Vivere in uno stato di attesa e di incertezza, privati dei diritti fondamentali: senza medico di famiglia, senza mensa scolastica, bonus libri per i figli o buoni spesa, senza assistenza sociale, diritto al voto. È quanto sperimenta un numero imprecisato di persone italiane e migranti in Italia, oltre 300mila secondo le stime Ismu, senza residenza e quindi escluso dall’anagrafe. Da qui nasce la campagna #DirittiInGiacenza che porta davanti a Montecitorio decine di scatole vuote, simbolo dei diritti negati a chi è senza iscrizione anagrafica. “Soltanto chi è iscritto nei registri anagrafici è ‘visibile’ dal punto di vista amministrativo e, quindi, è parte della popolazione per la quale le istituzioni pensano le politiche e erogano la spesa sociale. Sono le persone più fragili, costrette o indotte a vivere in condizioni di irregolarità contrattuale o in immobili non congrui, molto spesso perché povere o impoverite”, spiega Katia Scannavini, vicesegretaria generale ActionAid.

Decine le storie degli invisibili raccolte da ActionAid. Da Lana, 30 anni e due figli, lavoratrice nelle mense scolastiche: “Abbiamo il permesso di soggiorno ma non la residenza, così non posso avere neanche il pediatra per i miei bambini”. A Carmagnola, in provincia di Torino, il pakistano Naveed è un operaio agricolo: “Ho solo il codice fiscale numerico, non posso accedere alla residenza. Non posso aprire un conto alle poste, fare lo Spid o chiedere la disoccupazione”. Nei giorni in cui si celebra la digitalizzazione dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr), ActionAid lancia la campagna #DirittiInGiacenza per chiedere alla politica e alle amministrazioni di garantire l’iscrizione anagrafica. A rispondere all’appello la deputata Pd, Laura Boldrini: “Penso di fare una proposta di legge per modificare l’art. 5 della legge Lupi che è alla base di questa totale incongruenza. Non si può privare una persona dei diritti fondamentali previsti dalla Costituzione”.

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