Gli Stati Uniti hanno dato il via libera alla terza dose del vaccino anti-Covid, per il momento riservata agli immunodepressi. Nel frattempo Israele ha annunciato che estenderà la terza somministrazione anche agli ‘over 50’ che hanno ricevuto le prime due dosi oltre cinque mesi fa. Ora anche l’Italia si muove in questa direzione, come conferma Sergio Abrignani, immunologo dell’Università di Milano e membro del Comitato tecnico scientifico: “La terza dose del vaccino potrebbe servire a dare un boost, cioè un potenziamento della risposta immunitaria, a chi ha già chiuso il ciclo”, ha spiegato in un’intervista a Repubblica. Si partirà da fragili e anziani: “In questo momento nel mondo occidentale circa il 98% dei morti ha più di 60 anni. Quindi si va verso una terza dose per queste persone. Prima però ci sono da proteggere i fragili che rispondono poco al vaccino a causa delle loro condizioni”. Si tratta ad esempio di soggetti che fanno la chemioterapia, che hanno sindromi di immunodeficienza oppure che assumono alte dosi di cortisone: “Non sono tanti nel nostro Paese, al massimo mezzo milione di persone”.

È la decisione presa negli Usa, dove la Food and Drug Administration ha autorizzato la terza dose per le persone che hanno un sistema immunitario debole, così da proteggerle dalla variante Delta: la decisione riguarda milioni di americani come chi ha subito un trapianto o i malati di cancro. Intanto, i funzionari sanitari degli Stati Uniti stanno continuando a monitorare da vicino se e quando l’immunità media diminuirà abbastanza da richiedere nuovi richiami per tutti, ma per ora i vaccini continuano a offrire una protezione robusta per la popolazione. In Israele, invece, dove gli ‘over 50’ che hanno ricevuto le prime due dosi oltre cinque mesi fa, ora anche per loro è arrivato il momento della terza, come ha spiegato il premier israeliano Naftali Bennett, che ha parlato di ‘Pandemia Delta‘.

Anche l’Europa si sta preparando a muoversi: la Francia già da aprile ha incoraggiato i pazienti a ricevere una terza dose quattro settimane dopo la loro seconda somministrazione regolare. In Italia si va verso la possibilità di una terza dose, intanto per i pazienti più fragili: “Sarà utile ad esempio per chi ha risposto poco al primo ciclo di vaccinazione ma anche per chi ha ancora un’ottima copertura, perché potrebbe servirgli a prolungare la memoria immunologica”, spiega Abrignani. Contro le varianti esistenti, come la Delta, “la terza dose serve perché abbiamo visto che il vaccino copre al 90-95% dalle forme gravi e a circa al 70-80% contro l’infezione. Se per caso dovesse venire fuori in futuro una variante che sfugge e purtroppo dovesse prendere il sopravvento, allora sarà necessario fare un richiamo con un vaccino diverso, quindi non con il booster di cui parlavo prima”, ha aggiunto l’immunologo. Secondo Abrignani, “la pandemia che stiamo ancora vivendo, se intensificheremo la campagna vaccinale, potrebbe presto diventare una gestibile endemia, cioè una situazione con un numero relativamente basso e costante di casi clinicamente rilevanti, cioè di ricoveri in terapia intensiva o morte, che non provocheranno ingolfamento delle strutture sanitarie”.

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