Da una parte i manifestanti dell’opposizione al governo che chiedono libertà di espressione e “la liberazione dei prigionieri politici”, dall’altra l’esecutivo che schiera l’esercito in strada, tanto da far saltare la “Marcia civica per il cambiamento” promossa dal Movimento Arcipelago in risposta alla “campagna di terrore” attribuita al governo di Miguel Díaz-Canel che ha ostacolato la partecipazione alle manifestazioni di ieri. Rischia di deflagrare la situazione a Cuba, dove l’esecutivo deve affrontare una nuova ondata di proteste che potrebbero destabilizzare la leadership de L’Avana portando migliaia di persone in piazza. Per questo, da giorni è aumentata sensibilmente la presenza delle forze di sicurezza per le strade della capitale, con l’opposizione che denuncia anche alcuni arresti mirati tra i leader della protesta.

“Comprendiamo che le cause che hanno motivato l’appello per il 15 Novembre sono ancora valide e il governo non ha capito il messaggio”, quindi “è nostro dovere di cittadini continuare ad alzare la voce contro l’ingiustizia“, ha annunciato il movimento in una nota al fine della giornata di mobilitazioni. La protesta non è stata autorizzata dalle autorità e l’opposizione ha denunciato ogni tipo di pressione da parte sia delle forze di sicurezza che dei sostenitori del partito al governo. Di conseguenza, secondo Arcipelago, si è assistito a una “estrema militarizzazione delle strade, più di 100 attivisti sotto stati messi sotto assedio, ci sono stati arresti arbitrari, sparizioni forzate, atti di ripudio, violenze, minacce, coercizione e incitamento all’odio”. “Invece di rispettare il nostro diritto alla libertà di espressione, riunione e manifestazione”, ha aggiunto l’organizzazione, il governo l’ha “criminalizzato, mettendo i cubani contro i cubani”. Di qui le accuse al governo di aver intrapreso “una campagna di terrore contro qualsiasi cittadino che esprima pubblicamente o lasci trasparire il proprio disaccordo con la situazione nel Paese”.

Il movimento parla comunque di “clamoroso successo” della protesta del 15 novembre, nonostante l’opposizione del governo, e ha chiesto una mobilitazione permanente per quasi due settimane, fino al 27 novembre, invitando a vestirsi di bianco e sfoggiare rose bianche, percuotere casseruole ogni sera alle 21 e parlare con chi non è sui social network per spiegare “cosa sta succedendo al di là del suo quartiere o comunità”. Iniziative per chiedere che “tutti i prigionieri politici e di coscienza” siano liberati, siano garantite la libertà di espressione e il diritto di riunione, cessino “gli atti di ripudio e ogni tipo di violenza tra cubani ragioni politiche” e venga avviato “un processo trasparente” di risoluzione delle controversie.

La massiccia presenza di militari in strada ha però convinto, ieri, Yunior Garcia Aguilera, leader del movimento, a rinunciare a svolgere una protesta individuale, camminando da solo sull’Avenida 23 verso il Malecon con una rosa bianca in mano. Questo perché, ha assicurato, la sua residenza “era circondata da agenti dell’intelligence” in divisa e in civile. Nei giorni scorsi il governo cubano, che non ha autorizzato la protesta, aveva avvertito che la popolazione “favorevole alla rivoluzione” si sarebbe mobilitata attorno alle case degli organizzatori per scoraggiarli a mantenere l’impegno di manifestare, etichettando l’iniziativa di Arcipielago come “un elemento della strategia degli Stati Uniti per mettere fine alla rivoluzione socialista cubana”.

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