Giovanni Paolo I sarà beato. Lo ha deciso Papa Francesco che ha autorizzato la Congregazione delle cause dei santi a promulgare il decreto sul miracolo attribuito all’intercessione di Albino Luciani. Si tratta della guarigione di una bambina affetta da una grave forma di encefalopatia, avvenuta nel 2011 a Buenos Aires, diocesi, come è noto, guidata fino al 2013 dall’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio. Giunto in fase romana, il caso è stato esaminato prima dalla Consulta medica, il 31 ottobre 2019, che ha stabilito all’unanimità che si è trattato di una guarigione scientificamente inspiegabile. Il 6 maggio 2021 anche il Congresso dei teologi ha espresso parere positivo. L’ultimo via libera è arrivato recentemente dalla plenaria della Congregazione delle cause dei santi. Ora resta solo da fissare la data della beatificazione che molto probabilmente si terrà nel 2022 a Roma, in piazza San Pietro, e sarà presieduta dal Papa.

Pontefice per soli 33 giorni, la morte improvvisa di Luciani, avvenuta nella tarda serata del 28 settembre 1978, ha sempre alimentato numerosi misteri anche per il modo assolutamente inadeguato con cui fu comunicata dal Vaticano. Le tesi infondate di una cospirazione ai danni del patriarca di Venezia eletto Papa il 26 agosto 1978, dopo la morte di san Paolo VI, sono state alimentate per decenni da ricostruzioni totalmente false. Ipotesi definitivamente smentite dal processo di beatificazione e di canonizzazione grazie ai documenti e alle testimonianze dei protagonisti ancora viventi. Un lavoro prezioso svolto dal postulatore della causa, il cardinale Beniamino Stella, e dalla vicepostulatrice, Stefania Falasca, vaticanista ed editorialista di Avvenire e anche vicepresidente della Fondazione Vaticana Giovanni Paolo I. Quella sera del 28 settembre Luciani morì da solo, nel letto della sua stanza, per infarto acuto al miocardio.

Era nato il 17 ottobre 1912 a Forno di Canale, oggi Canale d’Agordo, in provincia di Belluno. Primogenito di quattro figli di Giovanni Luciani e Bortola Tancon, fu battezzato il giorno stesso della nascita. La scelta di entrare in seminario maturò subito nel piccolo Albino. Il 7 luglio 1935 fu ordinato prete grazie a una dispensa speciale visto che non aveva ancora compiuto l’età canonica per il sacerdozio. Proseguì gli studi alla Pontificia Università Gregoriana dove, nel 1947, conseguì il dottorato in teologia con una dissertazione su L’origine dell’anima umana secondo Antonio Rosmini. Numerosi furono gli incarichi che ricoprì in quel periodo fino a quando, il 15 dicembre 1958, nel primo concistoro di san Giovanni XXIII, venne preconizzato vescovo di Vittorio Veneto. Il 27 dicembre successivo ricevette l’ordinazione episcopale nella Basilica di San Pietro dalle mani di Roncalli.

Come motto episcopale, Luciani scelse semplicemente Humilitas, tratto da quello di san Carlo Borromeo. Lo volle impresso sullo stemma insieme a tre stelle, simbolo delle virtù teologali, fede, speranza e carità, per indicare l’orientamento del suo ministero. Nel corso del suo episcopato, partecipò a tutte le quattro sessioni del Concilio Ecumenico Vaticano II. Il 15 dicembre 1969 san Paolo VI annunciò la sua nomina alla sede patriarcale di Venezia. Il 16 settembre 1972, in visita nella città lagunare, Montini pose sulle spalle di Luciani la propria stola papale quasi a preconizzarne la successione. La porpora arrivò il 5 marzo 1973. Con un consenso “quasi plebiscitario che aveva il sapore dell’acclamazione, un regale tre terzi”, secondo quanto affermò il cardinale Léon-Joseph Suenens, dopo un conclave durato appena 26 ore, Luciani fu eletto Papa con 98 voti su 111. Ora la beatificazione che lo associa agli altri Pontefici recenti già canonizzati: san Giovanni XXIII, san Paolo VI e san Giovanni Paolo II.

Twitter: @FrancescoGrana

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