Avete notato sulle maglie dei principali club di serie A i loghi e i brand delle società che operano nel settore delle criptovalute? Come si spiega la pioggia di milioni (al momento circa ottanta a stagione) che stanno arrivando dalle società di blockchain ai big-club di Serie A (Lazio, Inter, Milan, Juve)?

E sapete che parte dello stipendio di Messi sarà pagato dal Psg con la criptovaluta “$PSG Fan Token”? Che rapporto sussiste tra il calcio e la blockchain? Come mai in un calcio europeo superindebitato che, secondo una indagine del Sole24Ore, riesce a coprire un buco di circa dieci miliardi di euro con aumenti di capitale e nuovo debito solo per il 60-80%, all’improvviso arrivino da aziende di quel settore risorse nettamente superiori alle cifre incassate dalle sponsorizzazioni rispetto agli anni recenti?

Basta domande, tentiamo qualche riflessione.

La prima considerazione attiene all’etica degli affari nel mondo della finanza. E qui sono certo che in tanti mi starete spernacchiando perché, in un business cinico come quello del calcio, pecunia non olet.

Però la mia osservazione poggia su un concetto di marketing ben più profondo su cui le società di calcio, in una fase storica in cui il pubblico si sta allontanando non solo fisicamente da una idea di prodotto molto poco emozionale, devono meditare: scegliere uno sponsor rappresenta una decisione strategica vincente dell’azienda/brand, soprattutto se il partner risulta essere credibile e, ancor più, se crede in ciò che rappresenta. Il marchio della società di calcio deve rispecchiarsi nel valore del brand dello sponsor e viceversa. Si assiste, molto spesso, a una simbiosi tra brand/sponsor e marchio/azienda calcio. Simbiosi talmente forte che i contratti che di solito regolano questo tipo di sostegno possono prevedere clausole e obblighi di valore etico che devono essere rispettati da entrambi gli attori.

A tal proposito, ad esempio, non possiamo non notare che per alcune di queste società operanti nel mondo delle criptovalute sussistono alcune perplessità: Binance, sponsor della Lazio, nello scorso luglio non è stata autorizzata dalla Consob a prestare (alcuni) servizi e attività di investimento in Italia, così come Socios, sponsor dell’Inter e ora anche in partnership con il Napoli, nel 2020 ha maturato ricavi solo per 36 milioni e nel 2021 ha stretto accordi da oltre 170 milioni coi club di tutto il mondo.

Il calcio è uno sport popolare, cosi come lo sta diventando, ahinoi, anche l’investimento in criptovalute, un asset altamente speculativo che richiede, da parte dell’investitore, elevate competenze e conoscenze dei mercati.

Al bar, a tavola con gli amici, sui social network e ovunque esista un microcosmo sociale, oggi tutti si chiedono (e mi chiedono) se conviene investire in moneta virtuale senza nemmeno domandarsi di cosa si tratti. E in quel “tutti” ci sono l’imprenditore poco scolarizzato, il pensionato, la casalinga, lo studente al primo anno di Economia, il calciatore, quasi tutti accomunati dalla passione per il calcio.

Quello delle criptovalute è un mercato non regolamentato, cioè un luogo virtuale in cui gli operatori si incontrano per collocare, scambiare o rimborsare valori mobiliari sulla base di nessuna regola. Assenza di regolamentazione significa che il funzionamento di tale mercato, i prodotti e gli operatori ammessi non sono assoggettati alla disciplina specifica e all’autorizzazione delle autorità di vigilanza sui mercati regolamentati, e non sono iscritti nell’apposito albo.

Inoltre, si tratta di fenomeni finanziari che si stanno svilup­pando senza i necessari protocolli di sicurezza previsti dalla già citata direttiva europea Mifid per la lotta contro il riciclaggio dei fondi di provenienza illecita. Si sta infatti dirottando su questi mercati virtuali troppo denaro senza i metodici protocolli Kyc (Know Your Customer), necessari per l’identificazione dell’intestatario del rapporto.

Quanti investitori-tifosi rimarranno con il classico cerino in mano? E quanti saranno inconsciamente invogliati a buttarsi in questo rischioso trading dal fascino dello sponsor sulla maglia della loro squadra del cuore? Siamo certi che il pubblico che acquista calcio sia così poco sensibile a queste tematiche e dopo, anche per crearsi un alibi per le eventuali perdite subite, non si allontani definitivamente anche dal brand/azienda di calcio?

Il secondo punto di analisi riguarda, invece, le caratteristiche tecniche e la dinamica sottostante i fan token di cui tanto si parla in questi ultimi mesi e che stanno invadendo il mondo del calcio.

Il token è una cosa diversa, però, da una criptovaluta.

Lasciando da parte i tecnicismi, un “token” può essere definito come un’unità di valore creata da una persona, un’organizzazione o un’azienda per autogovernare il proprio modello di business e consentire ai clienti di interagire con i suoi prodotti e servizi.

L’unica cosa in comune con la le criptovalute è l’utilizzo della blockchain, tecnologia che – sfruttando le caratteristiche di una rete informatica di nodiconsente di gestire e aggiornare, in modo univoco e sicuro, un registro contenente dati e informazioni (anche transazioni) in maniera aperta, condivisa e distribuita senza la necessità di un’entità centrale di controllo e verifica. Teoricamente qualsiasi cosa è tokenizzabile, tanto che in un futuro non troppo lontano si auspica e ci si aspetta una vera e propria rivoluzione paragonabile a quello che fu l’avvento di internet nella nostra società.

Nel mondo dello sport alcune società hanno deciso di gestire le decisioni aziendali mediante piattaforme decentralizzate che permettono la vendita di azioni e diritti ai fan sparsi nel mondo in modo rapido e sicuro dando ai tifosi il vantaggio di poter accedere a contenuti e servizi esclusivi. Un velo di democrazia in un calcio sempre più oligarca.

I fan token possono quindi essere considerati asset digitali protetti dalla blockchain che, oltretutto, conferiscono una serie di diritti al possessore. Tra questi:

1) diritto di voto nei sondaggi promossi dalle società di calcio;

2) avere diritto ad un’esperienza VIP ottenendo sconti, offerte riservate, promozioni, accessi prioritari all’acquisto di biglietti relativi alle partite;

3) vincere premi (magliette autografate, gadget ecc…) nei contest organizzati dalle squadre

4) interagire con i propri beniamini (meet & greet, live sui social)

Ma come può il tifoso entrare in possesso dei fan token ed esercitare i connessi diritti? Allo stato attuale, la maggior parte dei fan token viene emessa e trasferita attraverso la piattaforma Socios.com, che si basa sulla tecnologia blockchain di Chiliz. In altri termini l’utente-tifoso dovrà creare il proprio portafoglio digitale, acquistando dapprima token nella valuta ufficiale Chiliz ($CHZ). Questi token possono poi essere convertiti negli specifici fan token emessi dalle diverse squadre, assicurando così l’accesso ai beni e servizi offerti dalle stesse sulla piattaforma con cui hanno siglato accordi.

Lo scopo principale di questi strumenti è assicurare il coinvolgimento dei tifosi, ma al contempo costituiscono per le squadre una fonte non indifferente di ricavi, che vengono suddivisi con la piattaforma grazie agli accordi stipulati. E senza ricorrere al capitale di rischio o di debito.

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