Ai Caraibi la velocità ce l’hanno nel dna. Cosi come una certa propensione a flirtare con i record. L’ultimo ad averlo fatto è stato Duckens Nazon, l’uomo-copertina dell’ultima tornata di qualificazioni mondiali della zona Concacaf, la Uefa in salsa centroamericana. In meno di dieci minuti, tra il 27′ e il 37′ della sfida vinta 10-0 con Turks e Caicos, il bomber di Haiti si é abbattuto come un ciclone, servendo addirittura un poker. Il più veloce di sempre nella storia delle eliminatorie centroamericane.

A un soffio dal primato generale dell’australiano Archie Thompson, capace di fare lo stesso, ma impiegando qualche secondo in meno nel mitico 31-0 del 2001 rifilato alle Samoa Americane. Una partita che propizierà in parte la decisione della federazione australiana di traslocare nella più competitiva zona asiatica (Afc), in cui Thompson è andato a segno per tredici volte. Fare meglio in futuro sarà quasi impossibile per chiunque: “Credevo di non aver fatto 13 gol. Non li ho contati durante la partita – ha confessato al sito ufficiale dei Socceroos – pensavo che David Zdrilic (8 reti, ndr) avesse segnato più di me. C’è solo una persona ad aver segnato così tanti gol in una partita e sono io”.

Anche Nazon, arrivato a quota ventidue reti in nazionale (a meno due da Golman Pierre, il terzo miglior marcatore di tutti i tempi dei Grenadiers), non è nuovo a questo tipo di imprese. Ne sa qualcosa la malcapitata selezione di Sint Maarten, la porzione olandese dell’isola caraibica di Saint Martin, castigata per cinque volte nel settembre del 2018, in una gara ufficiale terminata con un umiliante 13-0 in favore di Haiti. Ma i gol realizzati a Turks e Caicos – posizione 206 del ranking FIFA – hanno un peso diverso. Non per il valore dell’avversario, ma per l’importanza della posta in palio, in un duello con il Nicaragua per la qualificazione al secondo turno che si giocherà sul filo della differenza reti: grazie al 10-0, infatti, i Grenadiers si sono portati a +12, mentre il Nicaragua si è fermato a +10. Il che consentirà ad Haiti di poter contare su due risultati nel decisivo scontro diretto in programma stanotte.

Quello a cui si è appena iscritto Nazon, paradossalmente rimasto senza squadra dopo l’annuncio dei belgi del Sint Truidense di non volergli rinnovare il contratto, è un club assai ristretto, ma di certo non elitario. Nel mondo dei multigoleador più veloci del west, infatti, convivono piuttosto serenamente fuoriclasse acclamati e carneadi warholiani in cerca d’autore. Come dimenticare, per esempio, i cinque gol realizzati in nove minuti (quattro in sei) da Robert Lewandowski in un Bayern Monaco-Wolfsburg di qualche anno fa. Solo il brasiliano Bebeto nel 1995, quando vestiva la maglia del Deportivo La Coruña, era riuscito a fare lo stesso (cioè quattro gol in sei minuti, dall’83’ all’89’) in una gara con l’Albacete, dopo averne segnato uno in avvio, al sesto minuto.

Un traguardo possibile solo grazie al fiuto di Augusto César Lendoiro, storico presidente e architetto del SuperDepor di quegli anni, bravo a prelevare l’asso verdeoro dal Vasco da Gama, soffiandolo ai tedeschi del Borussia Dortmund con una mossa assai perspicace: “Dissi a sua moglie che in Germania faceva molto freddo”, ha raccontato recentemente al quotidiano ABC.
L’investimento, arrivato dopo numerosi viaggi dello stesso Lendoiro a Rio de Janeiro, darà i suoi frutti: con i galiziani Bebeto si laureerà capocannoniere della Liga nella stagione d’esordio e parteciperà alla conquista di una Coppa e una Supercoppa di Spagna, segnando centodue reti in centocinquantadue partite. Comprese le quattro in sei minuti (5 totali) all’Albacete. C’è voluto un cecchino spietato come Lewandowski per eguagliarlo.

Servirà probabilmente un marziano, invece, per mandare in soffitta il record di Eduardo Maglioni. Nel Metropolitano (campionato argentino) del 1973 questo misconosciuto delantero argentino dell’Independiente di Avellaneda è riuscito a rifilare una tripletta al Gimnasia y Esgrima di La Plata in meno di due minuti, tra il 49′ e il 51′: un minuto e cinquantadue secondi, per l’esattezza, come annotato dall’arbitro di quell’incontro, tale Roberto Goicoechea. Praticamente nemmeno il tempo di riportare la palla al centro. “Se chiudo gli occhi mi ricordo tutto di quella partita. Feci tre gol – ha ricordato a La Nación – uno dopo l’altro e alla fine della partita un giornalista mi spiegò cosa avevo appena combinato, avvisandomi che sarei finito sui giornali di tutto il mondo“.

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