Un calciatore che scende in campo con la sua squadra sta svolgendo il suo lavoro, quindi gli basta esibire una tampone con esito negativo per rispettare le regole anti-Covid. Se invece siede in tribuna per via di un infortunio o di una squalifica, deve essere vaccinato o guarito: per entrare allo stadio infatti serve il certificato di vaccinazione o di guarigione. È il paradosso che sta vivendo il calcio professionistico in Germania dopo il nuovo pacchetto di norme annunciato giovedì dalla cancelliera Angela Merkel.

In base alla strategia delle tre soglie, se l’indice di ospedalizzazione supera il valore di 3, per entrare nei luoghi pubblici (compresi gli impianti sportivi) scatta la regola 2G: sono ammessi appunto solo vaccinati (geimpft) e guariti (genesen). In questo momento appena 4 Länder (Amburgo, Bassa Sassonia, Saarland e Schleswig-Holstein) sono al di sotto di questo valore. In tutto il Paese invece vale la regola 3G (geimpft, genesen e getestet, ovvero tamponati) per accedere al luogo di lavoro: in pratica, è lo stesso principio del green pass all’italiana. Quindi, se i calciatori professionisti sono considerati dei lavoratori e nel momento della partita stanno svolgendo il loro lavoro, per loro si applica la regola 3G e ai non vaccinati basta un tampone negativo per giocare. Però il luogo in cui giocano/lavorano è lo stadio, dove in gran parte della Germania si entra o si entrerà a breve solamente se vaccinati o guariti.

Per risolvere questo paradosso alcuni governatori dei Länder chiedono che anche per gli atleti professionisti (compresi i calciatori) sia applicata la regola 2G. “Abbiamo concordato molto rapidamente che se gli spettatori allo stadio devono avere il 2G, secondo noi dovrebbe valere anche per i professionisti”, ha spiegato dopo il vertice di giovedì il primo ministro del Nord Reno-Vestfalia, Hendrik Wüst (Cdu). La questione però è delicata da un punto di vista giuridico, perché togliere l’opzione del tampone significherebbe di fatto introdurre l’obbligo di vaccinazione per i calciatori e gli altri atleti professionisti. Joshua Kimmich, stella del Bayern Monaco e della Nazionale tedesca (nella foto), ha già dichiarato di non essersi vaccinato: se arrivasse anche per il pallone la regola 2G, non potrebbe scendere in campo.

La cancelliera Angela Merkel si è mostrata ancora scettica rispetto a questa opzione: “Nel mondo del lavoro vale la regola 3G”, ha sottolineato in conferenza stampa rispondendo a una domanda sull’argomento. “Dipende – ha aggiunto – se si considera lo sport professionistico come mondo del lavoro o mondo del tempo libero“. La questione è delicata, ma senza una decisione univoca la Germania rischia il caos, perché come già successo in altri ambiti ogni Land potrebbe introdurre un regolamento diverso. E Kimmich potrebbe o meno scendere in campo a seconda di dove si svolge la partita.

Intanto i medici della Federazione calcistica tedesca, guidati dal dottor Tim Meyer, hanno scritto una lettera alla Bild in cui chiedono ai calciatori di “prendere in considerazione una vaccinazione e ottenere informazioni serie al riguardo”. Il problema dei no-vax riguarda infatti principalmente la Bundesliga, perché in altri sport come pallamano, hockey o basket la percentuale di non immunizzati è inferiore e in particolare nella lega di pallacanestro tedesca il 99% dei tesserati è vaccinato.

Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO BISOGNO
DEL TUO AIUTO.

Per noi gli unici padroni sono i lettori.
Ma chi ci segue deve contribuire, se vuole continuare ad avere un'informazione di qualità. Diventa anche tu Sostenitore. CLICCA QUI
Grazie Peter Gomez

Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Padova, abbandonano il campo dopo i ‘buu’ razzisti contro un loro calciatore: ma il giudice sportivo li punisce col 3-0 a tavolino

next