Non c’è Cosa nostra ma resta comunque un “meccanismo che incide sulla vita di tutti i cittadini”. È in questo modo che Maurizio Agnello, procuratore aggiunto di Trapani, commenta l’indagine che ha portato all’arresto di 27 persone – compresi alcuni politici – e alla scoperta di una loggia segreta a Castelvetrano, la città del superlatitante Matteo Messina Denaro. Fino a pochi mesi fa Agnello faceva parte della dda di Palermo, che coordina le indagini sulla ricerca dell’ultima primula rossa di Cosa nostra.

“Quando mi sono insediato ho detto che, come componente del pool antimafia, mi ero reso conto di quanto la realtà trapanese fosse complicata dal punto di vista economico imprenditoriale, sociale e non ultimo politico. Non mi aspettavo di averne conferma in tempi così brevi. Sovrapponendo il blitz Scrigno della Dda di Palermo di alcune settimane fa a quello di oggi emerge un quadro di cosa sia la vita quotidiana nella provincia di Trapani. In questa indagine non c’è mafia ma c’è un meccanismo che incide sulla vita di tutti i cittadini”, ha detto Agnello che ha coordinato l’indagine dei carabinieri insieme al procuratore capo Alfredo Morvillo, da Agnello e dai sostituti Sara Morri, Andrea Tarondo e Francesca Urbani.  L’inchiesta, per l’aggiunto “ha fatto emergere uno spaccato veramente desolante perché viene fuori un sistematico inquinamento della vita politica e amministrativa della provincia. Una politica delle clientele e delle corruttele perché Giovanni Lo Sciuto aveva asservito l’Inps ai suoi scopi. Alterando l’esito delle procedure per l’invalidità – con l’aiuto di medici corrotti dell’Inps oggi arrestati perché infedeli – riusciva ad aumentava il suo bacino elettorale”.

Il blitz ha aperto uno squarcio su un’associazione segreta composta da almeno otto persone. “Non è una loggia massonica, è un’associazione segreta al 100%”, precisa Agnello. Il gip, accogliendo le richieste dei pm, ha riconosciuto l’appartenenza a questa “cellula eversiva” di Lo Sciuto, Giuseppe Berlino, il poliziotto Salvatore Passannante, l’ex vicesindaco di Castelvetrano Enzo Chiofalo, l’ex sindaco Felice Errante, Gaspare Magro e l’attuale candidato Luciano Perricone. Inoltre la Procura aveva chiesto anche l’arresto di un avvocato, Vincenzo Salvo del foro di Marsala (cognato di Magro, oggi arrestato) che difende molti tra complici e familiari del latitante Messina Denaro.

“Inutile dire – continua il procuratore aggiunto – che quest’associazione segreta, questo gruppo di potere, decideva tutto, per questo secondo noi viola la Legge Anselmi”. L’associazione aveva deciso anche la candidatura di Luciano Perricone (da stamattina ai domiciliari) alle prossime amministrative di Castelvetrano. “Il gip ha ritenuto che la candidatura di Perricone fosse un elemento in più di allarme, da valutare con estrema attenzione. Lo Sciuto aveva deciso tutto durante la sindacatura di Errante a Castelvetrano: chi doveva fare il sindaco, quando e come fare il rimpasto di governo e chi nominare tra gli assessori”. Fu all’epoca che vennero nominati quattro assessori, tutti aderenti alla massoneria regolare così come evidenziato dalla Commissione parlamentare Antimafia.

Nel 2017 il comune di Castelvetrano venne sciolto per mafia, proprio a pochi giorni dal voto, e adesso si appresta a ritornare alle elezioni dopo 24 mesi di commissariamento. “A noi – continua Agnello – risulta che c’è tempo fino al 28 marzo per presentare le liste, c’è tutto il tempo per candidarsi. L’azione giudiziaria è autonoma dalla vita politica ma spesso le scadenze si intersecano. Non vorrei che qualcuno dica che siamo entrati a gamba tesa nella vita politica di Castelvetrano”.

Infine c’è uno spaccato che Agnello definisce “molto preoccupante”: l’arresto di tre poliziotti, Salvatore Passannante, Salvatore Virgilio e Salvatore Giacobbe. “Sono stati arrestati perché erano completamente asserviti, chi per sistemare la moglie, chi per un lavoro da un’altra parte. Uno di loro faceva la bonifica dei locali, poi rivelavano indagini in corso. Virgilio fino a ieri lavorava alla Dia di Trapani, oggi è stato arrestato”. Anche Lo Sciuto apprende di essere indagato in anticipo: lo apprende da Francesco Cascio, ex presidente dell’Assemblea regionale siciliana.

“Lo Sciuto ha saputo chi lo indagava e perché. Cascio lo aveva appreso da Giovannantonio Macchiarola che all’epoca era il capo della segreteria del Ministro dell’Interno, Angelino Alfano. Questa persona quando apprende che Lo Sciuto è intercettato, smette di parlare con lui e inserisce in spam le sue mail”. Da quel momento l’obiettivo principale dell’associazione segreta è una ricerca di informazioni spasmodica . “Se anche dal Ministero dell’Interno esce fuori una rivelazione così dettagliata e allora, dico io, cominciamo a guardare più in alto”. Anche per questo domani i pm interrogheranno Macchiarola, originario di Agrigento come Alfano e adesso indagato per segreto d’ufficio.