Provare a spostare la fase finale degli Europei di calcio da Londra a un’altra città non alle prese con il dilagare del Covid. La variante Delta preoccupa l’Inghilterra. E non solo per i contagi, anche oggi abbondantemente sopra quota diecimila. Quella che nei scorsi giorni era una suggestione di siti e giornali inglesi, da oggi è un tema dell’agenda politica dei governi europei. Il merito (o la colpa) di questo cambio di rotta è del premier italiano Mario Draghi. Durante la conferenza stampa successiva al vertice bilaterale con la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente del Consiglio ha risposto così alla domanda di un giornalista (tedesco) sull’ipotesi di cambiare la sede di semifinali e finale del torneo, nella fattispecie dallo stadio Wembley di Londra all’Olimpico di Roma: “Sì, mi adopererò affinché la finale degli Europei non si faccia in Paesi con alti contagi“.

Questa è la cronaca. Ma quante possibilità ci sono di vedere le partite decisive di Euro 2020 in Italia? Ad oggi poche. Per un motivo molto semplice. La Uefa non ha accolto con particolare favore il perdurare della quarantena e le restrizioni imposte dal governo inglese di Boris Johnson, alle prese con il proliferare della variante Delta. Da questo dato di fatto l’ipotesi di sostituire Londra con un’altra città europea che possa garantire misure meno stringenti. Può essere Roma? Ad oggi anche in Italia c’è il limite di capienza negli stadi, permangono ancora provvedimenti che limitano la circolazione delle persone e, soprattutto, c’è l’obbligo di quarantena (5 giorni) e tampone per chi proviene dall’Inghilterra. Non ostacoli insormontabili, per carità, ma basterà a convincere l’Uefa? Alcune di queste misure fino al 6 luglio (data della prima semifinale, mentre la finalissima è in programma l’11 luglio) potranno essere ammorbidite, ma tutto lascia pensare che in caso di clamoroso cambio di programma la scelta dell’Uefa possa ricadere su un’altra capitale europea, magari Budapest, dove già oggi si può ammirare lo stadio cittadino con il tutto esaurito nei match di Euro 2020. Un’ipotesi, quella della capitale ungherese, confermata al fattoquotidiano.it da fonti autorevoli. Nel frattempo, c’è da registrare le indiscrezioni dei giornali inglesi, con il Telegraph che parla di un accordo vicino tra Downing Street e l’Uefa per far giocare la finale a Wembley davanti a 60mila persone. L’accordo sarebbe a un passo dall’essere sottoscritto e seguirebbe il via libera arrivato la scorsa settimana per 40mila persone nell’impianto londinese per semifinali e finale. Da qui il possibile, ulteriore step che potrebbe accontentare la Uefa: il mitico stadio londinese pieno per due terzi (Wembley può contenere fino a 90mila spettatori). Resterebbe il nodo della politica, soprattutto dei possibili sviluppi e azioni dietro quel “mi adopererò” pronunciato dall’ex presidente della Bce.

Le parole di Draghi, tra l’altro, arrivano a poche ore di distanza da quelle del presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio Gabriele Gravina, che ha stoppato nettamente ogni ipotesi di spostamento all’Olimpico delle partite “inglesi”. “Ultima gara a Roma nei quarti di Euro 2020? Smentisco categoricamente una ipotesi di spostamento della Final Four su Roma, così come un eventuale spostamento verso Budapest” ha detto il numero uno del calcio italiano. Non solo. Gravina ha sottolineato anche altro: “Sta attirando il tema molta attenzione e molta preoccupazione, ci sono una serie di verifiche in atto per capire come 60mila spettatori senza mascherina e distanziamento quali effetti possono generare nell’arco di 10-14 giorni di incubazione del virus. La Uefa non strizza l’occhio a Budapest ma c’è preoccupazione su queste realtà”, ha aggiunto Gravina. “Mi fermerei all’analisi e alla valorizzazione del grande senso di responsabilità che il nostro paese ha dimostrato – è il ragionamento del presidente Figc – Massima sicurezza e tutela della salute di atleti e spettatori. Lo abbiamo dimostrato all’Olimpico, a Casa azzurri e nella Fan Zone. Noi chiederemo per il quarto di finale a Roma di avere anche una leggera implementazione dei tifosi – ha concluso – lo faremo con altrettanto senso di responsabilità per continuare a testare una percentuale di pubblico da implementare”.

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