Centinaia di cittadini australiani e titolari di visto sono rimasti bloccati nella capitale afghana caduta nelle mani dei Talebani. Alcuni hanno trascorso giorni davanti ai cancelli dell’aeroporto nel tentativo di entrare, solo per essere picchiati e respinti dagli islamisti. Un video condiviso dallo scrittore e giornalista Suhrab Sirat su Twitter, mostra un cittadino australiano di origine afghane fermato e picchiato dai talebani mentre starava cercando di raggiungere l’aeroporto. L’uomo si è ripreso con il cellulare con il volto coperto di sangue.

Secondo diverse fonti a Kabul anche la rigida insistenza dell’Australia sui processi burocratici sta condannando le persone a rimanere bloccate. E la mancanza di comunicazione tra i diversi dipartimenti e agenzie del governo australiano – e tra Kabul e Canberra – sta ostacolando gli sforzi degli australiani e dei titolari di visto per raggiungere l’aeroporto. Centinaia di afghani a Kabul, ai quali è stato offerto un volo di evacuazione dal governo dell’Australia ed è stato detto di recarsi all’aeroporto, sono stati respinti ai cancelli dai soldati australiani. A raccontarlo è il Guardian, che riferisce di una crescente disperazione nella città afghana e una apparente mancanza di coordinamento tra le agenzie australiane e per il rigoroso rispetto di processi burocratici. Due giovani donne orfane, con il fratello maggiore in Australia come residente permanente, sono state costrette a lasciare l’aeroporto dopo essere rimaste nello scalo per più di 24 ore, perché non avevano il visto necessario, secondo le autorità australiane. Avevano ricevuto un’e-mail da Canberra con l’ordine di recarsi all’aeroporto per imbarcarsi su un volo, e per raggiungere lo scalo avevano dovuto superare diversi checkpoint talebani. Ex guardie dell’ambasciata australiana a Kabul, a cui erano state inviate lettere degli affari interni di “offerta di volo di evacuazione australiana” con le istruzioni per recarsi all’aeroporto di Kabul, hanno riferito che è stato negato loro l’ingresso allo scalo.

video Twitter/Suhrab Sirat

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