Le elezioni per il presidente della Repubblica all’inizio del 2022? “Starò a guardare” risponde l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi intervistato dal Corriere della Sera in occasione dell’uscita del suo libro scritto con Marco Ascione Strana vita, la mia (ed. Solferino). Ma sul Quirinale Prodi risponde sulle opzioni che girano incessantemente da giorni: Mattarella bis e Draghi. Sul presidente uscente Prodi risponde che “conoscendolo, se dice di non volere essere rieletto, sarà così: credo a quello che dice“. Quanto all’attuale presidente del Consiglio “credo che l’incognita dei prossimi mesi riguardi molto Draghi: se sceglierà un grande potere limitato nel tempo o meno potere, ma grande autorità per un tempo molto più lungo”.

Inevitabile ritornare al ricordo dei 101 che affossarono la sua, di elezione. “Non c’era bisogno del no di Berlusconi per farmi mancare i voti nel 2013. Con la bocciatura al Quirinale non ci sono problemi, non era cosa che facessi il Capo dello Stato, tutto qui. Debbo anche aggiungere che gli anni successivi sono stati tra i più felici della mia vita”. Nel libro, peraltro, in un passaggio Prodi spiega che coloro che abbatterono la sua elezione furono molto più di 101, anche 120 o 130. “I loro nomi? Ne ho sentiti fare alcuni, ma è indicativo che a distanza di tanti anni ancora non si sappia chi si schierò contro di me. Non credo comunque che ci fosse solo un desiderio di sfregio nei miei confronti. Forse c’era la volontà di colpire Bersani. Questa fu la sensazione che ebbe lui. E Non dubio che abbia buone ragioni per crederlo”.

Prodi nell’intervista al Corriere sottolinea che “il riformismo deve trovare un’identità nuova dopo 35 anni di un liberismo che ha devastato i diritti sociali“. Per Prodi, l’Italia può esprimere il suo ruolo solo se pesa a Bruxelles e con Draghi “è già così. Abbiamo recuperato in immagine internazionale, ci sono gli aiuti del Next Generation Plan. La Ue ha compiuto un grandioso passo avanti grazie alla conversione di Angela Merkel e della Germania. E grazie alla Brexit, senza la quale non ci sarebbe stato il ripensamento: ex malo bonum“. L’Europa “deve avere più forza nella Nato e può farlo solo se la Francia mette a disposizione l’arma nucleare e il potere di veto all’Onu, rendendoli risorse non nazionali, ma europee“. Il nostro destino politico e militare “è con gli Stati Uniti“, ma “bisogna tenere conto degli interessi nazionali ed europei e, dunque, anche dell’esigenza di dialogare con la Cina“, con cui “occorre trovare un modus vivendi. Non so se si troverà, ma bisogna cercarlo”.

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