La pedofilia del clero travolge la Chiesa tedesca. Il cardinale arcivescovo di Monaco e Frisinga, Reinhard Marx, ha consegnato a Papa Francesco la lettera con le sue dimissioni. “A seguito del progetto scientifico sull’abuso sessuale sui minori commissionato dalla Conferenza episcopale tedesca, – si legge nella missiva indirizzata a Bergoglio – nel duomo di Monaco ho affermato che abbiamo fallito, ma chi è questo noi? Certamente vi faccio parte anch’io. E questo significa che devo trarre delle conseguenze personali. Questo mi è sempre più chiaro. Credo che una possibilità per esprimere la mia disponibilità ad assumermi delle responsabilità sia quella delle mie dimissioni. In tal modo probabilmente potrò porre un segnale personale per nuovi inizi, per una nuova ripartenza della Chiesa e non soltanto in Germania. Voglio dimostrare che non è l’incarico ad essere in primo piano, ma la missione del Vangelo. Anche questo fa parte della cura pastorale. Pertanto, la prego vivamente di accettare le mie dimissioni”.

Il porporato, sulla soglia dei 68 anni, dal 2007 è a capo dell’arcidiocesi che fu guidata, dal 1977 al 1981, dall’allora cardinale Joseph Ratzinger. Marx, da sempre noto per le sue posizioni progressiste, nel 2014 è stato eletto presidente della Conferenza episcopale tedesca. Incarico al quale, nel 2020, ha deciso di non ricandidarsi sottolineando così la sua delusione per quelle che, a suo giudizio, sono state le mancante aperture di Bergoglio, in particolare nei confronti dei preti sposati dopo il Sinodo dei vescovi sull’Amazzonia che aveva affrontato questo delicato tema non solo in relazione a quella vasta area geografica del pianeta.

Il cardinale Marx, però, non può certo essere annoverato tra gli antagonisti di Francesco. Tutt’altro. Il Papa latinoamericano, appena un mese dopo la sua elezione alla quale il porporato ha decisamente contribuito, lo ha scelto tra i cardinali del consiglio che in questi otto anni di pontificato lo ha aiutato a redigere la nuova costituzione della Curia romana. Ma non solo. Bergoglio gli ha affidato anche il ruolo di coordinatore del Consiglio per l’economia, completamente riformato dal Papa nel 2014, e al quale è stato affidato il compito di sorvegliare la gestione economica e di vigilare sulle strutture e sulle attività amministrative e finanziarie dei dicasteri della Curia romana, delle istituzioni collegate con la Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano.

La decisione di Marx arriva pochi giorni dopo la visita apostolica all’arcidiocesi di Colonia, guidata dal cardinale Rainer Maria Woelki, ordinata da Francesco proprio per indagare sullo scandalo degli abusi sessuali del clero e sul loro insabbiamento. L’incarico è stato affidato al cardinale vescovo di Stoccolma, Andres Arborelius, e al presidente della Conferenza episcopale olandese e vescovo di Rotterdam, Johannes van der Hende. In una nota, l’arcidiocesi di Colonia spiega che “nella prima metà di giugno gli inviati della Santa Sede avranno un quadro completo della complessa situazione pastorale nell’arcidiocesi e al tempo stesso di eventuali errori commessi” dai responsabili della Chiesa locale.

Quella del cardinale Marx è una lettera dai toni a tratti drammatici per uno scandalo le cui proporzioni all’interno della Chiesa sono devastanti. “Indubbiamente – scrive il porporato – la Chiesa in Germania sta attraversando dei momenti di crisi. Certamente vi sono molti motivi, anche oltre la Germania in tutto il mondo, che qui non ritengo dover elencare dettagliatamente. Tuttavia, la crisi viene causata anche dal nostro personale fallimento, per colpa nostra. Questo mi appare sempre più nitidamente rivolgendo lo sguardo sulla Chiesa cattolica in generale e ciò non soltanto oggi, ma anche in riferimento ai decenni passati. Mi pare, e questa è la mia impressione, di essere giunti ad un punto morto che, però, potrebbe diventare anche un punto di svolta secondo la mia speranza pasquale”.

Per questo motivo, il porporato confida al Papa che “sin dallo scorso anno sto riflettendo sul suo significato per me personalmente e, incoraggiato dal periodo pasquale, sono giunto alla conclusione di pregarla di accettare la mia rinuncia all’ufficio di arcivescovo di Monaco e Frisinga. Sostanzialmente per me si tratta di assumermi la corresponsabilità relativa alla catastrofe dell’abuso sessuale perpetrato dai rappresentanti della Chiesa negli ultimi decenni. Le indagini e le perizie degli ultimi dieci anni mi dimostrano costantemente che ci sono stati sia dei fallimenti a livello personale che errori amministrativi, ma anche un fallimento istituzionale e sistematico. Le polemiche e discussioni più recenti hanno dimostrato che alcuni rappresentanti della Chiesa non vogliono accettare questa corresponsabilità e pertanto anche la colpa dell’istituzione. Di conseguenza rifiutano qualsiasi tipo di riforma e innovazione per quanto riguarda la crisi legata all’abuso sessuale. Io la vedo decisamente in modo diverso”.

Per il porporato “due sono gli elementi che non si possono perdere di vista: errori personali e fallimento istituzionale che richiedono cambiamenti e una riforma della Chiesa. Un punto di svolta per uscire da questa crisi può essere, secondo me, unicamente quello della via sinodale, una via che davvero permette il discernimento degli spiriti, così come lei ha sempre sottolineato e scritto nella sua lettera alla Chiesa in Germania. Sono un prete da quarantadue anni e vescovo da quasi venticinque anni, venti dei quali sono stato ordinario di una grande diocesi. Avverto con dolore quanto sia scemata la stima nei confronti dei vescovi nella percezione ecclesiastica e secolare, anzi probabilmente essa ha raggiunto il suo punto più basso. Per assumersi delle responsabilità, secondo il mio punto di vista, non è sufficiente reagire soltanto nel momento in cui si riesce ad individuare, sulla base degli atti, chi sono i singoli responsabili e quali i loro errori ed omissioni. Si tratta, invece, di chiarire che noi in quanto vescovi vediamo la Chiesa come un suo insieme.

Inoltre non è possibile relegare le rimostranze semplicemente al passato e ai funzionari di allora e in tal modo seppellirle. Personalmente – aggiunge il cardinale – avverto la mia colpa e la corresponsabilità anche attraverso il silenzio, le omissioni e al troppo peso dato al prestigio dell’istituzione. Soltanto dopo il 2002 e, successivamente, in modo più intenso dal 2010 sono emersi i responsabili degli abusi sessuali. Tuttavia, questo cambiamento di prospettiva non è ancora giunto al suo compimento. La trascuratezza e il disinteresse per le vittime è stata certamente la nostra più grande colpa in passato”.

@FrancescoGrana

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