Scambi tra giocatori dai valori gonfiati, partenze e ritorni sospetti e, soprattutto, un boom di plusvalenze che sono raddoppiate in tutta la Serie A dal 2015, passando da 381 milioni a 739. Dall’inchiesta sulle operazioni di mercato che hanno messo i vertici della Juventus nel mirino dei procuratori sono emerse numerose operazioni che coinvolgono in totale, non sempre in collegamento col club bianconero, sei club di Serie A. Intanto, secondo un’indiscrezione pubblicata da La Verità, John Elkann ha espresso la volontà, nel corso di una riunione ristrettissima svoltasi ieri a Torino, di rimpiazzare il cugino Andrea Agnelli alla guida della società. E dalla bocca degli uomini dell’attuale presidente juventino, intercettati dalla Guardia di Finanza nei tre mesi chiave del calciomercato, escono parole che descrivono bene il clima all’interno della società: “Peggio di così c’è solo Calciopoli”.

La riunione segreta: “Andrea inadeguato, impresentabile”
L’ultimo scandalo che ha coinvolto il club bianconero non è andato giù al Ceo di Exor, John Elkann, già irritato per la mala gestione sia sportiva, con il club che non sembra anche per quest’anno in grado di correre per il tricolore, e finanziaria, tanto che a gennaio è già prevista una ricapitalizzazione da 400 milioni di euro. Per non parlare delle figuracce legate al caso Suarez o, peggio ancora, al fallimento del progetto Superlega. Così, in un meeting ristretto ha definito il cugino “inadeguato. Non all’altezza. Non più adatto. Ormai impresentabile”, secondo quanto scritto da La Verità. Presenti anche i legali di fiducia, consultati per affrontare il problema e valutare le conseguenze dell’inchiesta.

John Elkann è apparso molto preoccupato e arrabbiato: deve decidere se scaricare il cugino, decisione che potrebbe passare come un’ammissione di colpevolezza, o mantenerlo in carica col rischio di pesanti conseguenze in caso di condanne in tribunale o penalizzazioni sportive. Tanto che la soluzione migliore per Elkann sarebbero le dimissioni del cugino.

Le intercettazioni: “Peggio di così c’è solo Calciopoli”
Secondo le intercettazioni diffuse da Repubblica, il clima all’interno della società è molto teso e la preoccupazione è evidente. Tanto che alcuni uomini vicini ad Andrea Agnelli arrivano a fare paragoni con gli anni delle inchieste che hanno poi portato il club in Serie B. Secondo i pm, che presto invieranno tutti gli atti delle indagini alla Procura federale della Figc, si sta però parlando di un “intero sistema che è malato”. E sono convinti che siano emersi “numerosi profili” che possono mettere nei guai altre squadre. Per blindare le accuse, secondo gli inquirenti, restano le telefonate raccolte da luglio a settembre tra i dirigenti della squadra.

Ieri è stato sentito per tre ore come teste l’amministratore delegato della società bianconera, Maurizio Arrivabene, dai pm Mario Bendoni, Ciro Santoriello e Marco Gianoglio. Prima di lui era toccato a Federico Cherubini. Oggi comparirà Paolo Morganti e successivamente gli interrogatori degli indagati: Stefano Bertola e Marco Re, entrambi ex dirigenti. Non sono stati fissati, invece, quelli del presidente Andrea Agnelli, del suo vice Pavel Nedved e di Fabio Paratici, considerato dagli inquirenti il principale artefice del sistema usato dalla Juventus per coprire i debiti milionari.

Dall’asse Juve-Genoa al caso Osimhen: le operazioni sospette
I numeri sono sotto gli occhi di tutti. Come scrive Repubblica, nel 2015 la Serie A fatturava 2,2 miliardi con 381 milioni di plusvalenze (il 17% della produzione). Solo 5 anni dopo, queste hanno toccato quota 739 milioni, un aumento al quale però non è seguita una crescita altrettanto corposa dei ricavi, aumentati di neanche un terzo. E gli esempi di operazioni che hanno contribuito a questi numeri sono diversi. Ad esempio il caso legato all’attaccante del Napoli, Victor Osimhen: i partenopei lo hanno acquistato per ben 71 milioni, ma 20 di questi sono stati pagati trasferendo al Lille giovani oggi ai margini del calcio professionistico e un terzo portiere in avanti con l’età.

Un trend simile si è registrato in casa bianconera, attirando l’attenzione della Guardia di Finanza. Dal 2018 al 2020, il periodo sotto indagine, i ricavi prodotti dalle cessioni sono cresciuti del 70%, grazie anche all’asse tra i bianconeri e il Grifone: tra le due sono circolati circa 123 milioni di euro in trasferimenti, ma soltanto 25 sono andati a ingrassare i conti correnti mentre il resto era valore nominale scambiato. Ad esempio, la Juve ha speso 74 milioni per prendere giocatori dal Genoa per un totale di 14 presenze in campionato: 12 di Perin, 2 di Zanimacchia. Romero, invece, è stato preso versando 26 milioni ai rossoblù, poi ceduto per 16 (con minusvalenza di 5) all’Atalanta che lo ha infine rivenduto per 55 milioni al Tottenham. Ci sono infine i casi del portiere Audero, girato per 20 milioni alla Sampdoria, o degli ex giovani Favilli e Muratore che con qualche presenza in Serie A hanno portato nelle casse del club di Torino 19 milioni.

Ci sono poi i casi delle partenze e dei ritorni che, a conti fatti, spostano pochissimi milioni di euro ma che aiutano a coprire i buchi di bilancio. Dal 2018, ad esempio, tra Inter e Genoa ci sono state sei operazioni per 78 milioni. Ma in totale si sono mossi solo 5 milioni. Anche perché i giocatori erano quasi sempre gli stessi: nel 2018 i rossoblu acquistano il portiere Radu, l’anno dopo lo riprende l’Inter spendendo poco più di quanto incassato. Pinamonti: va al Genoa per 19 milioni e l’anno dopo torna all’Inter per 21. Vanheusden: venduto allo Standard Liegi per ricomprarlo senza usarlo.

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