Dopo la vittoria di sabato scorso di Oleksandr Usyk su Anthony Joshua, gli appassionati di pugilato attendono ora l’altra “semifinale mondiale” tra Deontay Wilder e Tyson Fury che si svolgerà sabato 9 ottobre a Las Vegas, quando in Italia sarà l’alba del di domenica 10. Sono giorni di fuoco per la boxe e la sua categoria regina, quella dei pesi massimi. Da dilettante Roberto Cammarelle ha vinto tutto quello che poteva vincere tra i pugili che superano le 200 libbre (90,72 kg), che nel dilettantismo sono chiamati supermassimi. L’ex boxeur milanese conosce bene Joshua, alle Olimpiadi di Londra nel 2012 ha perso immeritatamente l’oro proprio contro l’inglese. Per ilfattoquotidiano.it immagina lo scenario che si apre ora nella categoria.

Cammarelle, le è piaciuto l’incontro sul ring nello stadio del Tottenham?
Molto, grazie al pugilato mostrato da entrambe le parti. Sia a livello tecnico che tattico è stato un grande incontro, come se ne vedono pochi tra pesi massimi. Il risultato è giustissimo, nel mio personale cartellino avevo quattro punti a favore di Usyk. Alla vigilia pensavo vincesse Joshua, invece la differenza sul ring è stata troppa perché alla fine ci fosse un verdetto diverso.

Per Usyk quella dei massimi non era la sua categoria.
Non lo è stata solo fino al giorno del match, lui non ha il colpo dei pesi massimi ma possiede una velocità e una precisione che fanno male. Per tecnica e rapidità è già nella storia di questa categoria. Usyk ha colpito più volte Joshua, ma solo negli ultimi secondi l’inglese è andato veramente in difficoltà, prima era riuscito a tenere in qualche modo i colpi. L’ucraino ha lasciato quattro riprese a Joshua per farlo stancare. Fino alla decima c’è stato un sostanziale equilibrio, se le ultime due riprese le vince l’inglese, ne esce il pari, invece l’ucraino ha messo il turbo.

Lei ha affrontato Joshua nella finale olimpica dei supermassimi a Londra 2012. Contemporaneamente vinceva l’oro nei massimi proprio Usyk.
Sabato i due atleti hanno combattuto da pugili olimpici. Joshua non ha lavorato bene con la guardia destra, quando Usyk gli metteva il destro sul muso: non è riuscito a trovare il modo di fermare l’avversario, prendendo poi anche il sinistro.

Joshua ne esce ridimensionato?
Sì, ora deve ripartire. Per il mondo del pugilato la sfida da vedere rimane ancora Joshua-Fury, ma servono le cinture in palio. Bisogna dunque che Tyson Fury batta Wilder, poi Usyk e che poi combatta con Joshua.

Cosa si aspetta dal terzo episodio della saga Fury-Wilder, valido per il titolo WBC e The Ring?
Tyson Fury mi piace di più tecnicamente. Credo ce la faccia, sempre che arrivi preparato bene. Anche con l’ucraino Fury avrà più possibilità di Joshua. È molto più mobile di AJ, che l’altra sera è andato contro la sua natura, modificando il modo di combattere e muovendosi di più.

Guardando questi match in diretta tv ha mai pensato che sarebbe potuto esserci lei su quei ring?
Non è così. In Italia il pugilato non ha l’appeal che attrae le masse. Joshua fa dai 60mila ai 90mila spettatori. Io quanto avrei potuto fare al massimo? Diecimila persone? È inutile raccontarsi storie. Qui da noi manca l’abitudine di andare al palazzetto. C’è bisogno della tv perché torni ad essere uno sport popolare. Negli anni passati la boxe olimpica è esplosa perché i giochi sono seguiti dalla televisione.

Gli altri?
Non c’è un Mike Tyson o i Klycko. Lo scenario è vario, tra un paio d’anni magari escono le nuove generazioni, sembra per esempio che Richard Torrez, l’americano vicecampione olimpico, passi tra i pro.

Pesi massimi italiani?
Non ne abbiamo! Fabio Turchi è un cruiser interessante ma non gli conviene passare di categoria perché non ha il pugno di Tyson.

Lei non avrebbe voglia di allenare i professionisti?
Non mi piace insegnare, è molto complicato e in palestra tutti i giorni non posso esserci.

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