“Sono ancora vivo. Nonostante alcuni mi volessero morto”. Lo ha rivelato Papa Francesco in un colloquio a porte chiuse con i suoi confratelli gesuiti svolacchi, incontrati durante il suo recente viaggio nel cuore dell’Europa. “So che ci sono stati persino incontri tra prelati”, ha affermato Bergoglio, “i quali pensavano che il Papa fosse più grave di quel che veniva detto. Preparavano il conclave. Pazienza! Grazie a Dio, sto bene. Fare quell’intervento chirurgico è stata una decisione che io non volevo prendere: è stato un infermiere a convincermi. Gli infermieri a volte capiscono la situazione più dei medici perché sono in contatto diretto con i pazienti”. Il riferimento del Papa è a Massimiliano Strappetti, l’infermiere del Vaticano che lo ha convinto a sottoporsi all’operazione al colon il 4 luglio scorso al Policlinico Gemelli di Roma e alla quale sono seguiti dieci giorni di degenza

Tornato nella sua residenza, Casa Santa Marta, la convalescenza del Papa è proseguita serenamente durante tutta l’estate con una graduale ripresa delle udienze, prima quelle generali del mercoledì nell’Aula Paolo VI e poi quelle private nel Palazzo Apostolico. Fino al recente viaggio a Budapest e in Slovacchia. Eppure, nonostante la ripresa fisica di Francesco – che il 17 dicembre prossimo compirà 85 anni – nelle settimane successive all’operazione si sono alimentate voci sulle sue possibili dimissioni. Indiscrezioni fermamente smentite dal Papa. Nel 2021 Bergoglio ha in programma altri due viaggi internazionali: a novembre sarà a Glasgow per intervenire alla Cop26 e a dicembre visiterà la Grecia, Cipro e Malta.

Nel colloquio con i gesuiti slovacchi pubblicato da La Civiltà Cattolica, Francesco ha raccontato anche che “c’è una grande televisione cattolica che continuamente sparla del Papa senza porsi problemi. Io personalmente posso meritarmi attacchi e ingiurie perché sono un peccatore, ma la Chiesa non si merita questo: è opera del diavolo. Io l’ho anche detto ad alcuni di loro. Sì, ci sono anche chierici che fanno commenti cattivi sul mio conto. A me, a volte, viene a mancare la pazienza, specialmente quando emettono giudizi senza entrare in un vero dialogo. Lì non posso far nulla. Io comunque vado avanti senza entrare nel loro mondo di idee e fantasie. Non voglio entrarci e per questo preferisco predicare, predicare. Alcuni mi accusavano di non parlare della santità. Dicono che parlo sempre del sociale e che sono un comunista. Eppure ho scritto una esortazione apostolica intera sulla santità, la Gaudete et exsultate”. Francesco ha affrontato anche un suo recente provvedimento, il motu proprio Traditionis custodes, con il quale ha frenato la liberalizzazione della messa in latino decisa da Ratzinger. “Adesso – ha spiegato il Papa – spero che con la decisione di fermare l’automatismo del rito antico si possa tornare alle vere intenzioni di Benedetto XVI e di Giovanni Paolo II. La mia decisione è il frutto di una consultazione con tutti i vescovi del mondo fatta l’anno scorso. Da adesso in poi chi vuole celebrare con il vetus ordo deve chiedere permesso a Roma come si fa col biritualismo. Ma ci sono giovani che dopo un mese di ordinazione vanno dal vescovo a chiederlo. Questo è un fenomeno che indica che si va indietro. Un cardinale mi ha detto che sono andati da lui due preti appena ordinati chiedendo di studiare il latino per celebrare bene. Lui, che ha senso dello humor, ha risposto: ‘Ma in diocesi ci sono tanti ispanici! Studiate lo spagnolo per poter predicare. Poi quando avete studiato lo spagnolo, tornate da me e vi dirò quanti vietnamiti ci sono in diocesi, e vi chiederò di studiare il vietnamita. Poi, quando avrete imparato il vietnamita, vi darò il permesso di studiare anche il latino’. Così li ha fatti atterrare, li ha fatti tornare sulla terra. Io vado avanti, non perché voglia fare la rivoluzione. Faccio quello che sento di dover fare. Ci vuole molta pazienza, preghiera e molta carità”.

Infine, Bergoglio è tornato sui temi dei divorziati risposati e delle coppie omosessuali sottolineando che “ci fa paura andare avanti nelle esperienze pastorali. Penso al lavoro che è stato fatto al Sinodo sulla famiglia per far capire che le coppie in seconda unione non sono già condannate all’inferno. Ci dà paura accompagnare gente con diversità sessuale”. E ha aggiunto: “L’ideologia ha sempre il fascino diabolico perché non è incarnata. In questo momento viviamo una civiltà delle ideologie, questo è vero. Dobbiamo smascherarle alle radici. La ideologia del gender è pericolosa, sì. Così come io la intendo, lo è perché è astratta rispetto alla vita concreta di una persona, come se una persona potesse decidere astrattamente a piacimento se e quando essere uomo o donna. L’astrazione per me è sempre un problema. Questo non ha nulla a che fare con la questione omosessuale, però. Se c’è una coppia omosessuale, noi possiamo fare pastorale con loro, andare avanti nell’incontro con Cristo. Quando parlo dell’ideologia, parlo dell’idea, dell’astrazione per cui tutto è possibile, non della vita concreta delle persone e della loro situazione reale”.

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