Massoni e politici a giudizio per aver violato la Legge Anselmi nel paese d’origine del latitante Matteo Messina Denaro. A trent’anni di distanza dall’ultimo processo sulle logge deviate, da oggi il Tribunale di Trapani tornerà a giudicare ‘fratelli’ e profani che, in piena segretezza, tentavano di orientare le attività del comune di Castelvetrano, della Regione Siciliana, ma soprattutto dell’Inps, per le false pensioni di invalidità. Per uno strano intreccio degli eventi, il collegio giudicante sarà presieduto dal giudice Franco Messina, che nei primi anni novanta ha rappresentato la pubblica accusa nel celebre processo sulla loggia Iside 2, scovata all’interno del Circolo Scontrino. Tra i 19 rinviati a giudizio c’è anche l’ex deputato regionale Giovanni Lo Sciuto, uno dei colonnelli in Sicilia del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, già componente della commissione regionale Antimafia, che – intercettato dai carabinieri di Trapani – vantava il suo rapporto con il latitante Matteo Messina Denaro: “Quando eravamo ragazzini ci volevamo bene, poi lui ha fatto la sua strada..minchia, come mi tratta”. L’inchiesta aveva coinvolto anche gli alfaniani: l’allora capo gabinetto della segreteria del ministro, Giovannantonio Macchiarola, e l’ex presidente dell’Ars Francesco Cascio. Le loro posizioni sono state stralciate e trasmesse per competenza territoriale rispettivamente alla Procura di Roma e a quella di Palermo.

L’atto di accusa dei pm di Trapani (procuratore capo Gabriele Paci, aggiunto Maurizio Agnello, sostituti procuratori Sara Morri e Francesca Urbani) racconta metodi e pratiche consolidate, ma stavolta fotografate dalle indagini. Assieme all’ex deputato sono a processo anche Paolo Genco, presidente dell’ente di formazione Anfe, ed il medico Rosario Orlando, rappresentante di categoria all’interno delle commissione invalidità civili dell’Inps. La violazione della Legge Anselmi, viene contestata al suo braccio destro e segretario personale Giuseppe Berlino, all’ex sindaco di Castelvetrano, Felice Errante, al candidato successore, Luciano Perricone, all’ex vicesindaco Vincenzo Chiofalo, al commercialista Gaspare Magro e al poliziotto Salvatore Passanante, per tanti anni in servizio a Castelvetrano ed interfaccia della Dda di Palermo, anche per le ricerche del latitante Messina Denaro. Un piccolo club esclusivo, che secondo i magistrati, “influiva e tentava di influire sui vertici dei vari enti pubblici o privati affinché garantissero posti di lavoro o altre agevolazioni ai partecipanti all’associazione segreta o loro prossimi congiunti”. Con l’obbiettivo di “acquisire informazioni riservate e influire sull’esercizio delle funzioni pubbliche rivestite dalle personalità vicine ai membri dell’associazione e – in tal modo – collocare persone ritenute vicine al gruppo in posizioni di rilievo in enti pubblici locali e in apparati dei Comuni siciliani e della Regione Sicilia”.

A poche settimane dal blitz dell’aprile 2019, tutti gli indagati sottoposti a misura cautelare, erano stati scarcerati dal Riesame, che aveva sollevato anche l’incompetenza territoriale dei magistrati di Trapani. Poi, dopo una serie innumerevole di ricorsi, ed una sentenza a ‘sezioni unite’ della Cassazione, la Procura di Trapani è stata riconosciuta ‘competente per territorio’ e l’ex deputato regionale è finito ai domiciliari, poi tramutati nel divieto di dimora a Castelvetrano e adesso con l’obbligo di firma. Gli altri sono rimasti tutti in libertà. Lungo l’elenco di capi di imputazione contestati: corruzione, induzione indebita, concussione, traffico di influenza illecita, truffa, falso, rivelazione segreti di ufficio. Il gup Samuele Corso nel frattempo ha condannato a 4 anni di carcere (rito abbreviato) il medico Francesco Messina Denaro, legato da una lontana parentela con il ricercato di Castelvetrano, e procuratore speciale della Diaverum, ditta sanitaria che avrebbe ricevuto l’aiuto del deputato Lo Sciuto per ottenere “l’approvazione di un progetto relativo al settore della condizione e gestione di laboratori di analisi, case di cura e strutture cliniche”. Nel corso dell’udienza preliminare, tuttavia, i legali hanno picconato principalmente l’accusa di violazione della Legge Anselmi, riconosciuta però dal gup che ha disposto il rinvio a giudizio.

L’obbiettivo, secondo l’accusa, era “rafforzare la posizione politica, nonché il consenso popolare” di Lo Sciuto, “in cambio di fittizie pensioni di invalidità” e “assunzione di personale” nella formazione professionale. Tanto che i pm di Trapani ritengono che quella di Lo Sciuto era una loggia anomala: “L’associazione segreta, di cui Lo Sciuto sembra essere la proiezione esterna ai più alti livelli istituzionali, è un’associazione che non evidenzia i rituali massonici classici, di cui non esistono documenti, ma al tempo stesso sono state acquisite evidenze circa il funzionamento e l’operatività dell’associazione stessa”. Di che tipo di funzionamento si trattasse lo svelano alcune intercettazioni telefoniche, pubblicate nei mesi scorsi dal mensile Fq MilleniuM. Nel 2016, ad esempio, il politico venne avvisato da un massone dell’esistenza di un’indagine top secret sui legami tra mafia e massoneria. “Ci sono 23 avvisi di garanzia per la massoneria, c’è pure tuo fratello”, gli rivela un dentista massone, spiegando che il blitz degli inquirenti poteva essere imminente: “I giudici lo sai perché non lo fanno? Perché sono tutti massoni”. Quell’inchiesta esisteva davvero ed era coordinata dalla Dda di Palermo e dal procuratore aggiunto Teresa Principato che dava la caccia a Messina Denaro, ma è stata archiviata in gran silenzio. L’indagine parallela dei pm di Trapani invece è adesso a giudizio.

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