Armi che sparano “tutti i giorni e senza sosta”, anche nei weekend e festivi, nonostante un regolamento comunale che proibisce attività che disturbano la quiete dei residenti nei pomeriggi e durante tutta la domenica e le festività. A Gavardo, nel Bresciano, lo storico Tiro a segno nazionale è al centro della polemica che coinvolge 60 famiglie che da anni ormai non riescono più a convivere con i boati delle armi da fuoco usate nelle attività del poligono a cielo aperto. “Ci sentiamo sequestrati in casa nostra”, dice a Ilfattoquotidiano.it Giovanna Bonomini, che insieme agli altri circa 200 residenti nelle case intorno al Tsn intende muovere una causa civile: “La nostra vita è diventata impossibile, rischiamo di ammalarci di rumore”.

Attivo dal 1884 e costruito su un’area appartenente al ministero della Difesa, il tiro a segno è diventato un problema per la salute dei gavardesi da circa 10 anni. Se fino a prima, infatti, la struttura associata all’Unione Italiana Tiro a segno era frequentata solamente da sportivi, cacciatori e praticanti per le licenze, di recente il poligono è diventato anche la destinazione di vigilanti, vigili e membri della Guardia di Finanza provenienti dalle provincie di Brescia e Piacenza. Quando il Tsn è molto frequentato, infatti, “i rumori sono insopportabili” e il disagio è tale che i residenti devono barricarsi nelle proprie case, chiudendo porte e finestre e alzando al massimo il volume della TV per trovare un po’ di pace. Uno dei periodi più esasperanti – racconta Bonomini – è stato proprio tra aprile e maggio 2021, quando gli abitanti hanno notato alcune “camionette della Guardia di Finanza” parcheggiate fuori il tiro a segno, mentre dentro “una quarantina di militari” sparava “continuamente, per 7 ore al giorno”.

Eppure, fin dagli anni Settanta il Comune prometteva ai nuovi residenti che il tiro a segno sarebbe stato trasferito nelle ex cave di sabbia, che si estendono per 40mila metri quadri nella frazione di Soprazzocco. “Promesse mai rispettate”, dice Bonomini, e così il poligono è rimasto vicinissimo all’area residenziale. Nemmeno la rilevazione fonometrica fatta dal Comune, che attesta che tra dicembre 2019 e agosto 2020 “si è sparato per 80 volte violando il regolamento comunale” ha mosso qualcosa in favore dei gavardesi. Ora le famiglie fanno appello al alla Difesa: “Da anni è al corrente della situazione, ma non ha mai risposto”, spiega Bonomini, che insieme ai suoi compaesani è “stanca di non essere ascoltata”. Per questo, conclude, “chiederemo danni esistenziali e patrimoniali”, in virtù dell’articolo 25 della Costituzione che tutela la salute pubblica.

Dopo svariati tentativi, ilfattoquotidiano.it non è riuscito a ottenere dichiarazioni dal ministero della Difesa. E dall’Unione Italiana Tiro a Segno, che gestisce la struttura del poligono, è arrivato solamente un no comment. Ma dietro lo stallo intorno alla questione del Tsn di Gavardo, spiega il sindaco Davide Comaglio a Ilfattoquotidiano.it, c’è proprio il dicastero attualmente retto da Lorenzo Guerini. Il fatto che il poligono di tiro appartenga al demanio militare e non comunale “complica molto la situazione”, dice il primo cittadino, “perché così non possiamo agire autonomamente”. L’amministrazione, infatti, vorrebbe varare un progetto per trasferire il poligono alle ex cave, ma senza il permesso del ministero non può farlo. E non può nemmeno sanzionare il tiro a segno nei giorni in cui è vietato sparare, perché, continua il sindaco, “si commetterebbe un abuso d’ufficio” nel caso in cui le attività al poligono siano di carattere militare e non sportivo. “Abbiamo scritto al ministero per capire, ma non ci ha fatto sapere nulla”, dice ancora il primo cittadino, specificando che “la cosa migliore per tutti sarebbe il trasferimento”. L’idea “trova favorevole” anche l’associazione sportiva del tiro a segno, dato che avrebbe più spazio per organizzare nuove discipline e gare. Ma si attende ancora l’ultima parola del ministro Guerini: “Non pensavo di aspettare così tanto per una risposta”, confessa Comaglio, che intanto può solo cercare di favorire “il rispetto reciproco tra cittadini e Tsn”, augurandosi di “concretizzare lo spostamento in tempi ragionevoli”.

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