Il 10 giugno 1961 la Juventus affronta l’Inter, che per protesta contro il Palazzo schiera la squadra De Martino. Finisce 9-1. I bianconeri hanno già festeggiato il loro dodicesimo scudetto, il quinto di Giampiero Boniperti. A 32 anni il calciatore piemontese decide che quella, la numero 443 di una carriera splendida, è la sua ultima partita. Non lo sa nessuno, eccetto la moglie e il fratello. Nei giorni precedenti alla preparazione per la stagione successiva l’Avvocato Agnelli lo chiamerà, ricordandogli che c’è una Coppa dei Campioni da affrontare. Boniperti, che proprio oggi se ne è andato all’età di 92 anni, tentenna per un attimo, poi parla con i famigliari e non torna su i suoi passi. Dopo 16 stagioni in bianconero, dà l’addio senza più giocare a pallone nemmeno con gli amici. Farà tante altre cose nel mondo del calcio e se possibile raggiungerà vette ancora più alte dal suo ufficio. Dei 10 compagni di squadra di quella sua ultima gara, sono rimasti in vita solo Umberto Colombo e Gino Stacchini. Classe 1938, l’ex ala destra Stacchini si è con il tempo appassionato di poesia, pubblicando anche alcuni libri, e sta scrivendo in questi mesi la storia della sua vita.

Stacchini, voi compagni di squadra eravate tutti all’oscuro della sua decisione di smettere?
Non sapevamo nulla. A fine partita Giampiero andò dal magazziniere Crova di Casale, quasi un suo compaesano, e gli consegnò gli scarpini con cui aveva appena giocato. Allora gli attrezzi del mestiere erano considerati da noi calciatori come dei gioielli e non li lasciavamo mai in mano ad altre persone, neanche a quelle di fiducia. “Tienili tu, non gioco più”. Crova non riusciva a crederci.

C’erano già state delle avvisaglie?
Sì, per via del dualismo Sivori-Boniperti per la leadership della squadra. L’astro nascente e il condottiero anziano.

Fu l’arrivo dell’asso argentino a cambiare il ruolo di Boniperti, che da attaccante era passato a fare il centrocampista?
No, lui in precedenza giocava nel ruolo di Charles. Fu una scelta dell’allenatore jugoslavo Ljubisa Brocic per dare più equilibrio alla squadra. Mise Colombo come mediano al fianco di Emoli, due corridori eccezionali. Lasciò Charles, Sivori, Nicolé e il sottoscritto nei ruoli usuali e arretrò Boniperti, che tecnicamente era la perfezione. Tanto che secondo me i portieri capivano dove avrebbe calciato già un attimo prima del tiro, sennò avrebbe potuto fare il doppio dei gol. Il mio amico Pascutti per esempio segnava con tutto fuorché con i piedi, non calciava ma deviava. Boniperti invece aveva nel calciare uno stile senza paragoni. Quando iniziò a fare il regista, pensava lui a metterla di qua o a giocarla di là. Era decisivo anche in quel ruolo.

Quando smise continuò a frequentare il club?
Lavorò con gli Agnelli senza rimanere formalmente nella Juventus. Ma veniva sempre in sede, come facevano anche altri grandi ex come Combi e Rosetta. Diceva la sua e i suoi commenti erano sempre pertinenti. Più tardi iniziò la sua carriera da dirigente vera e propria. Ma già da calciatore aveva quell’impronta. Dai più giovani non si faceva portare solo la borsa, ma regalava consigli. I miei compagni delle giovanili andarono in prestito in Serie B, io rimasi in rosa ma prendevo meno soldi di loro. Lui era un amico fraterno di Ermes Muccinelli, romagnolo come me e così mi prese in simpatia. “Anche se guadagni meno, è meglio rimanere dentro alla Juve”.

Da dirigente scelse come allenatore Armando Picchi.
Sì, fu una sua invenzione. E un dolore enorme la sua scomparsa. Così come l’Heysel e la morte di Gaetano Scirea. Queste le tragedie vere, ma per lui ogni sconfitta in campo rappresentava una sofferenza.

Vi sentivate spesso?
Ad ogni compleanno. Oppure provavo a convincerlo senza risultati a partecipare ad alcuni incontri, ma da tempo aveva scelto di muoversi da casa il meno possibile. Un uomo quasi perfetto, Boniperti è stato la Juventus. Ha raggiunto il massimo in tutti i ruoli che ha occupato. Scherzando gli dicevo che ha fatto tutto, anche l’arbitro, perché se diceva che c’era un fallo la giacchetta nera fischiava subito.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: se credi nelle nostre battaglie, combatti con noi!

Sostenere ilfattoquotidiano.it vuol dire due cose: permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti, gratuito per tutti. Ma anche essere parte attiva di una comunità e fare la propria parte per portare avanti insieme le battaglie in cui crediamo con idee, testimonianze e partecipazione. Il tuo contributo è fondamentale. Sostieni ora

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Eriksen operato, in Italia non potrà giocare: quali conseguenze (anche economiche) per l’Inter? Stipendio, cartellino, polizza: il quadro

next
Articolo Successivo

Christian Eriksen, dimesso dall’ospedale il centrocampista della Danimarca dopo l’impianto di un defibrillatore

next