“Guai ai bravi”, “i giornalisti bravi vanno cacciati, quelli scadenti hanno il posto fisso”, “la gratitudine è il sentimento della vigilia”, “mi aspetto il benservito“. Con un’infilata di cinque tweet consecutivi (quattro dei quali a distanza di pochi minuti uno dall’altro) il fondatore di Libero Vittorio Feltri cannoneggia il proprio giornale, il suo nuovo direttore editoriale Alessandro Sallusti (che ha sostituito Feltri il 14 maggio scorso) e il direttore responsabile Pietro Senaldi, a fianco del quale ha lavorato negli ultimi anni. Il primo cinguettio polemico, al mattino, è un attestato di solidarietà a Paolo Becchi, il professore dell’università di Genova già considerato “ideologo” del Movimento 5 Stelle e fino a ieri editorialista del quotidiano. “Il prof Becchi, uno dei pochi intellettuali che non fa escursioni sugli specchi, non è più un prezioso collaboratore di Libero. Non gli è stato rinnovato il contratto. Guai ai bravi”, scrive. Ieri sera lo stesso docente annunciava che “Termina oggi la mia collaborazione con Libero. Ringrazio Feltri per aver sempre pubblicato i miei articoli, anche quando non era d’accordo. The rest is silence“.

Ma è verso sera che il “grande vecchio” del quotidiano di centrodestra si scatena. Prima in difesa di Costanza Cavalli, “brillante e colta cronista di Libero“, che “è stata licenziata. Ovvio. I giornalisti bravi vanno cacciati, quelli scadenti hanno il posto fisso. Questa è la regola nuova”. Poi avverte che “presto licenzieranno anche Azzurra Barbuto perché ricca di talento. Questo è il nuovo corso inaugurato a Libero”. Otto minuti dopo scodella un tweet al vetriolo su Sallusti, che è già stato suo condirettore al Giornale: “Anche io a Libero sono considerato un peso morto: a Sallusti, che ho assunto tre volte, sto sul gozzo. La gratitudine è il sentimento della vigilia. Mi aspetto il benservito con calma olimpica”. E non è finita qui: Feltri ne ha pure per Senaldi, suo scudiero fino all’altro giorno, parafulmine legale – in quanto direttore responsabile – dei suoi urticanti editoriali. Il casus belli stavolta è un refuso: “Libero di oggi, pagina 16, titolo su Cosby liberato: l’attore ha scontato due anni. La penna (non la pena) annullata. Complimenti a Senaldi”.

E negli stessi minuti Azzurra Barbuto, firma di punta del quotidiano “retrocessa” negli ultimi giorni dalla nuova direzione, esce allo scoperto: “Grazie a tutti per la solidarietà. Non so cosa accadrà in futuro, mi basta però sapere che finché ho una testa sulle spalle non devo temere nulla. Neppure la disoccupazione. Mi spaventa di più la perdita della dignità rispetto alla perdita dell’impiego”. Barbuto è data per probabile nuovo acquisto de La Verità, il giornale fondato nel 2016 da Maurizio Belpietro e in cui già lavorano diversi fuoriusciti da Libero.

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