Come era prevedibile, Beppe Grillo e Giuseppe Conte sono stati costretti a un armistizio, per me fittizio. A mio parere, infatti non lo hanno fatto per il bene del Paese ma per la loro smania di rimanere al potere e per altri motivi che poi analizzeremo.

Grillo qualche settimana fa parlava di Conte in questa maniera: “Può creare l’illusione collettiva di aver risolto il problema elettorale, ma non è il consenso elettorale il nostro vero problema. Vanno affrontate le cause per risolvere l’effetto ossia i problemi politici (idee, progetti, visione) e i problemi organizzativi (merito, competenza, valori e rimanere movimento decentralizzato ma efficiente)”. “E Conte, mi dispiace, non potrà risolverli perché non ha né visione politica, né capacità manageriali. Non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione”

E continuava sempre contro Conte: “Non possiamo lasciare che un movimento nato per diffondere la democrazia diretta e partecipata si trasformi in un partito unipersonale governato da uno statuto seicentesco”. Insomma, un giudizio crudo e reale su Conte e le sue smanie da narcisista.

Conte, nuovo Napoleone eletto da Rocco Casalino, nonostante le minacce di farsi un nuovo partito non è stato capace di andare da nessuna parte. I motivi sono tanti e semplici. Per prima cosa, per le ragioni spiegate già dallo stesso Grillo e poi per l’evidente paura di non riuscire ad avere nulla di concreto nell’immediato.

Grillo, ormai ex comico, è vittima di se stesso. Un Nerone del nuovo millennio. Un’anomalia tutta italiana che ha sdoganato incompetenza e ignoranza, creando un’ondata populista che ha portato la politica del nostro Paese ai minimi storici di credibilità ed efficienza.

Grillo è sempre quell’uomo che ha fatto un video assurdo per minimizzare una accusa di violenza sessuale attribuita al figlio e ai suoi amici. Quindi, questo dovrebbe essere il “nuovo movimento”. Tutto prevedibile e tutto destinato al definitivo fallimento. La fortuna è che al governo ora c’è Mario Draghi e non Conte.

Conte che ha per garante Grillo. E tale ruolo l’ex premier vorrebbe subito usarlo per impedire al governo Draghi di fare riforme.

Sulla Giustizia, ad esempio l’ex avvocato del popolo in molti casi pare neanche conoscere bene la materia. Infatti, in un’intervista, Conte dice che non accetterà mai (smanie di onnipotenza residua) che il processo del ponte Morandi possa rischiare l’estinzione. Ecco bisogna ricordare al collega, che la riforma sulla prescrizione parte dai reati commessi dal 1 gennaio 2020.

Questo populismo giustizialista a corrente alternata deve finire e finirà con buona pace di certi moralisti che consideravano un avviso di garanzia una condanna definitiva.

Il contrappasso dei tempi su questo tema lo segna un recente episodio, ossia, l’indagine a carico di Piercamillo Davigo a Brescia per rilevazione di segreto di ufficio. Un tema che meriterebbe una grande attenzione. Naturalmente noi siamo garantisti, e al contrario del pensiero giustizialista di Davigo, aspettiamo le sentenza definitive prima di giudicare. La fuga di notizie prima delle Sentenza e prima ancora che gli indagati possano avere conoscenza degli atti dovrebbe finire una volta per sempre.

Bisogna avere il coraggio di una legge che impedisca una volta per tutte queste barbarie utili solo ad infangare l’immagine di una persona nell’immediato. Infatti, la stragrande maggioranza dei casi secondo me poi finisce con sentenze di assoluzione con formule ampie. Ultimo esempio l’assoluzione della mamma di Matteo Renzi. Insomma, su questo tema Conte cerca di ritornare un pochino visibile.

Ma forse il piccolo Conte non ricorda che proprio sulla Giustizia il suo governo è caduto. E forse non ricorda, soprattutto che i ministri 5Stelle la riforma Cartabia l’hanno già votata la scorsa settimana nel consiglio dei ministri. Secondo me, davanti alla perdita delle poltrone i grillini voterebbero tutto e il contrario di tutto.

Li abbiamo già visti alla prova con tre governi diversi. Quindi, caro Conte, evita di far perdere tempo agli italiani e al Governo. Occupati del tuo caro Grillo, che di problemi da risolvere ne ha molti.

In tutto questo, merita la solita medaglia dello stai sereno il caro Enrico Letta. Ogni tanto si sveglia e dice qualche cosa. Ora si è candidato per le suppletive per la Camera nel collegio di Siena. E dice: “se perdo trarrò le conseguenze”. Sarà da interpretare come un “se perdo mi ritiro”?

E per cercare i voti dei grillini che fa? Concede una piccola sponda a Conte sulla Giustizia. Ma che brutta fine, il Pd. Ormai da tempo in mano alla vecchia ditta si è completamente grillizzato. Non ha più una visione riformista ma cerca con ossessione di rimanere al potere in tutti i modi.

Ma la realtà è molto evidente. L’abbraccio fra Pd e Cinque stelle che prima era un vero è proprio ossimoro ora sarà mortale per entrambi. Non ci vedo nessuna visione e nessun progetto politico reale e serio: solo gestione del potere.

I tempi stanno cambiando e i vecchi scenari politici sono destinati a cambiare presto. Un bel trio Conte-Grillo e Letta. Meteore che per fortuna abbaiano ma non mordono.

Meno male che Draghi c’è.

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