Alla vigilia dell’arrivo in Aula a Palazzo Madama del ddl Zan, Matteo Renzi se la prende con Chiara Ferragni che lo ha criticato per la sua (ennesima) giravolta sui diritti. L’influencer sul suo profilo Instagram ha infatti condiviso una stories di denuncia sul rischio molto concreto che il provvedimento contro l’omotransfobia non venga approvato a causa del cambio di posizione di Italia viva. “Che schifo che fate politici”, ha scritto Ferragni rilanciando un post con una foto di Matteo Renzi e la scritta “l’Italia è il Paese più transfobico d’Europa. Ed Italia viva (con Salvini) si permette di giocarci su”. La replica dell’ex premier è arrivata poco dopo su Facebook: “Fa bene Chiara Ferragni a dire quello che pensa. Solo che da lei mi aspettavo qualcosa in più di una frasina banale e qualunquista”. In sostegno di Chiara Ferragni è intervenuto poco dopo Fedez su Twitter: “Stai sereno Matteo, oggi c’è la partita. C’è tempo per spiegare quanto sei bravo a fare la pipì sulla testa degli italiani dicendogli che è pioggia”.

Renzi, che da ieri è tornato a riempire pagine di giornali e a fare dirette Facebook per giustificare la decisione di allearsi con il centrodestra (e Matteo Salvini in primis), non ha ancora chiarito le vere ragioni per cui ha deciso di affossare una legge che i suoi stessi parlamentari hanno contribuito a scrivere. Ma ha invece trovato il tempo di attaccare Chiara Ferragni di superficialità. “Dire che i politici fanno schifo è il mediocre ritornello di chi vive di pregiudizi”, ha scritto ancora su Facebook. “Da una persona che stimo mi aspetterei un confronto nel merito. Perché sapete chi fa davvero schifo in politica? Fa schifo chi non studia, chi non approfondisce, chi non ascolta le ragioni degli altri, chi pensa di avere sempre ragione”. Renzi ha quindi ribadito tutti i punti su cui Italia viva chiederà modifiche (punti su cui c’era l’accordo anche di Italia viva nel primo voto alla Camera). Secondo l’ex premier il “compromesso” è necessario per salvare il provvedimento, ma si dimentica di dire che è proprio quel compromesso imposto e sponsorizzato da chi era prima seduto al tavolo dei promotori a rischiare di far saltare tutto. Quindi ha chiuso la sua arringa invitando Ferragni a un confronto pubblico: “Sono pronto a un dibattito pubblico con la dottoressa Ferragni, dove vuole e come vuole. Sono sempre pronto a confrontarmi con chi ha il coraggio di difendere le proprie idee in un contraddittorio. Se ha questo coraggio, naturalmente”.

In realtà Ferragni su Instagram non si è limitata ad accusare Renzi, ma ha condiviso il post dell’account di news “Felicemente lgbt” che entrava nel dettaglio della disputa in corso in Parlamento. E, in particolare, si soffermava sul numero di voti mancanti a causa del voltafaccia di Italia viva. In una storia successiva Ferragni aggiungeva: “La triste verità”, si legge, “è che nonostante una legge che tuteli donne, disabili e persone appartenenti alla categoria lgbtq+ SERVA nel nostro paese e sia attiva nel resto dell’Europa da decenni, in Italia non verrà mai approvata perché la nostra classe politica preferisce guardare sempre il proprio interesse personale“.

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