La storia della “rivoluzione gentile” di Franco Grillini è un insegnamento a non dare nulla per scontato. Un esercizio di memoria per ricordare che rispetto a vent’anni fa tutto è cambiato. Il linguaggio, le abitudini, il modo di vivere, di vedere e di pensare. Non si torna più indietro. E questo lo si deve anche a lui. Bolognese, classe 1955, figlio di contadini laureato in pedagogia, politico e gay tardivo (il coming out arrivò a 27 anni), Franco Grillini è considerato a ragione uno dei padri italiani dell’attivismo per i diritti Lgbt. Tra i fondatori di Arcigay (di cui oggi è presidente onorario) e primo parlamentare dichiaratamente omosessuale, è simbolo e icona del movimento per il riconoscimento dei diritti civili. Oggi un documentario firmato dal giornalista e regista Filippo Vendemmiati (già autore di È stato morto un ragazzo sulla storia di Federico Aldrovandi) ne celebra la vita e la carriera, i 40 anni di militanza e battaglie condotte dentro e fuori i palazzi delle istituzioni, nelle assemblee di partito, e celebrate nelle piazze colorate e festose dei Pride. È il racconto del personale che si è fatto pubblico diventando di tutti, compresa la recente malattia (mai nascosta da Grillini) che da alcuni anni lo costringe a pesanti cure. Una lotta dura e appunto gentile nel nome della dignità e dell’uguaglianza. Il film si chiama Let’s Kiss – Franco Grillini Storia di una rivoluzione gentile, è prodotto da Genoma Films con Albedo e dopo il debutto alla Festa del cinema di Roma, ieri sera è stato presentato in anteprima a Bologna, nella città natale del protagonista. Da novembre poi arriverà in tutta Italia con una rete di proiezione in 150 sale (qui le date degli appuntamenti).

Attraverso la voce e l’ironia del protagonista, la musica di Paolo Fresu e materiale d’archivio inedito, il doc ripercorre i luoghi della vita che sono insieme anche quelli del movimento per gli omosessuali, le lesbiche e le persone trans. C’è Bologna, capitale italiana dei diritti, prima città ad aver dato una sede pubblica all’Arcigay, ci sono Roma e New York. Un “viaggio sentimentale” a tappe, che va dalla casa natale in campagna, alle vecchie sedi di partiti che non esistono più, fino al Parlamento. E poi le strade e le piazze dei Pride di tutto il mondo. “Quando sento i giovani dire che non è cambiato niente, mi va la mosca al naso – racconta Grillini nel film- Trent’anni fa c’era il nulla. La rivoluzione c’è stata, senza morti, senza feriti, senza violenza, senza scontri”. Il film attraversa gli anni dell’invisibilità, quelli drammatici dell’irruzione dell’Aids con i morti e la messa all’indice dei rapporti omosessuali, fino ad arrivare alle prime unioni civili. Le battaglie vinte e quelle ancora aperte, a partire da quella più recente sulla legge contro l’omotransfobia. Un provvedimento, Grillini lo racconta spesso, che in Italia si discute da oltre 30 anni con nomi diversi e sulla quale la politica, molto più lenta della società, non è ancora riuscita a trovare un accordo. “Chi ha 20 anni adesso non sa nulla di quello che è successo nel passato. La mia preoccupazione è fare in modo che questo passato sia a conoscenza di tutti e che la memoria sopravviva a me stesso

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