L’obbligatorietà del Green Pass per tutti i lavoratori e i fornitori delle Rsa arriva proprio nel momento in cui nelle strutture sanitarie assistenziali per anziani si iniziano a fare i conti con l‘obbligo vaccinale per i sanitari e i socio sanitari iscritti a un albo professionale imposto per legge la scorsa primavera. Ma che, causa imbuto nelle Asl, inizia ad essere applicato solo ora con la sospensione di medici, infermieri e operatori no vax.

Con effetti paradossali, come ricorda Il Messaggero in edicola venerdì 10 settembre, che cita il caso della Provincia Autonoma di Trento dove a fine agosto i sindacati hanno denunciato una situazione in cui solo 5 strutture provinciali sono in grado di garantire il servizio, sette non soddisfano i parametri assistenziali e le altre devono “rimodulare al ribasso l’organizzazione” per far fronte alla carenza di organico socio sanitario. In Trentino i no vax delle Rsa sono infatti il 12% del personale: 5 i medici, 74 gli infermieri e 263 gli operatori socio sanitari (oss). Quanto alle altre regioni, ci sono i casi degli operatori che hanno perso il ricorso contro la sospensione dal lavoro (4 in Toscana e 10 in Veneto, ricorda ancora Il Messaggero) e ancora la ventina di sospesi a Imperia e il 50% di no vax della casa di riposo forlivese. Con buona pace degli assistiti che sono sopravvissuti al covid.

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