 persone denunciate.

Ferrari e camorra – L’operazione “Fuori tutto” si occupa di riciclaggio su conti esteri per 11 milioni di euro a beneficio di 35 società operanti a Reggio Emilia, Ravenna, Milano e Napoli. L’operazione “Billions” (chiesti 193 rinvii a giudizio) eguaglia per indagati il processo Aemilia e svela una sofisticata organizzazione criminale esperta in frodi fiscali, strutturata in cellule autonome con diramazioni in tutta Italia e con un volume d’affari che supera i 240 milioni di euro. Tra le ultime vicende l’operazione “Speed” della Guardia di Finanza di Bologna. Sedici indagati e 11 società sequestrate tra l’Emilia Romagna, la Campania, la Lombardia e la Puglia, per un valore di 50 milioni di euro. L’associazione a delinquere, collegata alla criminalità campana e calabrese, aveva particolare esperienza nelle bancarotte fraudolente e tra i sequestri effettuati figurano 90 immobili e 634 veicoli e imbarcazioni (tipo una Ferrari F430 e un lussuoso yacht di 16 metri). Pochi giorni fa, il 17 novembre 2021, Guardia di Finanza e Carabinieri hanno denunciato sei persone che utilizzavano diverse srl e società cosiddette cartiere per emettere false fatture e frodare il fisco, con l’aiuto di tre studi di professionisti reggiani. Sono 80 i militari al lavoro per cercare denaro contante con l’aiuto dei cani e sequestrare documenti in autosaloni e imprese edili di Reggio Emilia e Parma. Ancora più recente, in questo inizio di dicembre, l’arresto a Reggio Emilia di Katia Bidognetti, figlia di Francesco detto “Cicciotto e Mezzanotte”, reggente indiscusso dell’omonimo clan camorristico. La donna di 39 anni era stata condannata a 6 anni di reclusione per le estorsioni messe in atto ai danni di diversi imprenditori campani e laziali.

L’ombra della ‘ndrangheta – Il mondo delle mafie è sempre dietro l’angolo in molte di queste vicende e decine di soggetti indagati figurano anche nelle cronache delle grandi inchieste di ‘ndrangheta del nord: Aemilia, Grimilde, Camaleonte. La nuova frontiera della criminalità organizzata è l’ibridazione tra organizzazioni semplici e organizzazioni mafiose, che si nutrono della domanda di soluzioni illecite provenienti dal territorio. Una domanda testimoniata anche dai dati dell’azione preventiva sviluppata dalla Prefetture. A Reggio Emilia il lavoro del prefetto Iolanda Rolli, che ricorda quello ormai storico dell’allora prefetto Antonella de Miro nel contrasto alla ‘ndrangheta, porta in questo 2021 a 36 il numero delle interdittive antimafia firmate: 3 al mese di media, più del doppio dello scorso anno. La crisi legata al Covid e l’arrivo dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa impongono la massima attenzione nella prevenzione delle possibili infiltrazioni mafiose. I 400 denunciati e i 130 arrestati per reati societari, negli ultimi 24 mesi a Reggio Emilia, anche.

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