Condannato lo psicoterapeuta Claudio Foti a 4 anni, assolta l’assistente sociale Beatrice Benati e 17 indagati rinviati a giudizio, tra cui il sindaco Andrea Carletti e cinque persone prosciolte da ogni accusa. Sono arrivate le prime sentenze in abbreviato per il processo sul presunto sistema di affidi illeciti a Bibbiano, il caso che negli ultimi due anni ha travolto i servizi sociali della Val d’Enza. A essere condannato per abuso d’ufficio e lesioni gravissime è stato lo specialista del noto studio di cura torinese Hansel&Gretel: la procura aveva chiesto sei anni, ma è stato assolto dall’accusa di frode processuale. I legali di Foti hanno parlato di una sentenza “infondata” e annunciato che faranno ricorso in appello. E’ stata invece assolta l’assistente sociale Benati: per lei la procura aveva chiesto un anno e sei mesi per violenza privata e tentata violenza privata.

17 rinvii a giudizio: c’è anche il sindaco Pd Carletti – Ora il processo ordinario continuerà per 17 imputati, ai quali vengono contestati 97 capi d’accusa. Secondo la procura i bambini venivano sottratti ai genitori sulla base di relazioni artefatte in cui si riportavano abusi e maltrattamenti non avvenuti. E in seguito venivano sottoposti a sedute di psicoterapia gestite dall’associazione “Hansel e Gretel”. Questo però, secondo chi ha indagato, sarebbe avvenuto in frode alla pubblica amministrazione caricando sull’Ausl (che pagava le prestazioni) costi superiori a quelli correnti di mercato. Tra i rinviati a giudizio c’è anche il sindaco eletto con il Pd (e poi autosospeso) Andrea Carletti: è stato rinviato a giudizio per abuso d’ufficio, ma prosciolto dalle accuse di falso. Il processo, in pratica, dovrà verificare se sia stata commessa qualche illegittimità amministrativa nell’affidamento dell’appalto concernente il servizio terapeutico di cura dei minori da parte dell’Unione dei Comuni. “La sua posizione”, ha commentato l’avvocato Giovanni Tarquini, “è stata ulteriormente alleggerita“. Il primo cittadino era finito nell’estate del 2019 agli arresti domiciliari ed è stato scarcerato dalla Cassazione. Poi è tornato ad amministrare il Comune della Bassa Reggiana.

Va invece a processo con un significativo carico di accuse l’ex dirigente del Servizio sociale, Federica Anghinolfi, 64 capi di imputazione, tra cui falso e depistaggi. Con lei il suo braccio destro, l’assistente sociale Francesco Monopoli, che risponde di 31 episodi e in particolare, in concorso con la psicologa Imelda Bonaretti, proprio delle lesioni psicologiche per cui è stato già condannato Foti. Affronteranno il dibattimento, tra gli altri, anche la moglie di Foti, la psicologa Nadia Bolognini. Prosciolte invece cinque persone: per Nadia Campani, funzionaria dell’Unione dei Comuni della val d’Enza, la stessa Procura ha chiesto un verdetto di assoluzione perché “il fatto non sussiste”. Il “non luogo a procedere perché il fatto non sussiste”, è stato inoltre disposto per le posizioni di Attilio Mattioli, Barbara Canei, Sara Testa e la funzionaria del Comune di Reggio, Daniela Scrittore. Con loro esce dal processo anche l’assistente sociale Cinzia Magnarelli, che ha ottenuto un patteggiamento a un anno e 8 mesi dopo aver iniziato a collaborare con i magistrati.

La condanna per Foti e l’assoluzione di Benati – La prima accusa per cui Foti è stato ritenuto colpevole riguarda, appunto, le lesioni personali volontarie gravi ai danni di una ragazzina, in concorso con altre due imputate. Foti avrebbe fatto sedute di psicoterapia con modalità suggestive, ingenerando nella minore la convinzione di essere stata abusata sessualmente dal padre e sottoponendola alla tecnica della Emdr, la ‘macchina dei ricordi’, “in totale violazione dei protocolli di riferimento”. Le sedute avrebbero avuto l’effetto di provocare disturbi, ansia e depressione alla piccola. Nel secondo caso, in concorso con altri, tra cui il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti, chiamato in causa anche nella sua qualità di delegato per le politiche sociali dell’Unione di Comuni, Foti rispondeva dell’affidamento senza procedura di evidenza pubblica al suo centro studi, ‘Hansel e Gretel’. Un affidamento dal valore di 40.000 euro per una struttura i cui membri “esercitavano sistematicamente, a nessun titolo, il servizio di psicoterapia, a titolo oneroso, con minori asseritamente vittime di abusi sessuali o maltrattamenti”. Per questa attività era consentito l’utilizzo gratis dei locali della struttura pubblica ‘La Cura’ dell’Unione, dove i “professionisti” si assicuravano l’ingiusto profitto corrispondente alla tariffa di 135 euro l’ora a minore trattato (rispetto a quella standard di 70/75 euro).

Foti è stato interdetto dai pubblici uffici per la durata di 5 anni e sospeso dall’esercizio della professione di psicologo e psicoterapeuta per 2 anni. Il fondatore del centro Hansel e Gretel dovrà inoltre risarcire i danni in favore delle parti civili Gens Nova Onlus, Unione Val d’Enza, Unione dei Comuni Modenesi Area Nord, Ausl di Reggio Emilia, Regione Emilia Romagna, Ministero della Giustizia, Comune di Montecchio Emilia. Gli avvocati di Foti insistono nel dire che lo psicoterapeuta è “assolutamente estraneo e innocente”, hanno dichiarato Giuseppe Rossodivita e Girolamo Andrea Cuffari. “E una sentenza che non sta in piedi dal punto di vista giuridico e ha un carattere ideologico. La psicoterapia è stata definita eccellente, questo processo è stato paragonato in una perizia a quello di Galileo Galilei perché è stata messa sul banco degli imputati la psicoterapia del trauma“. Lo stesso Foti, dopo la sentenza, ha dichiarato: “Ho dedicato 40 anni della mia vita all’ascolto attento e rispettoso di bambini e ragazzi. Abbiamo noi consegnato 15 videoregistrazioni che non sono state esaminate con il minimo di attenzione. Credo che qualsiasi persona si approcci senza pregiudizi all’analisi di quelle videoregistrazioni verificherà un atteggiamento che è opposto a quello necessario, sufficiente a potermi condannare per lesioni”. E ha aggiunto: “C’è stato uno scontro in quest’aula che non doveva avvenire in ambito giudiziario ma in accademia tra posizioni culturali, teoriche diverse. Credo sia stata criminalizzata la psicoterapia del trauma, portata avanti da una componente ampia di psicoterapeuti. Ho fiducia che in appello possa essere rivista. Penso di essermi comportato correttamente in scienza e coscienza”.

L’altra imputata che ha scelto l’abbreviato è l’assistente sociale Beatrice Benati, chiamata a rispondere di un episodio di violenza privata e di uno in cui è stata solo tentata. Nello specifico l’operatrice, suppose che il compagno della madre di una bambina affidata ai servizi di cui era referente nutrisse un interesse sessuale verso la minore. E per questo, disse l’accusa, intimò alla donna di interrompere la sua relazione affettiva dietro la minaccia di collocare la figlia in affido extra familiare. Per entrambi gli episodi, Benati è stata assolta.

Il tritacarne mediatico – L’inchiesta, fin dalle prime battute, è finita in un violento tritacarne mediatico, complici anche le elezioni Regionali in Emilia-Romagna di gennaio 2020. L’indagine è diventata motivo di campagna elettorale, con attacchi a mezzo stampa e nei comizi da una parte e dell’altra. L’allora vicepremier M5s Luigi Di Maio attaccò in un video il Pd, definendolo il “partito di Bibbiano”. Un’accusa che poi venne rinfacciata all’esponente 5 stelle, quando fu il momento per i giallorossi di sedere allo stesso tavolo. Ma chi ha fatto campagna contro il presunto “sistema” di Bibbiano è stata la destra: Fratelli d’Italia e Lega per mesi si sono trasferiti in zona, sostenendo di voler difendere le famiglie e denunciare un “business sui bambini sottratti alle famiglie”.

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