In Arabia Saudita a dicembre o a San Siro a gennaio. Più probabile la seconda della prima, ma la decisione ufficiale non è ancora presa: data e luogo dell’attesa Supercoppa italiana fra Inter e Juventus sono una partita ancora tutta da giocare. Un vero e proprio rebus tra diritti tv, interessi milionari e calendario che i vertici della Lega calcio faticano a risolvere. Negli ultimi giorni prende quota la soluzione casalinga per la tradizionale sfida che oppone la vincitrice del campionato a quella della Coppa Italia, e che quest’anno sarà una riedizione del derby d’Italia fra Inter e Juve. La Gazzetta dello Sport la dà praticamente per fatta, quando tutti in teoria a inizio stagione pensavano si sarebbe giocata in Arabia, visto il contratto da 22 milioni di euro che impegna la Serie A per tre edizioni in cinque anni (se ne sono disputate già due, nel 2018 e nel 2019). C’è chi nello spostamento ha visto una scelta politica . “Il fatto che la Supercoppa italiana come pare non si giocherà in Arabia Saudita, stato che sfrutta da tempo lo sport per mettere sotto il tappeto le violazioni dei diritti umani, non può che far piacere”, ha scritto su Twitter Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. Ma in questo caso i diritti umani c’entrano poco, del resto sarebbe sorprendente il contrario, considerato il senso per gli affari dei patron di Serie A. E infatti – a quanto risulta al fattoquotidiano.it – fosse per i due club, si giocherebbe proprio in Arabia.

Si tratta innanzitutto di una questione di tempistica. L’Arabia inizialmente non aveva esercitato l’opzione per l’edizione di questo anno entro i termini previsti dall’accordo; lo ha fatto in ritardo, spiazzando la Lega, che a questo punto ha le mani libere e può scegliere se raccogliere l’invito o rimanere in Italia. La scelta dipenderà soprattutto dai soldi. Sul tavolo ci sono i circa 7,5 milioni a partita che allettano le società (anche se un tutto esaurito a San Siro ne vale almeno 6, la differenza non sarebbe abissale). Ma in realtà ne ballano molti di più, circa 100: sono i ricavi dei diritti tv nel campionato che quest’anno sono rimasti invenduti nell’area Mena (Nordafrica e Medioriente) forse anche proprio per il complesso rapporto che lega il calcio italiana all’Arabia. Qui ci addentriamo in piena geopolitica del pallone: c’è chi spera che la Supercoppa possa sbloccare la gara, le due partite non possono essere completamente slegate.

Infine, c’è un oggettivo problema di calendario. Comunque vada, la Supercoppa comporterà il rinvio di una gara di campionato per le due finaliste. Solo che è molto più facile spostare Juve-Cagliari (21 dicembre) che l’attesissima Juve-Napoli: il 6 gennaio gli azzurri sarebbero privi di Osimhen e Koulibaly impegnati in Coppa d’Africa, e potrebbero sperare di riaverli col rinvio (anche se la Lega assicura che la gara verrebbe recuperata comunque a gennaio e non cambierebbe nulla da quel punto di vista). Nell’ambiente bianconero l’ipotesi di giocare la finale a San Siro (comunque casa degli avversari, nonostante la biglietteria divisa al 50%), col rischio di dare anche un vantaggio extra al Napoli, ha già suscitato qualche mugugno. Tanto più che nessuna delle due squadre gradirebbe troppo ricominciare dopo la sosta subito con una finale che mette in palio il trofeo. Per questo non è escluso nemmeno che la Supercoppa alla fine possa giocarsi sì in Italia e a San Siro, ma il 12 o il 19 gennaio. Una decisione andrà presa entro la settimana prossima. Sempre che alla fine non si rifacciano sotto gli arabi col solito pacco di soldi che mette tutti d’accordo.

Twitter: @lVendemiale

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