Le carcasse di quasi 250 ghiri stipate in un congelatore. E intorno numerosi altri esemplari tenuti a ingrassare all’interno di gabbie prima di essere macellati. Questa la scena che carabinieri si sono trovati di fronte nell’ultima operazione a Delianuova, in provincia di Reggio Calabria, dove tre persone già indagate per spaccio di stupefacenti hanno così visto aggiungersi a loro carico anche le accuse di uccisione di animali appartenenti a specie protetta.

Tutto è iniziato alcune settimane fa, quando i militari della stazione del comune reggino insieme allo Squadrone Cacciatori “Calabria” hanno rinvenuto in un terreno pubblico una piantagione di marijuana di circa 730 piante. Un ritrovamento che ha subito fatto scattare le indagini, culminate nell’individuazione dei responsabili e nell’avvio di perquisizioni presso le loro abitazioni. È proprio nel corso di queste operazioni che, in una cascina non lontano dal domicilio di uno degli indagati, i carabinieri hanno scoperto gli animali: 235 erano stati congelati e confezionati in oltre 50 pacchetti mentre altri erano ancora vivi ma tenuti in gabbie in attesa di fare la stessa fine. Un vero e proprio allevamento illecito probabilmente destinato, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, alla vendita o al consumo.

Non si tratta della prima volta che gli investigatori si trovano di fronte a simili “scorte”. Delianuova è infatti una delle quattro zone del reggino in cui più diffusa è la caccia illegale ai piccoli roditori, che nelle aree aspromontane e pre-aspromontane della Locride ha il suo cuore. Anche se considerati non idonei al consumo alimentare, i ghiri costituiscono nella tradizione della ‘Ndrangheta un piatto prelibato e quindi vengono spesso serviti come portata principiale nei banchetti dei clan o offerti ai capi in segno di rispetto.

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