L’Inter ridimensionata, la Juventus allo sbando, il Milan vittima sacrificale di un girone di ferro o la piccola Atalanta: chi può salvare l’onore della Serie A? Cercasi (disperatamente) italiana da Champions: inizia la coppa e mai come quest’anno le nostre si presentano ai nastri di partenza con tanti timori e poche speranze, il rischio concreto di fare ancora da comparse nel torneo degli sceicchi e delle inglesi. Il Paris Saint-Germain di Messi, Neymar e Mbappé, che in estate ha collezionato campioni come figurine e si è permesso di rifiutare un’offerta da quasi duecento milioni per un calciatore in scadenza. Il Manchester United e il Chelsea, che hanno saccheggiato la Serie A portandosi via Cristiano Ronaldo e Lukaku, ovviamente il City di Guardiola, o ancora il Bayern Monaco che resta una macchina da guerra nonostante il Covid. Spaventano meno le spagnole, in crisi tanto quanto noi, anche se Barcellona e Real Madrid restano sempre loro e pure l’Atletico Madrid ormai spende. Viene difficile pensare che anche solo un’italiana possa competere contro di loro.

Non è tanto il fatto di non vincere la Champions da oltre un decennio, dal Triplete dell’Inter nel 2010. E nemmeno il desolante record negativo dello scorso anno, quando non abbiamo portato nemmeno una squadra ai quarti: ogni stagione fa storia a sé. Sono le premesse di fatto a essere poco incoraggianti. Da tempo si parla del calcio italiano in crisi a livello internazionale, ma in fondo, fino a un paio di stagioni fa, la Juventus era a tutti gli effetti una big europea che iniziava il torneo tra le favorite. L’anno scorso c’era anche l’Inter di Conte e Lukaku, già finalista di Europa League. Oggi è difficile anche solo capire quale possa essere l’italiana con più chance di fare strada.

Per il blasone e per quel titolo di campione d’Italia, il pronostico direbbe Inter: i nerazzurri, però, sono stati profondamente ridimensionati dal mercato estivo (quasi smantellati, se non fosse stato per la bravura dell’ad Marotta), e nonostante il ruolo di testa di serie si ritrovano praticamente nello stesso identico girone (con Real Madrid e Shakthar Donetsk) da cui erano stati eliminati l’anno scorso. Magari Inzaghi riuscirà a far meglio di Conte (che nelle coppe ha una maledizione) ma senza il primo posto l’accoppiamento negli ottavi rischia di essere proibitivo. E il percorso altrettanto breve. Ha un gruppo molto più abbordabile la Juventus, che però vive il suo momento più difficile da dieci anni a questa parte e trema persino per l’esordio col Malmoe. Il Milan in questo momento è senza dubbio la squadra più in forma, ma riparte dalla quarta fascia e si ritrova in un girone infernale con Liverpool, Atletico e Porto: già superare il turno sarebbe un trionfo. Quanto all’Atalanta, la formazione di Gasperini negli ultimi due anni si è rivelata la più internazionale tra le italiane in Europa, ma resta comunque una Cenerentola del calcio continentale.

La verità è che è la geografia del pallone europeo ad essere cambiata, e noi stiamo scivolando verso la periferia. Per una mera questione economica. Questa sarà anche la prima Champions League dopo l’incubo della Superlega (durato lo spazio di una notte ma non ancora del tutto finito, con i contenziosi delle ribelli che vanno avanti): quello sarebbe stato il campionato dei ricchi, chiuso ed antidemocratico; questa invece è la coppa “del popolo”, perché tutti possono sognare di qualificarsi e persino di vincerla. Vero, ma fino a un certo punto. Senza alcuna tentazione di riabilitare la Superlega – un abominio sportivo – è un fatto che nell’edizione dell’anno scorso le migliori otto ai quarti di finale sono coincise con le squadre col fatturato più alto (tranne due, Barcellona e Manchester United, soppiantate da Porto e Dortmund). Alla fine ha vinto il Chelsea, quasi un outsider al cospetto della ricchezza sconfinata del City, ma comunque un club da quasi mezzo miliardo di ricavi l’anno. La Champions ormai è un torneo ricco per ricchi. Mentre il calcio italiano è sempre più povero. Poi, le sorprese (leggi Ajax, Lione, la stessa Atalanta) in Champions esistono ancora (non in Superlega, questa è la differenza). Possiamo sperare di esserlo noi: solo questa è rimasta l’ambizione delle italiane.

Twitter: @lVendemiale

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