Sono cresciuto sulle Prealpi Orobie, in un paese che arriva a stento a 400 abitanti ma che, scommetto, ha più di un migliaio tra carabine e doppiette. Vi ricordate i “300mila martiri delle valli bergamasche” che secondo Umberto Bossi erano pronti a rovesciare il governo a metà anni Ottanta? Ecco, al di là della sparata – ehm, smargiassata – dell’allora leader della Lega, più facilmente potevano essere 300mila fucili. Detto ciò, seppur circondato da amici e conoscenti cacciatori, non sono mai andato a caccia. La sola idea di premere il grilletto – o veder premere il grilletto – per ammazzare un capriolo mi provoca un profondo rimestìo di budella. Si tratta della mia patosensibilità: soffro se ho di fronte un essere vivente che soffre (sono una schiappa anche nell’uccidere le zanzare, in genere mi cospargo di lozioni maleodoranti nella speranza che mi stiano lontane).

Eppure non ho firmato – e non firmerò – il referendum sull’abolizione della caccia. E non lo farò per una serie di motivi che ritengo solidi e che proverò a spiegare al meglio delle mie possibilità.

Parto da un presupposto basato sulla logica e sulla coerenza. Secondo me, soltanto una persona vegetariana può battersi per l’abolizione della caccia. Aggiungo: soltanto una persona vegetariana che abbia un animale domestico che non si ciba di carne (escludo, qui, chi fa violenza nei confronti del proprio gatto, che magari sostiene di amare, costringendolo a una dieta veg). Per tutte le altre persone (non so quante siano, ma suppongo si avvicinino – o superino – il 95% della popolazione italiana) non avrebbe senso firmare. Come si intuisce, per un fatto di logica e coerenza, poiché si tratta:

1) o di persone onnivore che si cibano di carne proveniente da allevamenti intensivi (se provenisse dal contadino vicino di casa, il ragionamento non cambierebbe);

2) o di persone vegetariane che nutrono il proprio animale domestico con carne che proviene da allevamenti intensivi. In un mondo che non esiste sarebbe più corretto – per ragioni ambientali, etiche, di diritto degli animali e, perché no, di salute pubblica – promuovere un referendum per chiudere gli allevamenti intensivi.

Spesso, poi, si confonde la caccia col bracconaggio, con pratiche che andrebbero vietate (la caccia alle balene, per esempio) o, ancora, con comportamenti di singoli cacciatori che andrebbero puniti. Anche qui, come sopra, c’è un salto logico: voler abolire la caccia, tout court, perché ci sono casi di reati o di pratiche che andrebbero regolamentate. Sarebbe come dire, per analogia, che siccome ci sono dei pazzi alla guida – e ce ne sono parecchi – bisognerebbe abolire la circolazione delle auto; o che siccome ci sono falsi invalidi o falsi percettori del reddito di cittadinanza bisognerebbe eliminare le due misure.

Un determinato tipo di caccia – che chiamerei “sana”, o “sostenibile” – è utile per l’ecosistema. La caccia di selezione, per esempio, permette di tenere sotto controllo il proliferare di alcune specie, che in certi territori, diffondendosi, costituirebbero un pericolo per l’esistenza di altre specie (è il caso della volpe). Ma non solo: provocherebbero danni all’agricoltura e, più in generale, sarebbero pericolose per la vicinanza con l’uomo (penso ai cinghiali, il cui numero è raddoppiato negli ultimi dieci anni).

Naturalmente, l’attività della caccia presenta aspetti negativi. Se è necessaria la caccia di selezione, tanto per restare in tema, è anche per colpa dei cacciatori, che hanno contribuito a eliminare i predatori naturali. E se i cinghiali sono fuori controllo – lo vediamo anche nelle nostre città, da Nord a Sud – è anche per via degli esemplari importati dall’estero. Che senso ha, poi, uccidere cardellini e fringuelli e altre minuscole specie di volatili, per svago? O ammazzare un fagiano e poi lasciarlo dov’è, per non doverlo spennare e cucinare? Nessuno.

Se esistono pratiche sbagliate, è giusto che vengano regolamentate. Così come è giusto che bracconieri e cacciatori che infrangono le regole vadano puniti. Ma ciò non significa, secondo me, che sia corretto abolire la caccia*.

*Il post si riferisce al quesito depositato dal “Comitato sì Aboliamo la caccia” che si prefigge di abolire totalmente tale pratica

Sostieni ilfattoquotidiano.it: se credi nelle nostre battaglie, combatti con noi!

Sostenere ilfattoquotidiano.it vuol dire due cose: permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti, gratuito per tutti. Ma anche essere parte attiva di una comunità e fare la propria parte per portare avanti insieme le battaglie in cui crediamo con idee, testimonianze e partecipazione. Il tuo contributo è fondamentale. Sostieni ora

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

‘Petrolio il tempo perduto’, l’inchiesta di PresaDiretta sulla transizione energetica e le emissioni di metano dagli impianti di gas

next
Articolo Successivo

Emergenza climatica, Sky media partner della Youth4Climate e della Pre-Cop26 per “sensibilizzare il pubblico”

next