Prove generali per l’assegno unico familiare. Il primo luglio parte la soluzione “ponte” fino a gennaio 2022. Con vantaggi più consistenti per le famiglie meno abbienti, una penalizzazione per il ceto medio, soprattutto quello con figli sopra i 18 anni. E tante perplessità non solo sulla scelta dell’Isee come parametro di riferimento, ma soprattutto sulle novità che arriveranno con il nuovo anno attraverso la revisione dell’intero pacchetto di agevolazioni fiscali per la famiglia.

Al momento l’unica certezza è che si parte con un sistema misto di carattere transitorio. Che cosa significa? Scatta l’assegno unico “ponte” sui mesi che vanno da luglio a dicembre, ma resta in piedi tutto il sistema di bonus e detrazioni per la famiglia fino a fine anno. Data dalla quale entrerà poi in vigore l’assegno familiare unico vero e proprio e ci sarà una sforbiciata al complesso sistema delle detrazioni. Fino a dicembre, in sintesi, l’assegno unico transitorio, che si richiede attraverso il sito dell’Inps, sarà compatibile con altre misure già esistenti. Dalle detrazioni fiscali per i figli a carico, al bonus bebè, al premio alla nascita fino ad eventuali altri sussidi locali e regionali, indennità Covid, reddito di cittadinanza e bonus asili nido. E’ escluso solo l’Assegno per il nucleo familiare (ANF), previsto per i lavoratori dipendenti.

Ma chi sono i beneficiari dell’assegno “ponte”? Secondo le simulazioni Istat, la misura dovrebbe dare una boccata d’ossigeno alle famiglie italiane meno abbienti, garantendo un aiuto economico ad un milione e mezzo di nuclei, circa il 5,5% del totale. Non solo: il governo ha anche previsto un ritocco al rialzo dell’assegno per il nucleo familiare che va a vantaggio del 15,8% dei nuclei con figli in funzione del numero di componenti della famiglia. Per conoscere, invece, quale sarà l’impatto del cambiamento del sistema delle detrazioni sulla totalità delle famiglie italiane, bisognerà attendere le decisioni del governo per la prossima stagione dichiarativa. La domanda deve essere presentata online sul sito dell’Inps. Salvo cambiamenti dell’ultimo minuto, dovrebbero bastare il codice fiscale e l’Iban. La richiesta per accedere al sussidio potrà essere depositata fino a fine anno. Ma chi chiederà l’assegno entro il 30 settembre 2021 avrà diritto agli arretrati dal primo luglio. Chi invece lo farà successivamente potrà ricevere il sussidio a partire dal mese di presentazione della domanda.

Quanto ai requisiti, la nuova misura è concessa per fasce di reddito in base dell‘Isee fino a massimo 50mila euro ed è legata a doppio filo con il numero di figli minori. Va a vantaggio di chi non ha diritto agli assegni al nucleo familiare (Anf), cui invece spetta un aumento (da 35,70 a 70 euro mensili in funzione del numero di figli). I beneficiari sono quindi disoccupati di lungo corso e non più indennizzati, lavoratori autonomi, partite Iva, forfettari. Per fare un esempio concreto, con un Isee fino a 7mila euro si riceveranno 167,30 euro per ogni figlio fino a due minori. Per ogni figlio dal terzo in poi è previsto un conguaglio del 30 per cento. Per tre figli, quindi, l’assegno sarà pari a 217,80 euro. Sono previsti inoltre importi maggiorati in caso di figli disabili (50 euro in più). Se, invece, l’Isee rientra nell’ultima fascia (fra 49.900 e 50mila euro), allora l’importo che verrà accreditato sarà di 30 euro mensili a figlio fino a due figli minori e il 30% in più a minore dal terzo bambino. Resteranno fuori i genitori di figli maggiorenni, gli extracomunitari in possesso di un permesso di soggiorno inferiore a sei mesi o residenti da poco in Italia, coloro che non hanno almeno due anni, anche se non continuativi, di residenza in Italia e quelli che non pagano le tasse in Italia.

Nonostante le buone premesse, la soluzione di utilizzare l’Isee come riferimento non convince però a pieno. Secondo il Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, “l’introduzione di un valore Isee, benché con valori quantitativamente apprezzabili, per i beneficiari riduce in modo significativo l’impatto della riforma e la sua pretesa universalità (…) L’utilizzo dell’indicatore Isee per delimitare il numero dei beneficiari dell’assegno unico produce di fatto l’effetto di penalizzare i redditi familiari rispetto a quelli individuali”. Cosa che non accade in altri Paesi: “In Francia, per esempio, è stato introdotto il quoziente familiare che suddivide una parte del reddito tassabile, e le relative aliquote di prelievo, in rapporto ai carichi familiari, ottenendo esattamente l’effetto opposto dell’Isee”, hanno spiegato i consulenti del lavoro in audizione al Senato. Il calcolo dell’Isee tiene infatti conto non solo del numero di persone che compongono la famiglia e del reddito, ma anche del patrimonio mobiliare e immobiliare.

Una famiglia di quattro persone con casa di proprietà e magari anche un mutuo risulterà quindi penalizzata rispetto ad una della stessa dimensione che è invece in affitto e percepisce anche un sussidio per pagare la pigione. “L’Isee è un indicatore che prende a riferimento il nucleo familiare da stato di famiglia (includendo ad esempio nel calcolo anche i nonni o altri familiari residenti nel nucleo) e che prende in esame, quasi sempre, i redditi e i patrimoni di due anni precedenti la dichiarazione, rischiando di non considerare eventuali recenti cambiamenti della condizione lavorativa imposti dall’attuale crisi – spiega Francesca Luzi, esperta fiscale della Cub – Tale strumento, infatti, nonostante le continue implementazioni da parte dell’Inps, ancora non è in grado di fornire un’esatta misura del livello economico complessivo della famiglia, in particolare quando i cittadini utilizzano il modello precompilato. L’utilizzo del valore Isee, previsto anche per il futuro assegno unico e universale per i figli a carico, senza un serio contrasto all’evasione fiscale e a fronte dell’attuale sistema fiscale, rischia di penalizzare alcuni nuclei familiari e favorirne altri”.

Non a caso il maggior interrogativo è sul futuro dell’assegno unico familiare universale dal momento che è prevista la graduale sostituzione o eliminazione di tutte le precedenti misure di sostegno alla genitorialità, alla natalità e ai carichi familiari: detrazioni fiscali per figli a carico, assegni al nucleo familiare e ai nuclei con almeno tre figli minori riconosciuti dai Comuni, l’assegno di natalità o premio alla nascita. Tutte queste misure raccolgono circa 20 miliardi di euro all’anno come ha spiegato il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico nel corso dell’audizione in commissione Lavoro del Senato dello scorso 22 giugno. “Purtroppo, ancora non conosciamo in dettaglio le tabelle del futuro assegno unico, ma se gli importi dovessero essere simili a quelli previsti per l’assegno temporaneo, considerando anche solo l’abolizione delle detrazioni attualmente in vigore, i lavoratori del ceto medio sicuramente verrebbero penalizzati. Sarebbe quantomeno opportuno stabilire una soglia minima al fine di mantenere almeno le condizioni attuali”, conclude Luzi. Sullo sfondo c’è quindi il rischio che l’introduzione dell’assegno unico possa tradursi per il contribuente di ceto medio in una perdita secca rispetto all’ammontare complessivo delle detrazioni familiari che sostituirà. Tutto dipenderà dalle scelte del governo non solo sull’assegno unico e sulle sue coperture, ma anche sulla politica di contrasto all’evasione e sui controlli da attuare per chi percepisce supporti da parte dello Stato.

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