Quasi tutti i commenti sullo scontro tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte evidenziano l’errore e lo sgarbo, anche linguistico, del Fondatore nei confronti dell’ex premier. E’ talmente vero che Beppe abbia sbagliato i modi e i toni (sbeffeggiando l’uomo incaricato di rifondare il Movimento), che, per non insistere sull’ovvio, non merita parlarne.

E’ giusto invece riflettere sulla frase di Grillo che, al netto delle forzature ironiche, tocca il tema vero. Dal Fatto di qualche giorno fa: “Non ha digerito, il fondatore, che nella bozza di statuto scritta da Conte ci fosse scritto che il garante andava ‘informato’, ‘sentito’. No, no, dice: ‘Le cose si decidono insieme”. Grillo chiede d’esserci nei processi decisionali. Fa bene. E’ davvero strano che si sorvoli su ciò come fosse cosa secondaria. Si dice: Grillo vuole dettare la linea, e il segretario diverrebbe un pennacchio. Se così fosse sarebbe un errore, una pretesa assurda, e la situazione sarebbe senza via d’uscita poiché è chiaro che Conte non potrebbe (a mio avviso non dovrebbe per nessun motivo) accettare. Ma è così?

La verità è un’altra, ed è incredibile che non la si veda. In breve: Grillo non vuole dettare la linea, ma nemmeno che la dettino a lui. E’ giusto. Non vuole uscire di scena perché qualcosa immagina di aver dato al Movimento. E’ in atto, da tempo, sui giornaloni e nei talk un gioco al massacro contro Grillo. Non bisogna assecondare questo gioco.

Insomma, Grillo deve essere criticato (come tutti) quando sbaglia, ma pretendere di farlo uscire di scena, no. Anzi, per dirla tutta, bisogna smetterla con l’eccessiva importanza data al video (errato) in difesa del figlio. E’ l’errore di un padre che ama. Lo umanizza. Resta, sul piano storico, il fondatore di un movimento che ha rivoluzionato il panorama politico italiano; molto è ancora da fare ma non è certo emarginando Grillo che gli obiettivi saranno raggiunti.

In verità, al di là delle esagerazioni ironiche (che doveva evitare) il Garante ha fatto una proposta saggia: “le cose si decidono insieme”. Spero lo comprenda Conte, maestro di mediazione, e lunedì trovi le parole giuste per siglare un accordo. Si dice: “Davvero Conte dovrebbe lasciare a un Garante l’ultima parola?” Domanda mal posta. Tra il lasciargli l’ultima parola, e farlo uscire di scena, ci sono mille soluzioni: la migliore è la collaborazione, con pari dignità, per l’affermazione di idee e progetti ben specificati in un programma: una strada ben delineata che vincoli. Non c’è altra soluzione. Perché nessuno dei due – né Grillo né Conte – può perdere la faccia lasciando che l’altro gli detti, di volta in volta, la linea. Mediare significa cedere qualcosa, da entrambe le parti, in vista di un obiettivo comune.

Il fondatore in verità vuole un accordo ed ha mostrato (al di là dell’apparenza) flessibilità: dice: non voglio più avere l’ultima parola. Non è poco. Adesso è Conte, di cui ho stima, a non doversi irrigidire. Quello che non può concedere a Grillo – avere l’ultima parola – non può, nelle condizioni date, pretenderlo per sé. Parlino, affrontino i problemi e decidano insieme. Tutto, tranne che rompere. La destra gioisce aspettando la catastrofe; non è questo il tempo delle impuntature. Ripeto: Grillo ha già detto che non vuole decidere tutto lui, adesso deve dirlo Conte. Sarà il suo capolavoro: la mediazione elevata all’ennesima potenza. Non è vero che la diarchia sia qualcosa di inaccettabile, la Storia dice il contrario. La diarchia ha avuto storicamente una ragion d’essere e spesso è stata utile; da Sparta, a Roma, ai nostri tempi, è servita per superare situazioni critiche. L’esito dipende dai protagonisti che la incarnano. Conte e Grillo, sono certo, si mostreranno all’altezza dell’ora. Poi il tempo darà il suo verdetto: “Il vero leader è colui che ha le idee migliori e porta gli altri a seguirlo.”

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