Ci sono anche Giorgio Bertan e Giampaolo Pinton, rispettivamente amministratore delegato e direttore dell’area tecnica di Grafica Veneta tra gli 11 arrestati dai carabinieri di Cittadella (Padova) in un’operazione che ha sgominato un’organizzazione di pakistani che sfruttava lavoratori connazionali. Secondo la Procura di Padova i due dirigenti dell’azienda leader nella stampa e rilegatura di libri (anche best seller come la saga di Harry Potter e l’autobiografia di Barack Obama) erano a conoscenza della situazione di illegalità e dei metodi violenti usati dall’organizzazione per soggiogare e intimidire i lavoratori. I due manager sono ai domiciliari, per gli altri 9 è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Quattro sono ancora ricercati.

L’indagine è iniziata nel maggio 2020 quando a Piove di Sacco, lungo la statale 16, è stato trovato un cittadino pakistano legato con le mani dietro la schiena e con lesioni sul corpo, chiaramente derivanti da percosse. Poi altri lavoratori pakistani hanno riferito di essere stati picchiati, derubati dei documenti e dei loro averi e abbandonati per strada. Infine, altri 5 pakistani si sono presentati all’ospedale di Padova riferendo la stessa situazione. Gli accertamenti avviati dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Cittadella hanno consentito di appurare che le situazioni facevano capo a quello che era successo tra i comuni di Trebaseleghe e Loreggia, nella giornata del 25 maggio 2020.

I lavoratori erano tutti dipendenti della BM Services sas con sede a Lavis (Trento), gestita da due pakistani con cittadinanza italiana, che fornisce manodopera a diverse aziende del Nord Italia. In quel periodo stavano lavorando alla Grafica Veneta di Trebaseleghe. Venivano assunti per brevi periodi, con regolari contratti di lavoro (part-time e full-time), gli orari arrivavano a 12 ore al giorno senza pause, ferie né alcuna tutela tra quelle previste dalla normativa. Inoltre, era stato avviato un articolato “sistema estorsivo” finalizzato al recupero di gran parte dello stipendio versato e della tredicesima attraverso prelievi agli sportelli bancomat eseguiti personalmente dai due titolari o da persone di loro fiducia attraverso le carte di debito intestate ai lavoratori. Come se non bastasse, i lavoratori erano costretti a pagarsi l’affitto per un posto letto ricavato all’interno di abitazioni dove vivevano anche in più di 20 persone ammassate, messe a disposizione dall’organizzazione che si avvaleva di connazionali di fiducia per gestire il tutto.

Gli operai, resisi conto di essere oggetto di sfruttamento e di abusi, si erano rivolti a un sindacato di categoria. I titolari della società di Lavis e i loro fedelissimi che gestivano l’organizzazione illecita hanno allora organizzato un’azione punitiva che potesse anche costituire da esempio per gli altri lavoratori “ribelli” che intendessero seguire questa strada. Il 25 maggio al ritorno nelle loro abitazioni di Trebaseleghe e Loreggia, gli operai hanno trovato ad attenderli squadre di picchiatori che li hanno aggrediti, e dopo averli legati mani e piedi, percossi per derubarli dei soldi, dei documenti e di ogni altro avere, compresi i cellulari per impedire loro di chiedere aiuto.

L’indagine coordinata dal pubblico ministero Andrea Girlando si è allargata alle aziende italiane committenti che richiedevano il lavoro degli stranieri. E’ stato rilevato che anche parte della dirigenza di Grafica Veneta era perfettamente a conoscenza dello sfruttamento dei lavoratori stranieri, sia per quanto riguarda gli incessanti turni di lavoro che per la sorveglianza a vista a cui erano sottoposti. Erano, inoltre, ben consapevoli delle degradanti condizioni di lavoro e della mancata fornitura dei Dpi (protezioni da rumori, scarpe antinfortunistiche). La situazione ha comportato un tentativo di elusione dei controlli, edulcorando e/o eliminando dai server informatici gran parte dell’archivio gestionale che registra gli ingressi e le uscite dei lavoratori.

Grafica Veneta è stata, dal 2013 al 2018, azionista con il 4% della Società editoriale Il Fatto che edita Il Fatto Quotidiano. La quota è stata liquidata quando il fondatore e presidente dell’azienda Fabio Franceschi – che non risulta coinvolto in questa inchiesta – ha annunciato la propria candidatura con Forza Italia, scelta considerata non compatibile con i principi fondamentali di libertà d’informazione ai quali Il Fatto si ispira.

Franceschi oggi “ha preso atto con rammarico e sorpresa” del blitz anticaporalato che ha portato agli arresti domiciliari per due suoi manager. Il presidente scrive per esprimere “la solidarietà ai collaboratori citati in questa vicenda” e sottolineare “la piena stima e il completo supporto” nei loro confronti. Nella nota, Franceschi precisa che “la società che gestiva l’appalto è interessata di altri analoghi appalti non solo in Veneto, ma anche in altre Regioni del Nord Italia; infatti le prestazioni di BM in favore di Grafica Veneta rappresentano una modestissima parte del totale dell’attività svolta proprio nel settore grafico, da questa società”.
“Grafica Veneta – continua il presidente – era del tutto all’oscuro di quanto sembrerebbe emergere dall’inchiesta, e del resto l’oggetto della contestazione ai suoi funzionari riguarda solo ed esclusivamente un asserito ostacolo all’indagine, ostacolo che non è mai stato posto dalla società, che intende invece collaborare con le forze dell’ordine e la magistratura per il ripristino della legalità in primis e quindi della verità”. Franceschi infine ribadisce che “Grafica Veneta ha sempre onorato con puntualità agli accordi economici con tutti i propri fornitori e così anche con gli appaltatori, mettendoli in grado a loro volta di onorare gli impegni che questi hanno con le loro maestranze, e di questo – conclude – ne ha sempre fatto un vanto”.

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