PADOVA – Caporalato in una fiorente azienda del Nordest. Ci sono alcune pagine del giudice per le indagini preliminari Domenica Gambardella che integrano il capo d’imputazione e sintetizzano le accuse non solo a carico di nove pakistani oggetto di misure di custodia cautelare, ma anche di due dirigenti di Grafica Veneta finiti ai domiciliari per sfruttamento di lavoro. “Giornate lavorative di circa 12 ore per 7 giorni su 7... assenza di giornate di riposo… mancato riconoscimento di ferie… mancato riconoscimento di eventuali giornate di malattia… pausa pranzo da svolgersi all’interno del luogo di lavoro senza che fosse destinato alcuno spazio specifico (quale refettorio o sala mensa)… sorveglianza a vista continuativa durante lo svolgimento delle prestazioni lavorative… mancata messa a disposizione dei lavoratori dei fondamentali Dispositivi di protezione individuali, quali scarpe antinfortunistiche o protezioni per i rumori”. Ma c’è anche, per i lavoratori, “l’obbligo di retrocessione di parte dello stipendio formalmente erogato in conformità alle buste paga, così da ridurre la retribuzione oraria all’importo di 4,5/5 euro all’ora, ben al di sotto di quanto previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro…”, poi “il mancato riconoscimento della tredicesima mensilità, l’obbligo di pagamento di un importo ricompreso tra euro 120 ed euro 150 per l’ospitalità in camere con almeno tre persone ed uso promiscuo di servizi igienici e cucina, il tutto mediante detrazione diretta dello stipendio”.

E’ uno scenario impressionante, che riguarda l’azienda stampatrice con 700 dipendenti (500 in Italia, 200 negli Usa dopo la recente acquisizione di Lake Book Manifacturing) e un fatturato di 200 milioni di euro all’anno. Tre anni fa il titolare Fabio Franceschi, padovano, aveva lanciato un appello: “Non riusciamo ad assumere 25 persone perché i giovani non vogliono fare i turni. Abbiamo ricevuto solo 4-5 candidature, gli altri che abbiamo contattato si sono tirati indietro. Rinunciano per i turni troppo pesanti”. Adesso l’amministratore delegato Giorgio Bertan e il direttore dell’area tecnica Giampaolo Pinton sono sospettati di complicità con l’organizzazione asiatica che agiva dietro il paravento della società B.M. Services sas, con sede a Lavis in provincia di Trento, gestita da Arshad Mahmood Badar e dal figlio Asdullah.

Due date-chiave – Ci sono due date attorno a cui ruota l’inchiesta. Il 25 maggio 2020 un giovane pakistano fu trovato con le mani legate dietro la schiena, dopo essere stato picchiato, lungo la Statale 16, a Piove di Sacco (Padova). Poco dopo un suo connazionale, nelle stesse condizioni, fu trovato a Loreggia. Idem, per un terzo uomo, in provincia di Venezia. Il numero dei casi era poi salito a cinque, mentre altri cinque asiatici si erano presentati al pronto soccorso di Camposampiero, denunciando: “Siamo stati picchiati, seviziati e rapinati”. Il pestaggio sommario, che secondo le vittime era stato messo in atto dall’organizzazione, indirizzò verso le condizioni di lavoro a Grafica Veneta. Ed ecco la seconda data, il 7 luglio 2020, giorno in cui i carabinieri si presentarono nello stabilimento di Trebaseleghe.

“L’azienda sapeva” – “Grafica Veneta è perfettamente consapevole del numero di ore necessarie per svolgere il lavoro che appalta e non a caso, disponendo delle timbrature dei dipendenti Bm Service, ha fatto di tutto per non consegnarli alla Polizia giudiziaria”. Così scrive il gip nell’ordinanza anticipata da alcuni quotidiani locali, avvalorando la tesi del pm Andrea Girlando. Il procuratore di Padova, Antonino Cappelleri, ha rincarato la dose durante la conferenza stampa seguita al blitz: “La particolarità di questo caso di caporalato è la complicità, che credo siamo riusciti a dimostrare in pieno, dell’azienda italiana con quella gestita dai pakistani, nonostante le solide condizioni economiche e la possibilità di operare in maniera regolare. Sono riusciti a delocalizzare un settore nella loro stessa sede, appaltando manodopera a prezzi bassissimi”. E ancora: “È inquietante come da una parte l’azienda si sia dimostrata sensibile ai temi sociali, ad esempio fornendo mascherine nel pieno della pandemia, quando non ce n’erano, e dall’altra agisse in modo irrispettoso non solo dei diritti dei lavoratori, ma del genere umano”. Il riferimento è all’autoproduzione consegnata alla Regione Veneto, che distribuì le mascherine ai cittadini nella prima fase del Covid. Franceschi partecipò anche a una conferenza stampa del governatore Luca Zaia, che elogiò il genio e la creatività veneta.

I testimoni – Formalmente i contratti sottoscritti con Grafica Veneta sono regolari, nel senso che indicano un impegno settimanale di 40, 30 e 20 ore. Quindi, al massimo 8 ore al giorno. Ma gli operai hanno descritto una situazione ben diversa. “L’orario poteva variare da 10, 12 a un massimo di 16 ore al giorno”. Un altro: “In busta paga vengono contabilizzate soltanto 8 ore”. Un terzo: “Non era prevista giornata di riposo e neanche le ferie”. Infine: “Lo stipendio mensile era di 1.100 euro, ma mi veniva accreditata una somma inferiore in quanto si trattenevano l’affitto di 120 euro e ulteriori 200, 300 o 400 euro”. Quest’ultimo si riferiva a chi lo aveva reclutato. Sulla questione dei soldi pagati, il gip annota: “Nel mese di maggio la Bm Service ha fornito circa 3.000 ore di manodopera al prezzo di euro 30.000, che Grafica Veneta ha pagato euro 10 per ogni ora. Considerando che la busta paga di un lavoratore con contratto a tempo pieno prevede una paga oraria oscillante tra i 7 e gli 8 euro, appare evidente che l’importo pagato da Grafica Veneta sia del tutto disancorato dalla realtà, in quanto non consentirebbe alla Bm Service nemmeno di rientrare dei costi della manodopera”. La conseguenza? “L’unico modo che la Bm Service ha di recuperare i costi è quella di dimezzare nei fatti la paga degli operai, facendoli lavorare il doppio delle ore, senza riconoscere i festivi, le malattie, le tredicesime, il lavoro straordinario…”.

Il depistaggio – Tra le prove raccolte anche intercettazioni. Ad esempio tra Bertan e Mahmood Badar. Secondo il gip, “è l’amministratore delegato che indica il numero di persone da assumere, soffermandosi anche sulle tipologie di contratto da utilizzare e sull’attività di vigilanza che pretende sia fatta sui dipendenti”. Inoltre, il giorno dell’arrivo dei carabinieri, l’analisi delle telefonate tra Bertan e Pinton, relative agli ingressi e alle presenze degli operai, “dimostra che i due fanno di tutto per non comunicare quei dati in quanto avrebbero provato il loro pieno coinvolgimento nello sfruttamento dei lavoratori”. Il gip: “Addirittura, vi sono state telefonate in cui i dirigenti della Grafica hanno detto al proprio tecnico di non consegnare nulla e cancellare i dati, disperandosi una volta appreso che la Polizia Giudiziaria era comunque riuscita ad acquisire un dato parziale”. Bertan a Pinton: “Mi raccomando con le timbrature”. Bertan addirittura invita il titolare pakistano di B.M. Services a parlare “ai suoi operai affinché rispondano bene”. Bertan chiede a Pinton: “Noi gli abbiamo dato le timbrature?”. E si sente rispondere: “No…se le sono prese loro dal computer per quanto riguarda gli ingressi e le uscite. Nell’aprire il programma hanno visto tutto”. A quel punto Bertan usa una frase inequivocabile: “Ci siamo inculati da soli”. In parte Pinton lo conforta: “Siamo riusciti a tagliare dal 26… hanno preso da maggio in poi”.

Le violenze – Secondo il gip, “il violento pestaggio avvenuto il 25 maggio altro non era che una punizione riservata ai lavoratori che stavano maturando il proposito di ribellarsi al Badar, recandosi presso un sindacato per avere informazioni sui propri diritti”. Cosa sapevano i vertici di Grafica Veneta delle violenze ai danni degli operai? Probabilmente niente, anche se sarebbero stati a conoscenza del clima di rivendicazione dei diritti da parte di alcuni operai. Infatti, a fine maggio 2020, l’amministratore delegato Bertan chiede al figlio di Badar come ha risolto i problemi “con quelli che vi rompono le scatole… spero che sia superata la cosa”. E qui ritorna il Covid. Bertan spiega: “Effettivamente noi soprattutto qua all’inizio di giugno abbiamo un bel carico perché oltre all’aspetto mascherine, abbiamo libri e c’è tanta roba da fare per cui… tu sei senza questi 8 o li hai già rimpiazzati…”. Risposta: “Li abbiamo già rimpiazzati”.

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