I collaboratori del presidente della Repubblica Ceca, Milos Zeman, sono accusati di aver falsificato dei documenti per incaricare il nuovo governo, mentre il capo di Stato – l’unico con facoltà di farlo – era ricoverato terapia intensiva dallo scorso 10 ottobre. Ora che il Senato si prepara a votare, il prossimo 5 novembre, la sospensione dei suoi poteri costituzionali, il braccio destro del presidente, Vratislav Mynar, è così indagato per “reati contro la Repubblica“: per la polizia di Praga ha taciuto insieme ad altri, per tornaconto personale, le condizioni di salute critiche del politico 77enne, ormai da tempo incapace di svolgere le sue funzioni. L’ex primo ministro, Andrej Babis, e Peter Fiala, il leader della coalizione vincente alle ultime elezioni, ne hanno chiesto le dimissioni. Intanto la corsa per la guida dell’esecutivo non è ancora chiusa e, a questa, si aggiunge anche quella per la Presidenza.

La polizia è intervenuta dopo una segnalazione, in una nota scritta, al presidente del Senato Milos Vystrcil: i medici di Praga avevano giudicato, in un rapporto tenuto segreto, la prognosi di Zeman come “molto incerta“, dopo l’ingresso all’ospedale militare centrale della città. Lo avevano poi giudicato troppo malato per adempiere alle sue mansioni politiche. La diagnosi non è stata resa pubblica, ma – secondo i media cechi – l’uomo potrebbe soffrire di encefalopatia epatica, una condizione associata a insufficienza epatica che compromette la sua lucidità. Era da tempo malato di diabete e aveva perso la capacità di camminare, ma addirittura adesso sarebbe peggiorato a tal punto da trovarsi nel reparto di anestesia e rianimazione.

Vystrcil in precedenza aveva chiesto le stesse informazioni anche a Mynar, ma senza ricevere risposta. Il giorno successivo però il capo dell’ufficio del presidente aveva organizzato una visita non autorizzata in ospedale del portavoce della Camera bassa del Parlamento, Radek Vondracek. In quell’occasione, gli aveva consegnato un decreto sottoscritto dal capo di Stato per convocare il nuovo Parlamento il prossimo 8 novembre, l’ultima data consentita dalla Costituzione per formare il nuovo governo. La polizia sospetta però che la firma sia falsa e ipotizza per i due uomini politici – secondo la Radio Ceca – i crimini di tradimento, sovversione e sabotaggio.

Vondracek ha negato con veemenza le accuse di falso, ma diversi colleghi del suo partito Ano (Sì) – tra cui Babis in prima linea – lo accusano di volere una transizione senza intoppi per prendere gradualmente il posto di Zeman come capo dello Stato. Dopo la revoca dei poteri presidenziali, il capo della Camera Bassa acquisisce infatti alcune funzioni. La posizione potrebbe però essere ambita dallo stesso Babis. Anche se ha annunciato di non essere più in corsa per l’esecutivo, secondo gli osservatori, riuscirebbe a trarre un doppio vantaggio dalla situazione: Fiala e la sua coalizione di centrodestra, Spolu (Insieme), senza la nomina ufficiale non possono iniziare a governare. La partita quindi resta aperta, visto che quello dell’ex premier è stato il singolo partito più votato. La sfida è ancora più accesa visto che, secondo l’articolo 66 della Costituzione ceca, parte delle responsabilità di Zeman passerebbe proprio a chi guiderà il prossimo governo.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: se credi nelle nostre battaglie, combatti con noi!

Sostenere ilfattoquotidiano.it vuol dire due cose: permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti, gratuito per tutti. Ma anche essere parte attiva di una comunità e fare la propria parte per portare avanti insieme le battaglie in cui crediamo con idee, testimonianze e partecipazione. Il tuo contributo è fondamentale. Sostieni ora

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Il Lussemburgo legalizzerà il consumo, la produzione e il commercio della cannabis per tutti i maggiorenni. È il primo Paese in Europa

next
Articolo Successivo

Taiwan, nuovo scontro tra Cina e Usa. Biden: “Difenderemo l’isola in caso di aggressione”. Pechino: “Nessun margine per compromessi”

next