Caro partigiano Armando,
non ricordo quando ti ho incontrato la prima volta ma ho ben in testa quando ti ho visto l’ultima volta. Era il mese di febbraio di tre anni fa quando la pandemia ancora non aveva guadagnato la scena della nostra quotidianità. Ci incontrammo a Crespellano dove ormai da qualche anno vivevi o meglio sopravvivevi. Con me c’era Francesca, la storica collaboratrice della tua cara amica Rita Borsellino, arrivata da Palermo per abbracciarti.

Tu abituato alla tua casa a Bologna, alla vita accanto alla tua Maria, dopo la sua scomparsa non ti sei mai dato pace come ogni uomo che ha davvero amato la sua donna.

Sopravvivere in questo nuovo luogo non ti piaceva. Ci hai raccontato di avere una grande stanza con balcone tutta per te ma poi non ti sentivi come gli altri “vecchi”. Come se tu non lo fossi a 91 anni.

Ma ora capisco che non lo eri davvero. Il partigiano Armando, “Bolero”, non è mai stato vecchio ma ha sempre saputo parlare a tutti: ai bambini, ai giovani, agli adulti, ai più semplici così come a un sindaco o a un attore come Roberto Benigni che incontrò dopo aver visto il film La vita è bella.
Prima della sua parola, arrivava il sorriso e lo sguardo intenso di chi sa guardare ciascuno negli occhi, senza mai distrarsi.

Armando, classe 1927, con la sua licenza elementare in tasca, si era laureato nell’ateneo della vita. Un’esistenza vissuta pienamente fin da giovane quando scelse di stare dalla parte della Resistenza. A 16 anni, nel pieno dell’adolescenza, i nazifascisti lo catturarono e lo torturarono per poi deportarlo nel campo di concentramento di Bolzano e dall’1 gennaio 1945 in quello di Mauthausen (Austria) dove sei rimasto fino al 6 maggio 1945.

Una storia, caro Armando, che hai voluto condividere solo quando hai compreso che altri come Benigni avevano capito quanto vi era accaduto. Da quel momento hai scelto un’altra volta: hai deciso di donare la tua testimonianza ai più giovani, ai bambini.

Indimenticabile quella volta che sei venuto nella mia classe a Bottaiano, frazione di Ricengo, 500 abitanti. Era una quarta. Li incontravi per la prima volta ma era come se li conoscessi da sempre. Era così con te, caro Armando. La tua disarmante semplicità e simpatia, rafforzata da una cadenza emiliana che ti accompagnava, sapeva fare di te un compagno di viaggio.

Ad ogni incontro tornavi a casa con qualche amico in più che ti ritrovavi, come è capitato a me, in casa a mangiare i tortellini fatti da Maria.

Dell’ultimo nostro incontro mi restano due immagini. La prima: al bar hai ripetuto più volte quanto fosse importante per te la Costituzione. Non so bene il perché ma quel giorno era la tua fissa. La seconda: la tua fotografia mentre sorridente chiami al telefono Rita Borsellino, già gravemente ammalata (è morta il 15 agosto di quel 2018). Una telefonata tra due giovani, tra due persone che non sono mai invecchiate.

Da persona che crede di essere atea non riesco ad immaginarti con la tua Maria ma voglio solo pensare a te, da vivo perché tu resti e resterai vivo e giovane per ciascuna persona che ti ha conosciuto, per ciascun bambino che grazie a te sarà un po’ partigiano.

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