Il petrolio ha chiuso in rialzo a New York, con quotazioni in crescita dell’1,5% a 80,52 dollari al barile. E’ la prima volta dal 2014 che le quotazioni chiudono sopra gli 80 dollari. Il greggio Brent, che funge invece da riferimento per i mercati europei, ha raggiunto gli 83,6 dollari, a sua volta con un rialzo dell’ 1,5%. Nell’ultimo anno il prezzo del barile è salito del 95%. Viceversa è sceso del 3% il prezzo del gas che rimane comunque su livelli elevati.

La giornata delle materie prime è stata connotata anche dal nuovo record dell’alluminio che in mattinata ha raggiunto i 3.014 dollari per tonnellata. Il metallo, la cui produzione richiede ingenti quantità di energie, incorpora nel suo prezzo l’incremento del costo dei combustibili. In particolare la salita di oggi sembra essere riconducibile al balzo del prezzo del carbone in Cina (primo produttore mondiale di alluminio) dopo che le forti piogge nella regione dello Shanxi hanno portato alla chiusura di 60 miniere. Proprio la scorsa settimana, il governo cinese aveva ordinato alle compagnie di estrazione dello Shanxi e nell’Inner Mongolia di aumentare la produzione di carbone di 160 milioni di tonnellate al fine di alleviare la crisi energetica che ha causato ripetuti blackout nel paese.

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