L’Antitrust Ue guidato dalla commissaria Margrethe Vestager ha aperto un’indagine per valutare se Facebook abbia violato la normativa sulla concorrenza, utilizzando i dati raccolti dagli inserzionisti per competere con loro nei mercati dove lo stesso Facebook è attivo, come quello degli annunci economici. L’iniziativa – nata dalle lamentele arrivate da imprese rivali – valuterà anche se Facebook abbia collegato il proprio servizio di annunci, Marketplace, alla parte di social network, pratica contraria alle regole europee. Al termine del procedimento, che potrebbe durare anni, l’azienda di Mark Zuckerberg rischia una sanzione fino al 10% del fatturato globale. In un fascicolo separato, invece, la Commissione sta approfondendo la politica del social nella raccolta e nella monetizzazione dei dati.

Si tratta solo dell’ultima offensiva di Vestager contro i colossi del tech: la Commissione ha già inflitto più di 8 miliardi di euro sanzioni ad Alphabet (la holding di Google) e ha procedimenti aperti su Amazon e Apple. È la prima volta, però, che un’indagine antitrust interessa il social di Menlo Park. “Continueremo a collaborare pienamente alle indagini per dimostrare che non hanno fondamento. Lavoriamo per sviluppare costantemente servizi nuovi e migliori che possano soddisfare le esigenze in evoluzione delle persone che usano Facebook. Marketplace e Dating (il servizio di appuntamenti sviluppato dal social, ndr) offrono alle persone più scelta ed entrambi i prodotti operano in un contesto altamente competitivo, che presenta altri grandi player”, commenta un portavoce.

Lanciato nel 2016, il Marketplace di Facebook è usato da 800 milioni di persone in 70 Paesi per vendere e comprare articoli online. Nel 2019 è finito sotto i riflettori di Bruxelles, che ha approfondito – mediante questionari rivolti alla concorrenza – il suo ruolo nel mercato degli annunci online. Alle imprese è stato chiesto se considerino il Marketplace un rivale nel loro campo, e quante delle visite ai loro siti web derivino da annunci pubblicati su Facebook. I competitor avevano denunciato che il social usava il proprio potere di mercato per guadagnare un ingiusto vantaggio competitivo. Un’indagine parallela a quella dell’Ue è stata aperta dall’Autorità britannica per la concorrenza.

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