Bologna attende con il fiato sospeso le primarie del centrosinistra di domenica 20 giugno. In campo due contendenti. Da una parte, la sindaca di San Lazzaro Isabella Conti, iscritta a Italia Viva ma dimissionaria dagli incarichi di partito e in gara come indipendente, la cui candidatura è stata lanciata da Matteo Renzi, gettando lo scompiglio tra i dem. Sostenuta da ampi pezzi del Pd, tra cui l’assessore alla Sicurezza della giunta di Virginio Merola, Alberto Aitini, l’europarlamentare Elisabetta Gualmini e da una larga parte della società civile, è vista come il male minore dal centrodestra. Dall’altro lato del campo di battaglia, l’assessore alla cultura Matteo Lepore, “delfino” del sindaco Merola, appoggiato dall’establishment del Pd, in primis dal segretario Enrico Letta e dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, continuando con Romano Prodi e addirittura l’ex premier Giuseppe Conte che ha mandato una lettera di endorsement a Il Resto del Carlino.

Da una parte, dunque, la sindaca anti-cemento che nel 2014 disse no alla colata di Idice, denunciò esponenti di Pd e Legacoop per pressioni illecite (il procedimento penale fu poi archiviato, mentre le cause amministrative sono state vinte da Conti) e che, in questi giorni, ha attaccato addirittura uno degli ultimi simboli inossidabili della ‘ditta’ che fu, l’ex premier Romano Prodi, che nei giorni scorsi aveva detto: “Alle primarie deve scorrere il sangue. E bisogna farle molto in anticipo perché possa raggrumarsi”. Conti dice di essere rimasta “ferita” dalle parole forti del professore. Dall’altra parte, colui che viene presentato dai dem come il vero candidato del centrosinistra, appoggiato dalle liste a sinistra del Pd, Coalizione civica ed Emilia Romagna Coraggiosa, dal M5s e in posizione favorevole nei sondaggi (l’ultimo di NomismaIxé del 27 maggio lo dà avanti col 52% con Conti al 37 e l’11% di indecisi).

In ogni caso, chiunque vinca tra i due contendenti, un risultato è già certo ed è che queste primarie hanno profondamente spaccato in due il Pd bolognese, una delle federazioni più forti d’Italia, provocando una ferita che si rimarginerà difficilmente, dando vita a una competizione che ha assunto quasi i connotati della guerra civile. Una battaglia che ha visto i due candidati affrontarsi quotidianamente con stoccate e attacchi. L’apice si è toccato con un battibecco a viso aperto al mercato di piazza Capitani a Bologna, dove entrambi stavano promuovendo la propria candidatura. Una guerra che è stata portata avanti in parallelo sui social da parte dei loro sostenitori.

I più agguerriti sono risultati quelli di Lepore che hanno attaccato quotidianamente Conti, rinfacciandole soprattutto di essere, a loro avviso, pilotata da Renzi e lanciando l’allarme sul pericolo che il centrodestra possa “inquinare” il voto di domenica, possibilità paventata anche dal loro candidato. Fino ad arrivare alla ciliegina sulla torta: il ricorso da parte di tre ex dirigenti dem al giurì nazionale perché sanzioni l’appoggio a Conti da parte di membri della federazione Pd e di big del partito, come l’assessore alla sicurezza Alberto Aitini, il deputato Francesco Critelli, il consigliere regionale Giuseppe Paruolo, l’europarlamentare Elisabetta Gualmini e l’assessore Marco Lombardo. Alla vigilia delle primarie, giorno di silenzio elettorale, si è consumato infine l’ennesimo scontro tra le due fazioni. Michele Cristoni, rappresentante della sindaca di San Lazzaro al tavolo del centrosinistra per le primarie, ha accusato il Pd di negare ai rappresentanti di Isabella Conti sia i dati sulle registrazioni online sia la presenza nella fase di scrutinio. Una protesta che ha fatto infuriare Federica Mazzoni, rappresentante di Matteo Lepore: “Basta piagnistei – ha sbottato – è arrivato il momento della responsabilità e del voto. Si rispetti il lavoro della coalizione e dei volontari che stanno organizzando le primarie. I rappresentanti della Conti chiedono di cambiare le regole in corso continuamente”.

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