Ricordi che accompagnano intere esistenze e che aiutano a elaborare i lutti da cui si originano. Poco importa siano incisi in fotogrammi di un secondo o raccontate nel diario di una vita: ciò che conta è che dalla memoria individuale divengano simboli per quella collettiva grazie al gesto letterario e cinematografico.

Tre belle opere dalla 16ma Festa del Cinema di Roma si accomunano per una riflessione, diversamente elaborata, su questo tema fondativo per l’arte e sul modo di rappresentarlo attraverso il flusso temporale. Si tratta di Promises di Amanda Sthers con uno straordinario Pierfrancesco Favino che recita l’intero film in perfetto inglese, Mothering Sunday di Eva Husson “ereditato” dalle Special Screenings del Festival di Cannes e One Second del maestro cinese Zhang Yimou in grande ritorno dopo alcuni anni di assenza.

Entrambi diretti da registe francesi e adattamenti da romanzi, Promises e Mothering Sunday mettono in scena il ricordo dell’Amore che presidia l’intera vita dei rispettivi protagonisti, nel primo caso di Alexander (Favino), un italo-inglese dalla difficile infanzia colto dal colpo di fulmine con una gallerista (Kelly Reilly), nel secondo caso dell’orfana Jane destinata a diventare una grande scrittrice per “non dimenticare” gli uomini della sua vita. In entrambi i casi le registe mettono in scena film profondamente inglesi (in Promises Londra si alterna all’Italia) ma soprattutto costruiti sul percorso non lineare della memoria in una traduzione cinematografica ereditata dal flusso di coscienza di matrice joyciana. Non è un caso, infatti, che soprattutto il testo della Sthers, peraltro autrice lei stessa del romanzo “Les Promesses” del 2015 (uscito per Rizzoli in Italia con il titolo “Promesse”), metta fisicamente in campo i libri “guida” della sua quest sul rapporto tempo/coscienza/ricordo e sulle emozioni che ne derivano: La ricerca del tempo perduto di Marcel Proust, Il barone rampante e Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino e, naturalmente, Ulisse di James Joyce.

Il protagonista viaggia nel tempo rivedendo se stesso bambino, giovane, adulto e anziano interpretando il tempo come una spirale inarrestabile che scardina la cronologia a favore di un continua rielaborazione dei ricordi passati. “C’è sempre una reinvenzione del tempo. Sono figlia di psichiatri, cresciuta leggendo Freud, tutto per me è stato segnato dall’inconscio” ha spiegato la regista e prolifica scrittrice transalpina. “Promises è un film sul rimpianto, sul procedere nella nostra spirale secondo cui più aumentano i rimpianti e più cresce la nostra capacità di reinventare il passato. Ogni volta, infatti, cambiano le scene che si rivedono.. è la memoria che si modifica”. Da parte sua, Pierfrancesco Favino ha ritrovato nel personaggio di Alexander diversi aspetti di sé (“l’idealismo profondo di cui si nutre, la lealtà rispetto ai sogni, il romanticismo”) unita alla gioia di lavorare con una regista donna capace di indagare e restituire le fragilità maschili”. Insomma, un connubio perfetto e inedito quello tra Amanda Sthers e il nostro grande attore (“Favino è il vostro tesoro nazionale, abbiatene cura!” ha scherzato la regista) risultato in un’opera che seppur imperfetta ha tanti valori da offrire. La si vedrà in Italia dal 18 novembre.

Con il bellissimo Mothering Sunday, invece, Eva Husson riscatta la mediocrità del suo precedente lavoro, Les filles du soleil, mettendo in scena l’omonimo romanzo di Graham Swift (2016). Al centro è una giovane cameriera orfana (la brava Odessa Young) “amante” del rampollo (Josh O’Connor, il giovane principe Carlo di The Crown) di una ricca famiglia. Siamo nell’Inghilterra del 1924, le ferite dei figli scomparsi in guerra sono ancora aperte, le coscienze delle madri e dei padri sono invase da un lutto apparentemente infinito. Jane si emancipa e sceglie di elaborare le sue perdite mettendosi a scrivere, e radunando così i salti temporali di una memoria che vuole tenersi intatta. Opera intensa, melodramma nutrito di silenzi e sguardi, flusso di coscienza raccolto nelle piccole grandi emozioni del “sentire” più che del “capire”, Mothering Sunday è anche il racconto della non facile emancipazione femminile in un contesto storico complesso, siglato dal passaggio dal cosiddetto secolo lungo a quello breve. Il film è impreziosito da un cast di “sovrani” premi Oscar (Colin Firth e Olivia Colman) e uscirà prossimamente per Lucky Red.

One second, infine, sigla il ritorno sul grande schermo di Zhang Yimou, genio della quinta generazione del nuovo cinema cinese, autore di capolavori come Lanterne rosse, Hero, La foresta dei pugnali volanti. Programmato nel concorso di Berlino 2020 ma poi cancellato all’ultimo momento (la vulgata recitava per “problemi tecnici”, nella realtà si erano verificati problemi di censura con Pechino) il film mette al centro la provincia cinese degli anni ’20 in cui un piccolo criminale appena uscito di prigione si pone alla ricerca del ricordo della propria figlia adolescente, che l’ha cancellato dalla sua vita. L’occasione è data dalla notizia che la ragazza compare in uno dei cinegiornali posti in testa ai film concessi dal regime comunista. Anche solo “un secondo” d’inquadratura sulla propria figlia è sufficiente all’uomo per non dimenticarne il volto. Il film è una rincorsa a tali ricordi attraverso la messa in scena della pellicola cinematografica quale luogo fisico della memoria: essa va preservata, restaurata laddove risulta danneggiata, messa a disposizione di tutti. Dramma importante seppur minimalista rispetto a quanto Yimou ci ha abituati, One second è un meraviglioso omaggio al Cinema di tutti i tempi e al suo inestimabile per la nostra vita.

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