Per una borsa di studio all’Università aveva a disposizione direttamente il rettore. Per un posto da funzionario al ministero dei Beni Culturali puntava direttamente sul sottosegretario. Nominare uno dei revisori dei conti dell’Azienda sanitaria provinciale? Aveva cercato di fare pressione direttamente sullo staff del ministro della Salute. E poi ovviamente il ministro dell’Interno al quale avrebbe chiesto – tra le altre cose – un favore pesante: promuovere un poliziotto a lui fedele nei servizi segreti. Ed è proprio dal Viminale che sarebbe uscita la notizia dell’indagine in corso. Piaceri, raccomandazioni, pressioni e persino violazioni di segreto. Sullo sfondo un simbolo, sempre lo stesso: quello del Nuovo centrodestra, il partito creato da Angelino Alfano. Nata da una scissione del Pdl, fondamentale per i governi di Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, la formazione moderata è durata soltanto quattro anni, scomparendo dopo le politiche del 2018. Alfano non si è ricandidato e adesso fa l’avvocato a Milano, mentre i suoi colonnelli sono in gran parte tornati con Forza Italia. Almeno quelli rimasti in libertà.

L’arrestato e il mondo di Alfano – Non è tra questi Giovanni Lo Sciuto, l’ex deputato siciliano arrestato nell’ultima inchiesta della procura di Trapani. Una provincia difficile quella di Trapani, terra di mafia e massoneria, due mondi che si compenetrano nella città da cui viene Lo Sciuto: Castelvetrano, la stessa del superlatitante Matteo Messina Denaro. Era proprio per una vecchia foto in compagnia dell’ultima primula rossa di Cosa nostra che Lo Sciuto aveva acquistato notorietà nazionale. Una foto che aveva fatto rumore proprio perché vicino al futuro boss delle stragi compariva il politico nel frattempo eletto nella commissione regionale Antimafia. Poi nulla: Lo Sciuto non era evidentemente un politico di primo piano. Eppure poteva contare su una ragnatela di relazioni ramificata ai livelli più alti della politica nazionale. E non solo perché aveva creato un’associazione segreta all’interno di una loggia massonica. A leggere le più di milleduecento pagine di ordinanza del gip Emanuele Certosimo, si scopre che il potere maggiore Lo Sciuto lo aveva conquistato grazie agli stretti legami col mondo politico di Alfano.

Il segretario di Alfano accusato di rivelazione di segreto – E infatti, nell’inchiesta che ha portato all’arresto di 27 persone è finito indagato Giovannantonio Macchiarola, ex segretario particolare di Alfano al Viminale. La procura di Trapani lo accusa rivelazione di segreto istruttorio perché avrebbe riferito l’esistenza dell’indagine in corso a Francesco Cascio, il luogotenente di Ncd in Sicilia, già presidente dell’Assemblea regionale siciliana: è finito ai domiciliari per favoreggiamento. Figlio di un ex dirigente locale del Pdl, vicino agli ambienti di Comunione e liberazione, Macchiarola è originario di Agrigento: la stessa città che ha dato i natali ad Alfano. Ed è proprio al seguito del potente concittadino che si sviluppa la sua carriera. Nel 2008 Angelino diventa guardasigilli e chiama in via Arenula il giovanissimo Macchiarola per fargli da segretario particolare: sono i tempi burrascosi del lodo Alfano poi dichiarato incostituzionale, culminati con le dimissioni da ministro e la nomina a coordinatore nazionale del Pdl. Anche al vertice del partito del predellino Alfano decide di portare con sé il giovane avvocato, poi confermato segretario particolare nell’esperienza da ministro dell’Interno nei governi di Enrico Letta e Matteo Renzi. Quindi, con il passaggio di Alfano alla Farnesina, Macchiarola ottiene un incarico di tutto rispetto: va a dirigere la divisione Security dell’Eni.

Una talpa al Viminale – Sono gli anni al Viminale, però, a inguaiare Macchiarola.  Per gli investigatori è  “il soggetto di riferimento a livello nazionale per garantire gli interessi di Lo Sciuto”. “Ti saluta Angelino”, dice al politico sotto inchiesta in una delle tante telefonate intercettate. “Io ieri ho parlato con il capo della della segreteria tecnica di Alfano. Minchia: al telefono ho dovuto interromperlo! Gli ho detto: ma che minchia dici al telefono…poi ne parliamo di presenza!”, si arrabbia a un certo punto il politico arrestato, temendo di essere intercettato. Macchiarola, però, l’avrebbe tranquillizzato. “Quello mi ha detto: perchè, Giovanni, tu che problemi hai? Quelli sanno tutte cose. Capito cosa ha voluto dirmi? Mi ha voluto dire: Noi siamo informati su chi sei tu, se possiamo parlare o non possiamo parlare. Minchia, quelli sono Ministero degli Interni! Quelli si collegano...Il Ministro degli Interni ha le schede di tutti gli italiani. O no?”.  Secondo le accuse a un certo punta Macchiarola riferirà a Cascio che “Lo Sciuto era iscritto nel registro degli indagati, nonché che era in quel momento ancora intercettato e che le indagini erano condotte dall’Arma dei carabinieri”. Per gli inquirenti sarà poi Cascio a riferirlo a Lo Sciuto. “Ma a lui gliel’ha detto Angelino?”, dice un collaboratore al politico. Che rispondeva: “No, gliel’ha detto quello, Giovannantonio”. “Va beh, può essere pure che… Alfano giustamente è Ministro, quindi può essere che ad Alfano glielo ha detto qualcuno dice: vedi che … nel tuo gruppo c’è tizio che è sotto controllo”, aggiunge Lo Sciuto. Per il gip non c’è dubbio che ci fosse una talpa al Viminale: “Quali che fossero le ipotesi investigative alla base del procedimento penale, del dato era venuto a conoscenza Alfano Angelino nella duplice veste di Ministro dell’interno e di Presidente del Nuovo Centrodestra. Il ruolo istituzionale ricoperto dall’allora titolare del Viminale, infatti, gli aveva permesso dì avere contatti con soggetti terzi, i quali lo avevano reso edotto del fatto che un deputato della propria corrente politica era oggetto di indagini da parte della magistratura. Tale notizia era stata commentata da Alfano con il suo entourage, dando il via alla comunicazione della stessa da parte di Macchiarola Giovannantonino (capo della segreteria particolare del ministro) a Cascio Francesco”.

“Parla col ministero, parla con la Lorenzin” – Ma non solo. Perché Lo Sciuto utilizzava i suoi contatti anche per altro. Soprattutto per concedere favori e raccomandazioni ai suoi uomini. Come quando voleva nominare un suo fedelissimo revisore dei conti all’Asp di Trapani. Una nomina che da qualche mese era di pertinenza del ministero della Salute, in quel momento guidato da Beatrice Lorenzin, altra esponente di punta del partito di Alfano. Scrive il gip: “Era proprio sul membro di nomina del Ministero della Salute che si doveva innestare l’intervento di Lo Sciuto, e in tale ambito si stava muovendo per attivare i propri canali politici regionali (Cascio Francesco) e nazionali. Cascio, infatti, riferiva di aver appreso casualmente del mutato orientamento normativo da un commercialista, ed aveva immediatamente informato Macchiarola per avviare i contatti con il Ministro della Salute Lorenzin Beatrice, anch’essa di area Ncd, per perorare la nomina di un soggetto da loro indicato. In ordine al soggetto da presentare, Cascio riferiva al Lo Sciuto di far preparare al suo ‘protetto’ un dettagliato curriculum”. L’intercettazione di Cascio sembra confermare la linea degli investigatori: “Allora ho chiamato Macchiarola e gli ho detto: Vedi che c’è questa novità, per cui parla con la Lorenzin…parla con il Ministero della Salute“.

“Abbiamo il sottosegretario ai Beni Culturali” – Lo stesso schema si ripropone quando il politico di Castelvetrano deve muoversi per favorire la figlia di Rosario Orlando, responsabile del Centro Medico Legale dell’Inps: è il medico dal quale ha ottenuto la concessione di circa 70 pensioni di invalidità per i suoi elettoriIn pratica la figlia di Orlando deve vincere un concorso da funzionario al ministero dei beni culturali. Dove la sottosegretaria era Dorina Bianchi, anche lei in quota Ncd (e non indagata così come Alfano e Lorenzin). “Lo Sciuto – spiega il giudice – garantiva l’ottenimento di una borsa di studio presso l’Università degli Studi di Palermo, interessamento finalizzato al superamento del Concorso per titoli ed esami, per l’assunzione a tempo indeterminato presso il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo di 500 funzionari anche attraverso l’intercessione tramite il capo segreteria particolare del Ministero dell’Interno Macchiarola Giovanniantonio e il sottosegretario ai Beni Culturali Dorina Bianchi“. “Abbiamo il Sottosegretario ai Beni Culturali, capito? E glielo dò personalmente ad Alfano”, dice il politico riferendosi al curriculum della giovane. Il premuroso genitore non era molto fiducioso:” Eh ma… sottosegretario…ma ai quiz come minchia si passa?”. “Io glielo do, e vediamo cosa dice. Noi ci proviamo. Io la cosa che ti posso dire è che mi impegno e che  glielo faccio avere. Dopodichè vediamo quello che succede”. Quindi Lo Sciuto chiede: “Ma perché non le hai fatto fare la ricercatrice qui all’Università? Il concorso…Avevamo a quello”. Per gli inquirenti “quello” è Roberto Lagalla, ex rettore dell’Università e ora assessore regionale della giunta di Nello Musumeci: in passato vicino pure lui ad Alfano, è tra gli indagati dell’inchiesta. Ma per il gip doveva essere arrestato: “Nessuna richiesta è stata avanzata nei confronti e di conseguenza non può esser applicata l’opportuna misura cautelare”.

Un poliziotto massone per cercare Messina Denaro – Ma Lo Sciuto, piccolo politico che viene dalla provincia, non ha contatti solo con le alte sfere del suo partito. Sostiene di avere un canale diretto con il ministro dell’Inter. Talmente stretto da poter chiedere un favore importante ad Alfano: la promozione nei servizi segreti di un poliziotto a lui fedele. Si tratta di Salvatore Virgilio, già assistente della Dia di Trapani: è finito agli arresti per aver l’esistenza di indagini riservate.  Puntava ad essere chiamato all’Aisi, l’Agenzia di informazioni per la sicurezza interna. “Ora appena vedo Alfano ci parlo io personalmente. Capito?”, lo rassicura Lo Sciuto. Spiegando, però, che intende chiedere quella cortesia poco prima delle elezioni. “Tra sei mesi, un anno perché loro sotto le elezioni…l’ultimo anno si sbragano di più perché si devono preparare per loro”, dice riferendosi alle politiche del 2018. Virgilio non è l’unico poliziotto arrestato con Lo Sciuto: c’è anche  Salvatore Passanante, responsabile della Sezione polizia giudiziaria del commissariato di Castelvetrano. Era iscritto in maniera occulta a una loggia massonica. Talmente occulta che al suo commissariato non risultava. Passanante, il poliziotto massone, faceva parte della squadra di investigatori che dà la caccia a Messina Denaro. L’ultimo superboss di Cosa nostra è latitante dal 1993, ventisei anni esatti. Forse non è un caso.

Twitter: @pipitone87